Una nuova discussione sulla teoria dell’effetto di sdoppiamento.

 

Salve compagni,
per prima cosa desidero ringraziarvi per la puntuale risposta alle mi sollecitazioni critiche. Ho molto apprezzato la ricostruzione, seppur sicuramente schematica dovendo essere sviluppata in una sola e-mail, delle “fonti” (Marx, Lenin e Mao) del vostro “effetto sdoppiamento”. Innanzitutto condivido l’importanza che voi attribuite all’esigenza di interpretare nel modo più corretto possibile il mondo, nel quale come comunisti siamo chiamati ad agire per modificare lo stato di cose presenti. Sottoscrivo di conseguenza le vostre parole quando affermate che:“ben conoscere il mondo significa anche iniziare a trasformarlo”.
Qualche parola in più vorrei spenderla, se me lo concedete, sulle ricadute filosofiche e più strettamente politiche della vostra teoria e delle vostre riflessioni. In primo luogo ritengo corretto il valore da voi attribuito alla “sfera politica”, che “è diventata l’anello centrale dell’attività umana dopo il 9000 a.C.”, e di conseguenza “all’assunzione di una responsabilità diretta delle forze anticapitalistiche per il futuro del genere umano”. Nulla di più deleterio sarebbe tornare, dinnanzi alle difficoltà attuali, a forme organizzative bordighiste, le quali, dietro la maschera della purezza ideologica, giustifichino in realtà l’inerzia e il rifiuto di “far politica”. A quanto ho appena detto, ritengo però necessario legare anche l’opera che le “forze anticapitaliste” devono saper predisporre e sostenere al fine di costruire una soggettività autonoma delle classi subalterne, per strapparle allo stesso tempo sia all’influenza della classe dominante sia a quella dei vari populisti, che negli ultimi anni stanno incontrando così tanto successo. Relativamente a questo aspetto devo però constatare che, almeno tra le nostre fila, si perda troppo tempo a discutere di alleanze politiche (di certo non sociali), arrivando a giustificare anche le pratiche più errate e opportuniste. Per ragioni anagrafiche non ho potuto partecipare agli eventi che ci hanno ridotto all’inconsistenza politica, ma negli ultimi tempi non ho neanche visto un reale processo di autocritica(avevo pensato che il libro di Giacchè, Diliberto e Sorini potesse da questo punto di vista aprire uno spiraglio). Rispetto a queste precisazioni di carattere prettamente “organizzativo” mi pare che ben si colleghi la necessità, che voi giustamente indicate, “dell’acquisizione per via rivoluzionaria del controllo degli apparati statali, con forme pacifiche/violente a seconda delle condizioni storiche concrete”. Pensare di poter cambiare il mondo senza prendere il potere, come recitava il titolo di un famoso libro, denota un certo infantilismo, il quale sfortunatamente ancora fa breccia nel campo della “sinistra radicale”. Per quanto possa contare il mio personale parere ritengo molto corretta la critica di Losurdo contro i residui populistici e messianici, fornendo anche importanti strumenti analitici per sfatare le posizioni di certi autori ancora di moda come ad esempio Latouche, allo scopo di ristabilire una corretta interpretazione dell’opera di Marx. Mi trova concorde allo stesso modo la vostra critica al “determinismo storico, giustamente detestato da W. Benjamin e inteso soprattutto come “inevitabile vittoria delle forze del progresso”. Queste semplicistiche asserzioni, dopo l’inglorioso crollo dell’Unione Sovietica e lo scioglimento del PCI nel nostro paese, non credo possano più essere sostenute. Inoltre quella peculiare costruzione storicistica del marxismo inaugurata da Togliatti nel dopo guerra deve essere necessariamente rivista e in parte depurata dalle asserzioni più falsificabili. Solo in questo modo potremmo disinnescare talune critiche che cercano di ricollegarsi in qualche modo alle riflessioni di Karl Popper. Anche in questo caso si tratterebbe di riuscire ad ereditare i lasciti più alti della tradizione dei comunisti italiani criticandone allo stesso tempo i cedimenti e gli errori teorici. Ancora oggi vedo, soprattutto nella generazione dei miei genitori, un attaccamento fideistico a vecchie icone che si credono buone per tutte le stagioni!
A questo punto vi esporrei l’unica mia perplessità riguardo l’ultima parte delle vostre argomentazioni. Giustamente delegittimate l’economicismo “inteso come culto ingiustificato del livello di maturità delle forze produttive”, forse ciò che voi indicate è uno dei più attuali insegnamenti del Leninismo e della Rivoluzione Bolscevica nonché di quella Cinese. Il mio timore è che il combinato disposto tra l’importanza prioritaria attribuita all’azione e alla sfera politica e la vostra peculiare critica all’economicismo possa essere portatrice di un ipersoggettivismo astratto, o comunque scindersi nella nostra quotidiana azione dall’indicare in modo completo e consapevole le “contraddizioni oggettive” del capitalismo o le tappe intermedie, sulle quali l’azione di un’organizzazione comunista dovrebbe fondarsi. In conclusione, avendo preso giustamente atto che la mancata “rivoluzione in occidente” non sia da far derivare da “un’inesistente arretratezza e immaturità nel livello di sviluppo delle forze produttive all’interno del mondo occidentale”, ma piuttosto da una “costante presenza di un rapporto di forza politico (che comprenda al suo interno anche le capacità direzionali, strategiche e tattiche) sfavorevole alla classe operaia e alle masse popolari”, quali sarebbero le vostre indicazioni strategiche per poter riaprire le speranze di una possibile fuoriuscita dal capitalismo nei nostri paesi? Mi interessa la risposta a due questioni in particolare: è oggi per voi possibile la ricostruzione di un partito comunista che sappia uscire dall’anonimato e dal settarismo? Come è possibile oggi riaggiornare il nesso democrazia e socialismo, che ritengo essere il problema strategico fondamentale, senza ovviamente accettare premesse liberali?
Un caro saluto!
Fabio Scolari

La centralità dei rapporti di forza.

Caro Fabio, dalla tua acuta e chiara risposta notiamo che siamo sostanzialmente d’accordo su alcuni elementi e categorie insite nella teoria dell’effetto di sdoppiamento.
Per quanto riguarda invece la tua stimolante affermazione in base alla quale può emergere una sorta di “ipersoggettivismo astratto” dalle tesi da noi proposte, vogliamo subito sottolineare che siamo pienamente d’accordo che il rischio dell’ipersoggettivismo, specie se declinato concretamente come avventurismo volontaristico, costituisca un rischio molto serio proprio per i comunisti rivoluzionari e una temibile “vertigine” che li può trascinare in una serie di sconfitte disastrose, a volte trasformandoli addirittura in involontari ma “utili idioti” della borghesia e dell’imperialismo: anche l’esperienza politica italiana degli ultimi cinque decenni risulta ricca di lezioni, concretissime e inequivocabili, in tal senso e in tale direzione.
Il principale antidoto a tale grave pericolo politico viene ovviamente costituito dal processo scientifico di calcolo dei rapporti di forza interni e internazionali e dalla loro dinamica, collegato dialetticamente a una costante autocritica e a una praxis politico-sociale concreta, collettiva e seria in relazione al processo di sviluppo della lotta di classe: ossia la base politica e la condizione necessaria al fine di individuare, a catena, nemico principale e compito principale di fase.
Come tu ben sai Fabio, Lenin, anche nel maggio del 1918, aveva notato a ragion veduta che il giusto calcolo, la corretta e rigorosa valutazione dei rapporti di forza concreti rappresenta in modo costante e decisivo “il nucleo del marxismo e della tattica marxista” in campo politico e nel livello più elevato della lotta di classe (Lenin, maggio del 1918, “Sull’infantilismo di sinistra”).
Secondo il geniale rivoluzionario russo, in ogni caso e condizione storica il “nucleo” e l’elemento principale della strategia/tattica del marxismo è costituito dal processo di analisi e calcolo concreto dei reali rapporti di forza nazionali e internazionali, oltre che dalla previsione del loro processo di sviluppo: si tratta di un importante tesi teorico-politica elaborato fin dal 1902 da Lenin e che ha contribuito ad arricchire e sviluppare il marxismo creativo, non dogmatico e rivoluzionario.
Una tesi tanto rilevante e corretta che è stata anticipata, anche se non in forma organica e con alcuni seri limiti, da tutta una serie di grandi teorici della scienza politica mondiale, partendo dal cinese Sun-Tzu fino ad arrivare a Gramsci e Mao Zedong passando per pensatori geniali quali Kautilya, Aristotele, Machiavelli e Hegel, per citarne solo alcuni: come si è sottolineato nel libro “I rapporti di forza”, una delle matrici che li accomuna è costituita infatti dalla centralità attribuita da questi ultimi ai rapporti di forza e alla loro valutazione corretta, per e nella lotta politica, alla correlazione di potenza concreta esistente tra i diversi protagonisti politici – e i loro mandatari sociali – e al corretto processo di calcolo dell’equilibrio/squilibrio di forza sussistente in ogni scenario storico concreto.
Va comunque subito evidenziato come il fenomeno politico dell’ipersoggettivismo astratto e dell’incapacità di valutazione realistica dei concreti rapporti di forza, creatasi in un dato momento storico e in una determinata area geopolitica, non rappresenti certo una peculiarità propria solo dei comunisti estremisti e delle “teste calde”, più o meno infantili, che si riproducono carsicamente all’interno delle file rivoluzionarie: anzi anche in questo campo specifico il pericolo viene da un’altra fonte.
Sul piano storico tutta l’esperienza storica della socialdemocrazia, dopo l’agosto del 1914, è caratterizzata infatti anche da una sorta di “culto” ed errato calcolo sulla presunta onnipotenza politica, materiale, culturale e ideologica del capitale finanziario e della rete imperialistica mondiale. Ma anche nel movimento comunista si è spesso manifestata la tendenza politica a sopravvalutare ingiustamente la forza concreta del nemico di classe e a sottovalutare simultaneamente la potenza d’urto concreta delle soggettività rivoluzionarie, a partire dalle posizioni politiche espresse apertamente da dirigenti bolscevichi quali Zinoviev e Kamenev nel 1917 e ancora alla vigilia delle Rivoluzione d’Ottobre, quando la coppia in oggetto riteneva che un insurrezione operaia sarebbe stata condannata a un sicuro e disastroso insuccesso vista la schiacciante superiorità politico-materiale che, almeno a giudizio di Zinoviev e Kamenev godeva e vantava anche allora la borghesia russa e internazionale rispetto alla forze antagoniste rivoluzionarie.
In ogni caso proprio la storia diede un giudizio inappellabile su chi avesse ragione a tal proposito, tra Lenin da un lato e Zinoviev/Kamenev dall’altro.
Passando invece all’esame del vitale e possibile processo di costruzione ricostruzione di seri e influenti pertiti comunisti nel mondo occidentale, le nostre limitate capacità ed esperienze politiche ci costringono a limitarci a due soli punti in un breve abbozzo di risposta a tale questione, centrale e decisiva.
Innanzitutto bisogna imparare a fare tesoro, certo in modo creativo, senza trasposizioni meccaniche e avendo sempre presente i loro limiti e le loro contraddizioni dei successi e dell’esperienza concreta e positiva di lotta politico-sociale che sono emerse all’interno del movimento comunista che agisce all’interno delle metropoli imperialistiche e dei paesi capitalistici più avanzati: e a nostro avviso, attualmente e almeno da un paio di decenni la migliore “stella polare” in questo senso viene costituita dalla praxis multilaterale del partito comunista portoghese.
Imparare con attenzione da Lisbona, in estrema sintesi: per lavorare poi meglio come comunisti nei nostri paesi e a partire ovviamente dall’Italia e dalla Svizzera, nazione quest’ultima nella quale opera concretamente il giovane, combattivo e intelligente partito rivoluzionario di cui fai parte.
In secondo luogo bisogna riuscire a concentrare la lotta teorica e culturale contro il principale cavallo di battaglia e il maggior baluardo dell’ideologia borghese contemporanea: e cioè il cosiddetto “TINA” della signora Thatcher, ossia il mantra politico-sociale in base al quale “non c’è un alternativa al capitalismo”.
Non vi sono dubbi, Fabio, che dopo il 2007-2008 l’insoddisfazione di massa contro le banche, l’1% dei ricchi e molti aspetti dell’attuale capitalismo finanziario e imperialistico sia ormai dilagata e si sia diffusa, seppur in forme spesso confuse e contraddittorie, in tutto il mondo occidentale, ivi compresi larga parte dei giovani e delle masse popolari statunitensi.
Tuttavia il problema politico è che non è emersa ancora un alternativa politico-sociale, realmente antagonista e allo stesso tempo credibile e concreta, agli occhi e nella coscienza collettiva della grande maggioranza dei giovani e dei lavoratori delle metropoli imperialistiche: si tratta di una pesante contraddizione e di un particolare “vuoto politico” che purtroppo può essere riempito e occupato, come dimostra l’esperienza concreta degli ultimi anni, anche dalle forze populiste di estrema destra e dalle loro demagogiche parole d’ordine.
Su questo tema politico specifico, a nostro avviso importante, bisogna che i comunisti ragionino con molta attenzione e soprattutto agiscano con efficacia, prendendo spunto dal processo di esposizione a livello di massa delle conquiste reali e dei successi concreti – assieme ai limiti, errori e contraddizioni – delle nazioni e aree geopolitiche nel quale ancora oggi sussistono e si riproducono concretamente come egemoni e centrali i rapporti sociali di produzione e distribuzione di matrice collettivistica e socialista sempre per essere concreti, stiamo riferendoci principalmente alla Cina (prevalentemente) socialista, al Vietnam e a Cuba.
Sappiamo benissimo che su questa tematica sfondiamo una porta aperta sia con te, Fabio, che con il partito comunista svizzero di cui fai parte, ma riteniamo che tale parola d’ordine debba essere almeno e come minimo discussa sul piano politico anche in Italia.
Un abbraccio e saluti comunisti.
Roberto Sidoli
Massimo Leoni
Daniele Burgio

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: