11° Incontro dei Partiti Comunisti e Operai

Ripreso da http://www.lacinarossa.net

19 dicembre 2009

Traduzione dall’inglese per http://www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Contributo del Partito Comunista Cinese

Signor Presidente, colleghi delegati:   E’ un onore per me e per tutta la nostra delegazione essere stati incaricati dal Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese a partecipare a questo Incontro internazionale dei Partiti comunisti e operai. Prima di tutto, mi sia concesso di esprimervi il cordiale saluto e gli auguri del nostro Ministro Wang Jiarui e dei suoi rappresentanti del dipartimento. Questo Incontro internazionale rappresenta per i partiti comunisti di tutto il mondo una importante tribuna per condividere informazioni, scambiare idee e tenere discussioni su determinate questioni. Finora, dieci conferenze si sono svolte con successo e oggi siamo qui riuniti a New Delhi per presenziare l’apertura dell’undicesimo Incontro internazionale dei Partiti comunisti e operai.   In secondo luogo, vorrei cogliere l’occasione per informarvi sullo sviluppo in Cina e dei recenti sforzi del PCC. La crisi finanziaria nata negli Stati Uniti lo scorso anno ha gravemente compromesso l’economia e il sostentamento dei paesi nel mondo. A causa del grave impatto della crisi, il 2009 è stato l’anno più difficile per lo sviluppo economico della Cina dall’inizio di questo secolo. Per affrontare la crisi e mantenere costante e rapida la crescita economica, il PCC e il governo cinese hanno tempestivamente adeguato le politiche macroeconomiche attraverso l’adozione di una proattiva politica di bilancio e una politica monetaria moderatamente tranquilla, e predisposto un pacchetto di piani per ampliare la domanda interna e promuovere la crescita. Per rilanciare la domanda interna e incrementare i mezzi di sostentamento delle persone è stato attuato un piano di investimenti su due anni per un importo totale di 4 miliardi di yuan [quasi 600 milioni di dollari, NdT], implicando quindi un notevole aumento della spesa pubblica. Politiche strutturali di alleggerimento fiscale sono state messe in atto apportando diversi tagli ai tassi di interesse per consentire la liquidità del sistema bancario e stabilizzare la domanda esterna. Un ampio programma di ristrutturazione e ammodernamento industriale è stato avviato per favorire l’innovazione e migliorare il risparmio energetico, la riduzione delle emissioni e la protezione dell’ambiente. Grandi sforzi sono stati compiuti per espandere il mercato interno, in particolare il mercato agricolo, stabilizzare lo sviluppo dell’agricoltura e aumentare il reddito dei contadini. Efficaci misure sono state adottate per riformare il sistema di sicurezza sociale al fine di garantire l’accesso ai servizi medici di base, la gratuità dell’istruzione obbligatoria, nonché locazioni a canoni accessibili nelle città e nelle campagne in modo che la popolazione possa essere libera da tali preoccupazioni.   Queste misure hanno avuto i primi effetti e hanno prodotto alcuni segnali positivi. Da gennaio a settembre, il nostro PIL è cresciuto del 7,7%, il volume delle vendite al dettaglio è aumentato del 15,1%, le entrate statali sono cresciute del 5,3%, mentre l’indice dei prezzi al consumo è sceso del 1,1%. Questi dati mostrano che il nostro consumo interno è robusto, la domanda per investimenti è in costante aumento, la società nel suo complesso è stabile e la situazione economica generale è in via di miglioramento. Le contromisure alla crisi adottate dalla Cina non solo hanno lavorato positivamente sull’economia cinese, ma saranno anche provvidenziali per l’economia della regione e in generale a quella del mondo.   Quest’anno ricorre il 60° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare. Negli ultimi sessanta anni, il Partito Comunista e il popolo cinese sotto la sua guida hanno ottenuto gloriosi successi che hanno richiamato l’attenzione del mondo: la potenza economica e globale della Cina sono state enormemente potenziate e la Cina è diventata la terza economia più grande al mondo con un volume di scambi anch’esso al terzo posto della graduatoria mondiale. Il livello di vita in Cina è notevolmente migliorato con un PIL pro capite aumentato dai 35 dollari del 1949 ai 3.266 del 2008 e con una speranza di vita passata da 35 a 73 anni. Gli standard etici e morali della società cinese sono cresciuti. Ha preso forma un sistema giuridico socialista con caratteristiche cinesi. Costanti sforzi sono stati compiuti per promuovere lo stato di diritto e migliorare l’integrità culturale complessiva del nostro popolo. Il rapporto della Cina con il mondo ha subito cambiamenti storici attraverso i quali sempre maggiore attenzione viene riservata al nostro paese. Il destino della Cina e il destino del mondo sono sempre più strettamente connessi tra loro.   L’esperienza acquisita negli ultimi sessanta anni dimostra che nel corso della fase primaria del socialismo si deve sempre considerare lo sviluppo economico come un compito centrale, con le riforme e le aperture quali forze trainanti dello sviluppo economico complessivo, come di quello culturale e sociale, e occorre coltivare un sentimento di pubblica tutela. Dobbiamo portare avanti le riforme economiche e politiche e le riforme in altri settori per motivare l’intera popolazione con maggiore entusiasmo, spirito di iniziativa e creatività in modo da realizzare forme di giustizia ed equità sociale e colmare il paese di vitalità. Dobbiamo portare avanti la democrazia socialista, migliorare il sistema giuridico socialista, radicare lo stato di diritto e garantire la duratura stabilità del paese. Dobbiamo valorizzare e migliorare la formazione del partito, promuovere profonde campagne anti-corruzione e collegare maggiormente il Partito con il popolo. Alcuni partiti, a causa della mancanza di conoscenza delle condizioni nazionali cinesi, pensano che la Cina abbia abbandonato il marxismo e deviato dal percorso socialista. Alcuni inoltre definiscono il sistema cinese come un “capitalismo autoritario”. Queste accuse però non sono vere. Come tutti sapete, la Cina è un grande paese orientale con una economia e cultura relativamente arretrate. La Cina è e rimarrà per lungo tempo allo stadio primario del socialismo. Non ci sono riferimenti sui classici riguardo a come portare avanti il marxismo e sviluppare il socialismo nelle nostre particolari condizioni nazionali. Il PCC ha sempre sostenuto il marxismo come sua fondamentale guida ideologica, ha insistito per adeguare i principi fondamentali del marxismo alle condizioni cinesi e alle caratteristiche dei tempi e ha cercato di esplorare una nuova strada per la costruzione del socialismo. Le successive generazioni di dirigenti del PCC hanno messo in comune la saggezza di tutto il partito, attinto alle esperienze e agli insegnamenti di altri paesi e impostato un sistema teorico del socialismo con caratteristiche cinesi. Nel corso della sua esplorazione, il PCC come partito al potere deve imparare da tutti i notevoli conseguimenti della civiltà umana, compresi i mezzi e i sistemi di gestione in grado di riflettere le leggi che regolano la moderna produzione sociale come il sistema economico capitalista di mercato. Tuttavia, questo non significa che stiamo perseguendo il capitalismo o con un’aspirazione ad esso. Al contrario, il nostro scopo è quello di migliorare, consolidare e sviluppare il socialismo. Sono convinto che l’esplorazione incessante dei comunisti cinesi, il loro successo nella costruzione di una Cina più forte non solo possa contribuire ad arricchire e sviluppare il marxismo, ma anche incoraggiare e ispirare i comunisti in tutto il mondo a fare riferimento al socialismo. Questo, credo, sarà un grande contributo per il movimento socialista internazionale.   Lo scorso settembre, si è svolta la Quarta sessione plenaria del 17° Comitato Centrale PCC, nella quale è stata adottata la “risoluzione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese sul rafforzamento e miglioramento nella formazione del Partito” e misure concrete in tal senso sono state pianificate per affrontare il nuovo periodo. Le idee principali di questo documento sono le seguenti:   1. L’importanza di adeguare il Partito alla nuova situazione   Dopo essere stato al governo per 60 anni, il Partito Comunista Cinese è risultato essere la chiave di ogni successo ottenuto dal paese e la sua posizione dirigente deve essere fermamente sostenuta. In un mondo che sta attraversando una fase di grande sviluppo, di grande trasformazione e adattamento, la Cina si trova ora di fronte a una serie di circostanze e problemi nuovi. Il PCC si assume enormi, complessi e pesanti compiti portando avanti riforme e aperture e guidando la modernizzazione socialista. Pertanto, è imperativo per il Partito essere attento alle sfide che gli si pongono dinanzi, coraggioso nel battere nuove strade e compiere continui sforzi per migliorare.   2. Lezioni di base per la formazione del Partito    L’edificio ideologico e teorico deve essere messo al primo posto per consentire a tutti i membri di avere una migliore padronanza dell’essenza dei fondamenti del marxismo. Gli sforzi nella formazione del Partito devono essere integrati con la sua missione ultima in modo da garantirne la leadership, fondamentale per lo sviluppo socialista. Dobbiamo concentrare le nostre energie nel rafforzamento della capacità di governo del Partito e mantenere il suo carattere d’avanguardia in modo che il PCC sia sempre all’altezza dei tempi. Dobbiamo sempre tenere a mente che il PCC è pensato per servire gli interessi generali e ha il compito di esercitare il potere dello Stato per il popolo, e deve quindi mantenere stretti i legami con la popolazione. In aggiunta, il Partito deve abbracciare nuove idee e nuove prassi per migliorare la sua attività.   In ultimo ma per questo non meno importante, il Partito deve esercitare l’autodisciplina, essere severo con i suoi membri e migliorare la sua gestione.   3. Future attività della formazione del Partito nel nuovo periodo   Il PCC si edificherà nella formazione marxista e nell’accrescimento della sua coscienza ideologica e politica. Dobbiamo migliorare il centralismo democratico e ampliare la democrazia all’interno del Partito. Dobbiamo anche rendere più profonda la riforma dell’apparato e formare dei quadri di alto livello che siano maggiormente in grado di promuovere lo sviluppo scientifico e l’armonia sociale. In più, devono essere raddoppiati gli sforzi per rafforzare le sue organizzazioni di base con lo scopo di consolidarne l’organizzazione. Nel frattempo, è anche indispensabile per il Partito portare avanti il le buone prassi di lavoro e mantenere stretti legami con il popolo. Dobbiamo accelerare la costruzione del sistema di prevenzione e repressione della corruzione e intensificare la lotta contro di essa.   In ultimo, vorrei condividere con voi alcune mie personali opinioni ispirate al tema di questo incontro. Allo stato attuale, la crisi finanziaria globale non è ancora giunta al termine e sono ancora molti i rischi potenziali per l’economia mondiale. Molti politici e studiosi hanno compiuto analisi approfondite sulla crisi e fornito molte preziose osservazioni. Queste sono le mie idee sulla causa alla base di questa crisi e il suo impatto sul capitalismo globale.   Molti danno la colpa di questa crisi finanziaria ed economica mondiale, innescata dalla crisi dei mutui sub-prime negli Stati Uniti, alla “rampante speculazione del mercato finanziario”, alla “concorrenza imperfetta” o agli “eccessivi prestiti” e si aspettano di far fronte alla crisi e giungere alla ripresa “regolando” il capitalismo. A mio parere, questa crisi non è diversa dalle altre che, nel corso della storia, sono state causate dalle contraddizioni interse al capitalismo. Crisi di questo tipo non possono essere sradicate e si ripeteranno periodicamente finché la proprietà privata del capitalismo e le sue intrinseche contraddizioni rimarranno invariate. Questo è il motivo per cui nello sviluppo del capitalismo abbiamo assistito al ripetersi del ciclo crisi-ripresa-crisi. La momentanea prosperità di alcuni periodi è in realtà il presagio di una nuova crisi. La crisi attualmente in corso ne è ulteriore testimonianza – Karl Marx ha ragione nel sua concezione riguardo il ciclo economico capitalista e rispetto al fatto che il modo di produzione capitalistico è destinato al fallimento.   Ma si può arrivare alla conclusione che il capitalismo morirà in questa crisi? La mia risposta è “no”. Quello che si può dire è che questa crisi velocizzerà la transizione dal capitalismo al socialismo. Ciò è dovuto al fatto che a partire dalla metà del XX secolo, con la nuova rivoluzione scientifica e tecnologica e l’adattamento del capitalismo, unitamente al pieno sviluppo economico seguito dall’espansione del capitale, il mondo capitalista ha vissuto un periodo relativamente stabile e prospero. Nei 360 anni successivi alla Rivoluzione borghese inglese, il mondo capitalista ha accumulato una grande esperienza nella gestione delle proprie crisi. Allo stato attuale, c’è ancora spazio per la crescita della produttività del capitalismo e la capacità di auto-regolazione del modo capitalistico di produzione non si è esaurita. La contraddizione propria del capitalismo è rappresentata da complesse forme di movimento che possono essere radicali una volta e tranquille un’altra. Come risultato, il socialismo impiegherà molto tempo per sostituire il capitalismo. Questo è anche contenuto nel pensiero marxista: “Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza.” [Marx K. (1859), Per la critica dell’economia politica, Editori Riuniti, Roma, 1979, dalla Prefazione, NdT].  Una corretta comprensione dello sviluppo del capitalismo ci può aiutare a raggiungere una visione scientifica della realtà e ad adottare le giuste politiche. Penso che dati gli attuali rapporti di forza, il capitalismo resterà più forte del socialismo per un certo periodo tempo e i paesi socialisti dovrebbero rapportarsi con i paesi capitalisti sia con la lotta che con la cooperazione per affilare i denti e ampliare il nostro spazio di sopravvivenza.   In conclusione, auguro a questa conferenza un completo successo.

Grazie!

http://www.resistenze.org – pensiero resistente – movimento comunista internazionale – 14-12-09 – n. 299

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