IL VOLO DI PJATAKOV. CAPITOLO QUARTO

La grande menzogna di Trotskij

 

Da che parte politica stavano Pjatakov e Radek, a partire dalla seconda metà del 1931 fino al settembre del 1936 e al momento del loro arresto: con Stalin o con Trotskij?

Subito dopo la questione dei mezzi e delle opportunità, si apre infatti la questione dell’atteggiamento di Pjatakov e Radek rispetto alla costituenda Quarta Internazionale.

Risulta infatti subito chiaro che se i due uomini politici in via di esame fossero stati realmente e senza soluzione di continuità, a partire dal 1929 e fino al dicembre 1935, degli stalinisti e dei concreti nemici di Trotskij, come sostenne quest’ultimo con forza, svanirebbe inevitabilmente qualunque motivo plausibile per un loro ipotetico incontro in Norvegia con il leader della costituenda Quarta Internazionale. E viceversa, se risultasse invece che Radek e Pjatakov fossero tornati realmente ad essere, nel 1932/1936, dei dirigenti dell’organizzazione clandestina trotskista operante in Unione Sovietica, i due personaggi in esame avrebbero invece sicuramente avuto una predisposizione mentale e politica completamente favorevole nei confronti di un loro eventuale incontro diretto con il loro leader in esilio: sempre dovendo tener conto dei rischi politici e personali derivanti da un eventuale colloquio segreto, certo, ma con l’ottica di desiderare, volere e agognare una loro discussione ravvicinata, personale e “viso a viso” con Trotskij.

Lo stesso discorso vale ovviamente anche per Trotskij: attuare un incontro segreto con Pjatakov sarebbe stato assurdo, se quest’ultimo fosse stato davvero un suo nemico politico e uno stalinista a partire dal 1928, ma viceversa tale azione diventava perfettamente comprensibile, razionale e allo stesso tempo desiderabile nel dicembre del 1935, se Pjatakov fosse invece risultato uno dei leader dell’organizzazione clandestina trotzkista attiva nell’Unione Sovietica stalinista del 1932/36.

Siamo pertanto in presenza di un punto assai importante per la nostra indagine storica rispetto al quale la traccia concreta e la prova fondamentale, come nel caso di Linköping, ci viene fornita sempre per il tramite di Trotskij che, per la seconda volta, tradisce e autodistrugge involontariamente le sue stesse posizioni negazioniste sul volo di Pjatakov procurandoci una clamorosa “pistola fumante” attraverso un inconfutabile documento del 1932.

Archivi Trotskij di Harvard, classificazione sotto “18 Trotskij Papers, 15821, seq. 17” (foto n. 1), nella sezione dedicata alle ricevute delle lettere spedite da Trotskij e dai suoi collaboratori ad altri soggetti, persone o organizzazioni politiche: quindi una fonte sicura, per la “seconda versione” che nega l’esistenza del volo di Pjatakov e del suo colloquio segreto con Trotskij, da cui emerge una ricevuta di spedizione estremamente interessante, che riproduciamo per intero[1].

 

foto n. 1

 

 

In un piccolo segmento dell’estesa raccolta di lettere e scritti elaborati via via da Trotskij sono apparse al pubblico, grazie a un accurato saggio elaborato dallo storico J. A. Getty nel 1986, le ricevute delle lettere spedite nel 1932 dal leader in esilio della Quarta Internazionale a G. Sokolnikov (un membro dell’Opposizione di sinistra, ancora legale all’interno del partito bolscevico nel biennio 1926/1927), a E. Preobrazhensky (un leader della frazione trotzkista del 1923-1927, durante la prima fase della lotta contro la nascente egemonia di Stalin) e soprattutto a Karl Radek[2].

Troviamo quindi una nuova sorpresa e un nuovo colpo di scena, dopo Linköping.

Proprio dagli insospettabili archivi Trotskij di Harvard emerge un fatto clamoroso, con materiale probatorio scritto (come richiesto giustamente dallo stesso Trotskij nell’aprile del 1937, di fronte alla commissione Dewey): abbiamo infatti a disposizione la ricevuta di una lettera spedita in segreto a Ginevra nel marzo del 1932 da Trotskij (già in esilio, a partire dal 1929) a Karl Radek, residente invece di solito in Unione Sovietica, oltre che le ricevute di altre sue missive spedite nel 1932 a Preobrazensky e ad altri cittadini sovietici. Lettere segrete inviate nel 1932 da Trotskij a Karl Radek, a Preobrazhensky e altri soggetti: fatti sicuri e inequivocabili, che costituiscono quindi una prova certa sui reali rapporti politici esistenti tra Trotskij da un lato, e Radek e Pjatakov dall’altra nel periodo 1932-36.

Per quanto riguarda la lettera inviata da Trotskij a Radek, essa era stata spedita nel marzo del 1932 con cura e attenzioni speciali a quest’ultimo anche attraverso gli uffici postali di Parigi e Ginevra tramite il signor “Molinier”: e proprio i due fratelli Molinier, Raymond e Henry, risultavano all’inizio del 1932 tra i principali dirigenti dell’organizzazione trotzkista operante in terra francese, a cui allora Trotskij concedeva la sua fiducia politica e che si dimostreranno assai utili a quest’ultimo anche sul piano logistico e materiale nel 1933-35, quando Trotskij rimase legalmente e per quasi due anni in Francia.

E non solo: siamo in presenza di una missiva segreta inviata da Trotskij a Radek nel marzo del 1932 di cui purtroppo non conosciamo direttamente il contenuto, perché di essa rimane negli archivi Trotskij di Harvard solo la ricevuta di spedizione. Nessuna fantomatica “mano di Stalin” ha creato tale sorprendente scomparsa: gli archivi di Trotskij erano stati infatti consegnati nel 1940 dallo stesso leader della Quarta Internazionale all’università di Harvard, con l’impegno che essi rimanessero segretati e chiusi ai visitatori fino al 1980, e nei quattro decenni compresi tra il 1940 e il dicembre del 1979 essi vennero visitati con regolarità solo da due fedeli militanti trotzkisti, ossia Isaac Deutscher e Jean Van Heijenoort.

Eppure le lettere spedite sicuramente nel 1932 da Trotskij a Radek e ad altri militanti trotzkisti, tra cui Preobrazhensky, sparirono nel nulla con il loro interessante contenuto, visto che di esse rimangono solo le ricevute di spedizione effettuate dall’esiliato Trotskij verso i loro destinatari rimasti in Unione Sovietica: siamo in presenza di un’anomalia interessante e che avrebbe incuriosito sicuramente il geniale Edgar Allan Poe, autore tra l’altro dello splendido racconto poliziesco intitolato “La lettera rubata”.

A questo punto andiamo al nocciolo della questione, e cioè all’importanza che assume la ricevuta della lettera spedita da Trotskij a Radek nel 1932 rispetto al volo di Pjatakov.

Su questo aspetto lasciamo volentieri la parola proprio all’insospettabile testimone (insospettabile per la “seconda versione”, certo) Trotskij. Quest’ultimo ci fornisce dell’altro materiale probatorio scritto, visto che già il 27 gennaio del 1937, come si è già ricordato in precedenza, Trotskij stesso si rivolse ai mass-media internazionali, oltre che agli stessi giudici del processo di Mosca del gennaio del 1937, proclamando solennemente che “ho dichiarato più di una volta, e lo dichiaro di nuovo, che Pjatakov, come Radek, per gli ultimi nove anni” (quindi almeno dal 1929) “non fu un mio amico ma uno dei miei più accaniti e perfidi nemici, e non ci sarebbe potuto essere alcuna questione di negoziati tra noi”[3].

Un’affermazione che non lascia spazio ad alcun dubbio o malinteso, quella espressa da Trotskij il 27 gennaio del 1937.

Queste chiarissime ed inequivocabili parole di Trotskij, ripetute tra l’altro nell’aprile del 1937 davanti alla commissione Dewey, hanno un solo ed unico significato: egli negò recisamente e senza mezzi termini di aver avuto alcun tipo di rapporto con Pjatakov e Radek dopo il 1928, oltre a rivelare allo stesso tempo come Pjatakov e Radek sempre dopo il 1928 fossero ormai diventati tra i suoi “più accaniti e perfidi nemici”, con i quali risultava quindi fuori discussione, impossibile e assurdo tenere “negoziati” politici e incontri di alcun genere, in Norvegia o in altri posti. Siamo pertanto in presenza di tre tesi inequivocabili, tra l’altro rese per iscritto e ripetute più volte nel corso del 1937 dallo stesso Trotskij, ossia da una fonte sicura per la “seconda versione” che nega l’esistenza del volo/colloquio di Pjatakov.

Secondo Trotskij, in altri termini, egli non aveva avuto alcun rapporto politico e umano con Pjatakov e Radek, sia in modo diretto che sotto forma epistolare, nel 1929.

Nel 1930.

Nel 1931.

Nel 1932.

Nel marzo del 1932.

Nel 1933, e così via fino ad arrivare al 1936.

Ma non solo: nel 1937 Trotskij dichiarò che, almeno a partire dal 1929 e senza alcuna interruzione, ivi compreso quindi il marzo 1932, Pjatakov e Radek erano diventati suoi nemici politici fino ad arrivare senza soluzione di continuità al gennaio del 1937.

Non solo: alla fine della terza sessione della commissione Dewey Trotskij arrivò altresì a dichiarare, in relazione al caso Blumkin su cui torneremo tra poco, che dalla fine del 1929 “egli” (Radek) “era diventato la più odiosa figura per l’Opposizione di sinistra” (ossia per i trotzkisti) “perché egli non era solo un capitolatore” (di fronte a Stalin) “ma un traditore”[4].

“Un traditore”, oltre che un “capitolatore”: giudizi estremamente pesanti, senza dubbio. Quindi, almeno secondo le testuali parole di Trotskij, a partire dalla fine del 1929 e per tutti i trotzkisti sovietici (ivi compreso il loro leader in esilio, Trotskij), Radek risultava “la figura più odiosa” e un “traditore” del movimento politico antistalinista, oltre che ovviamente un “capitolatore” e un disertore politico che aveva ceduto in precedenza di fronte a Stalin: nel 1930 come nel 1932, fino ad arrivare al gennaio del 1937.

Come vedremo meglio in seguito, durante la tredicesima sessione della commissione Dewey Trotskij negò inoltre con estrema decisione che fosse mai esistita la lettera da lui spedita a Radek all’inizio del 1932, e su cui invece si era soffermato quest’ultimo durante la sua testimonianza al processo di Mosca del gennaio del 1937: Trotskij invece definì tale lettera dell’inizio del 1932 come “presunta”, e quindi inventata, sottolineando altresì che nel maggio del 1932 egli stesso aveva invece definito Radek, intelligente uomo politico e fine umorista, come una persona affetta da “degenerazione ideologica e morale” in una sua missiva inviata ad Albert Weisbord.

Sempre nella tredicesima sessione della commissione Dewey, Trotskij infine onorò a modo suo Radek definendolo “un vecchio capitolatore, il traditore di Blumkin, un’agente demoralizzato di Stalin e della GPU, e il più perfido dei miei nemici”.

A questo punto, mettiamo in contatto e facciamo “incontrare” reciprocamente tutte le dichiarazioni rese da Trotskij il 27 gennaio 1937 e nell’aprile del 1937, davanti alla commissione Dewey, con la ricevuta scritta della lettera spedita proprio da Trotskij e proprio a Karl Radek nel 1932: l’effetto risulta sicuramente devastante e clamoroso, sia a livello generale che per la questione dell’esistenza del volo di Pjatakov.

In primo luogo la concreta e indiscutibile ricevuta della lettera spedita da Trotskij a Radek all’inizio del 1932 dimostra subito che Trotskij mentì spudoratamente durante la tredicesima sessione della commissione Dewey, quando egli qualificò come “presunta” e quindi inesistente la – invece reale e concretissima – missiva da lui inviata a Karl Radek all’inizio di marzo del 1932: siamo quindi in presenza di una prima e gravissima menzogna da parte di Trotskij e che viene rilevata senza ombra di dubbio proprio mediante gli archivi Trotskij di Harvard, attraverso quella ricevuta di spedizione della lettera del 1932 che tradisce involontariamente Trotskij.

Simultaneamente emerge un elemento ancora più importante, per la nostra indagine storica: come risulta fin troppo evidente, la ricevuta scritta della lettera spedita clandestinamente da Trotskij a Radek nel 1932 mostra infatti che Trotskij mentiva clamorosamente anche quando sosteneva di non aver avuto più rapporti di alcun tipo con Radek-Pjatakov dopo il 1928, anche quando egli rilevava che questi ultimi erano divenuti dopo il 1928 “tra i suoi più accaniti e feroci nemici”.

A persone con cui davvero non si ha più, dal 1929 fino al 1936, alcun rapporto umano e politico, non si spediscono lettere, né tantomeno lettere segrete come quella invece inviata da Trotskij a Radek nel 1932 (e di cui ci resta solo la ricevuta di spedizione); e tantomeno si indirizzano delle missive clandestine a persone che sono diventate tra i nostri “più accaniti e perfidi nemici”; e tantomeno si mandano lettere segrete a persone che si valutano come dei “disertori” della propria causa, come almeno a suo dire Trotskij considerava Radek sia nel 1929 che nel 1937 (terza sessione della commissione Dewey); e ancora meno si inviano delle missive confidenziali a persone che si considerano addirittura dei “traditori” della propria causa politica, come almeno in pubblico Trotskij valutava Radek dalla fine del 1929 fino al 1937, sempre secondo le dichiarazioni rese dal leader della Quarta Internazionale durante la terza sessione della commissione Dewey.

Detto in altri termini, Radek costituiva l’ultima persona al mondo a cui Trotskij avrebbe dovuto spedire nel marzo del 1932 una lettera, sempre in assenza di un ritorno del primo a un atteggiamento favorevole alla costituenda Quarta Internazionale e alla lotta segreta contro Stalin.

L’invio nel corso del 1932 di una missiva segreta, e con mezzi clandestini, a una persona come Radek ancora operante di regola nell’URSS stalinista di quel tempo, attraverso come minimo un certo sforzo materiale e un certo margine di rischio per il “postino” clandestino che doveva recapitare lo scritto di Trotskij a Radek, costituisce pertanto un atto concreto che può essere spiegato solo ed esclusivamente con l’esistenza all’inizio del 1932 di una relazione speciale di affinità politica tra i due soggetti in esame, complicità che demolisce ovviamente le tesi avanzate da Trotskij il 27 gennaio del 1937.

Entrando più nello specifico, l’esistenza di un rapporto di collaborazione politica tra Radek e Trotskij, via via consolidatosi nel corso del 1932, diventa ancora più sorprendente se si pensa che solo il 27 luglio del 1929, dopo che Radek, Preobrazensky e Smilga (con molti altri ex-trotzkisti) avevano abbandonato l’Opposizione antistalinista: in un suo scritto pubblico, Trotskij aveva definito in modo sprezzante proprio “Preobrazensky, Radek e Smilga” come “già da tempo anime morte”[5].

La frase di Trotskij sulle “anime morte” non risultava certo un elogio, per Radek e Preobrazensky.

Trotskij poteva pertanto inviare nel marzo del 1932 una missiva segreta all’«anima morta-Radek», secondo il suo lapidario giudizio del luglio 1929, solo se quest’ultimo avesse smesso e cessato a suo avviso di essere un “superdisertore” della causa trotzkista, tornando invece a rappresentare nel 1932 prima un simpatizzante, e poi un dirigente (clandestino e doppiogiochista) della costituenda Quarta Internazionale in terra sovietica.

Sempre a giudizio di Trotskij e a partire dalla fine del 1929, come si è già sottolineato in precedenza, Radek non risultava inoltre solo un’«anima morta” e un disertore, ma anche il diretto complice (con le mani sporche di sangue) di Stalin e della sua polizia segreta rispetto all’arresto e alla fucilazione del trotzkista I. G. Blumkin, avvenuta alla fine del 1929.

Chi era Blumkin? Secondo le ammissioni persino di Lev Sedov e di Brouè, I.G. Blumkin risultava sicuramente un coraggioso militante trotzkista che, nel corso del 1929, continuava simultaneamente a svolgere tutta una serie di funzioni di alto rango all’interno dei servizi segreti sovietici: dopo che Trotskij venne espulso dall’URSS nel febbraio del 1929 e arrivò in Turchia, Blumkin servì per alcuni mesi come prezioso “postino” per le relazioni epistolari tenute segretamente da Trotskij con i suoi seguaci sovietici, finché non venne arrestato dalla polizia stalinista nell’autunno del 1929 e quindi giustiziato per tradimento, agli inizi di novembre del 1929.

Torneremo anche in seguito sul “caso Blumkin”, ma per il momento ci interessa solo sottolineare che Trotskij nel 1929 sostenne che Blumkin fu tradito e denunciato alla polizia sovietica proprio da Karl Radek: l’insospettabile Brouè infatti ci informa nella sua opera che Blumkin fu “tradito da Radek, secondo Trotskij…”[6].

“Tradito da Radek, secondo Trotskij”, e quindi a giudizio di Trotskij. Siamo quindi in presenza di una valutazione chiarissima e molto negativa di quest’ultimo, rispetto a Karl Radek e alla sua presunta delazione nel caso Blumkin; e del resto ancora nell’aprile del 1937, durante la tredicesima sessione della commissione Dewey, Trotskij riconfermò che a suo avviso proprio Radek era stato il “traditore” di Blumkin.

L’accusa rivolta da Trotskij contro Radek, alla fine del 1929, risultava come minimo gravissima e aveva tra l’altro come oggetto la fucilazione di un audace militante trotzkista, l’uccisione di Blumkin: e da questi fatti sicuri e indiscutibili ne discende un’ovvia e scontata conclusione.

In assenza di un riavvicinamento di Radek alla militanza trotzkista all’inizio del 1932, diventava già come minimo improbabile che Trotskij inviasse nel 1932 una (costosa/rischiosa) lettera clandestina all’«anima morta» Radek, ormai dalla metà del 1929 e quindi da quasi tre anni passato nelle fila staliniste: ma diventa poi assolutamente incredibile e assurdo che Trotskij abbia inviato la lettera segreta del 1932 a un Radek che egli stesso, alla fine del 1929, considerava addirittura un traditore, un delatore e un complice diretto degli stalinisti nell’omicidio di Blumkin, sempre in assenza di un ritorno di Radek a una posizione politica antistalinista in terra sovietica e se non fossero cambiate radicalmente le loro relazioni politiche all’inizio del 1932, in un senso positivo e collaborativo tra di loro.

Senza questa essenziale precondizione, Radek costituiva l’ultima persona al mondo a cui Trotskij avrebbe dovuto inviare nel 1932 una missiva confidenziale, visti anche i vicini e pessimi precedenti della fine del 1929 derivanti dal caso Blumkin.

Stando infine alle dichiarazioni rese da Trotskij nel 1937 davanti alla commissione Dewey, Karl Radek rappresentava senza soluzione di continuità, dalla fine del 1929 per arrivare all’inizio del 1937, la “figura più odiosa” all’interno del movimento politico diretto e guidato da Trotskij: perché dunque egli mandò a quest’ultimo una lettera in segreto nel marzo del 1932, con l’aiuto di uno dei fratelli Molinier allora a capo dei trotzkisti francesi, a questa “figura odiosa”? La risposta è semplice: all’inizio del 1932, Radek non costituiva più in alcun modo una “figura odiosa” sul piano politico per Trotskij.

Non solo quindi la ricevuta della lettera del 1932 (non a caso sparita in seguito dall’archivio Trotskij di Harvard) risulta un fatto innegabile e concreto, ma la missiva inviata da Trotskij a Radek nel 1932 era stata indirizzata a un soggetto fisico e a una personalità politica che Trotskij, alla fine del 1929, riteneva:

  • un super-disertore e un “anima morta”;
  • un traditore e un delatore (di Blumkin);
  • un complice diretto di Stalin e della sua polizia, almeno rispetto all’arresto e fucilazione di Blumkin; e cioè un personaggio che, almeno secondo il giudizio del Trotskij del 1929, aveva le mani sporche di sangue rispetto alla cattura/morte del fedele trotzkista I. G. Blumkin.

Vista tale situazione del 1929, solo ed esclusivamente il ritorno di Radek a una vicinanza politica con il trotzkismo clandestino in Unione Sovietica, poteva spingere Trotskij a inviare nel marzo del 1932 una missiva segreta a quell’“anima morta”, a quello spregevole delatore/complice dell’uccisione di Blumkin di nome Karl Radek.

La ricevuta di spedizione della lettera spedita da Trotskij a Radek prova pertanto con assoluta sicurezza la grande menzogna del leader della Quarta Internazionale rispetto ai suoi reali rapporti con Radek, mostrando innanzitutto che Trotskij aveva (eccome se aveva) “rapporti” con Radek dopo il 1928, e più precisamente a partire dall’inizio del 1932.

Dimostra altresì che per Trotskij, sempre a partire dal 1932, Radek risultava tutt’altro che un “nemico accanito e feroce”, ma altresì un referente importante nella lotta politica antistalinista, anche se costretto (per celare il suo doppiogioco rispetto a Stalin) a professare fedeltà al leader georgiano e a criticare in modo durissimo proprio Trotskij, anche nel 1932/36.

Attesta altresì che sia Radek, tornato via via alla militanza trotzkista nel corso del 1932, che Trotskij avevano una predisposizione favorevole e un movente generale di natura politica per incontrarsi tra loro, nel 1932 come nel 1935 e nel dicembre del 1935.

La ricevuta di spedizione del 1932 fa inoltre cadere subito a zero il grado di attendibilità della testimonianza di Trotskij rispetto alla sua tesi di non aver incontrato Pjatakov nel dicembre del 1935 nei pressi di Oslo: l’esistenza concreta e materiale della ricevuta, assieme alla “misteriosa” sparizione della lettera di Trotskij a Radek di cui essa attesta in modo indiscutibile la realtà, comportano inevitabilmente che Trotskij risulti come minimo un testimone inaffidabile anche rispetto agli eventi del dicembre del 1935.

Infatti non solo ormai è sicuro che Trotskij mentiva, ma che alterava la verità proprio parlando del volo di Pjatakov. Ricordiamo ai giudici-lettori che la dichiarazione sopracitata di Trotskij risale al 27 gennaio del 1937 e che in essa si sosteneva, subito dopo aver negato qualunque forma di legame con Pjatakov e Radek dopo il 1928, che “se fosse provato che realmente Pjatakov mi visitò, la mia posizione sarebbe compromessa senza speranza”: Trotskij in pratica non solo mentì, ma disse bugie proprio mentre stava negando l’esistenza del volo di Pjatakov.

Trotskij alterò completamente la verità proprio mentre stava affrontando il nodo importantissimo dei suoi reali rapporti politici con Pjatakov e Radek nel periodo compreso tra il 1929 e il 1936, questione-chiave a sua volta strettamente connessa all’esistenza/inesistenza del volo di Pjatakov: pertanto già a questo punto la sua posizione sul volo di Pjatakov diventa “compromessa senza speranza”, per usare le stesse parole pronunciate nel gennaio del 1937 dal leader in esilio della Quarta Internazionale in via di costruzione.

Giudici-lettori: “visto che stiamo analizzando un punto come minimo importante, vogliamo chiedervi se vi sia l’assoluta certezza che Trotskij abbia davvero negato l’esistenza della lettera inviata a Radek nel marzo del 1932”.

Assoluta e totale sicurezza.

Non solo Trotskij definì tale lettera “alleged”, ossia presunta, ma altresì durante la tredicesima sessione della commissione Dewey egli cercò a lungo e in tutti i modi di demolire la testimonianza di Vladimir Romm, uno dei testimoni sentiti durante il processo del gennaio del 1937, nella parte in cui quest’ultimo aveva affermato che la missiva in esame esisteva realmente e lui stesso l’aveva consegnata nelle mani di Radek, a Ginevra e all’inizio del 1932.

Avvocato del diavolo: “la lettera spedita segretamente da Trotskij a Radek nel 1932 poteva anche non avere un contenuto politico, ma essere solo di carattere personale e magari piena di insulti contro Radek”.

Spedire nel 1932 una lettera di carattere solo personale proprio a un “nemico accanito”, come Trotskij qualificò Radek nel gennaio del 1937? E a che pro? Per discutere forse con Radek del tempo in Russia? Tra l’altro stiamo parlando di una missiva che doveva essere recapitata in modo ovviamente clandestino a Radek, costando pertanto tempo e risorse materiali a Trotskij e ai suoi aiutanti: e tale sforzo era stato effettuato solo per “motivi personali” o per inviare “insulti”?

Per di più, per quale motivo far sparire in seguito dagli archivi Trotskij di Harvard una lettera “personale” e/o “piena di insulti”? Per quale incomprensibile ragione, se essa era davvero inoffensiva sul piano politico per Trotskij, di carattere solo “personale” o magari piena di ingiurie contro Radek?

Avvocato del diavolo: “la lettera di Trotskij a Radek è stata sicuramente spedita all’inizio del 1932, ma non sussiste alcuna prova che vi sia stata una risposta positiva sul piano politico da parte di Radek, e l’onere della prova rimane sempre a vostro carico”.

Una prima prova della buona accoglienza fatta da Radek, dal presunto stalinista Radek, alla missiva segreta di Trotskij ci proviene dal fatto sicuro che Radek, nel periodo 1932-35, non denunciò in alcun modo alla polizia stalinista di aver ricevuto una lettera clandestina dal leader in esilio della Quarta Internazionale: solo dopo il suo arresto, avvenuto nella metà di settembre del 1936, e tra l’altro dopo quasi tre mesi di interrogatori Radek confessò all’NKVD stalinista, tra le altre cose, di aver avuto a disposizione all’inizio del 1932 la missiva di Trotskij in via d’esame.

Il totale silenzio mantenuto da Radek nel 1932-36 sulla lettera in oggetto di Trotskij risulta molto significativo, come venne ammesso in modo indiretto da Lev Sedov.

[1] “What’s the deal with Karl Radek”, in http://www.revleft.com

[2] J.A. Getty, “Trotskij in exile: the founding of the Fourth Internazional”, Soviet Studies, vol. 38, n.1, gennaio 1986, pp. 24-35; J.A. Getty e O.N. Naumov, “The road to terror”, p. 38 e p. 256, ed Yale Course Book

[3] “The case of Leon Trotskij”, op. cit., tredicesima sessione, terza parte

[4] “The case of Leon Trotskij “, op. cit., terza sessione

[5] P. Broué, op. cit., p. 612

[6] Op. cit., p. 616

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