La Natura Capitalistica dei Leader di Tienanmen nel 1989

Contrariamente alla concezione ancora dominante nella sinistra antagonista occidentale, la grande maggioranza dei dirigenti degli studenti che scesero in piazza in Cina nel 1989 volevano il capitalismo e la democrazia occidentale per il loro paese, anche se utilizzavano demagogicamente delle parole d’ordine contro “la burocrazia” e la corruzione del  partito comunista cinese.

Proviamo a dimostrare con “fatti testardi” (Lenin) questa tesi.

Prima prova: la costruzione della (costosa) Statua della Democrazia proprio in piazza Tiananmen, in aperta e dichiarata imitazione della statua della libertà di New York. A buon intenditore (di statue, ma soprattutto della schiavitù e del razzismo made in USA, della repressione contro i IWW ed i comunisti americani, ecc), poche parole.

Secondo supporto concreto: il sostegno unanime ed incondizionato della borghesia mondiale, a partire ovviamente da quella statunitense, agli “eroici studenti” che “lottavano per la libertà” in piazza Tiananmen. Un colossale abbaglio del capitalismo internazionale, o piuttosto un colossale errore della sinistra antagonista sulle presunte radici socialiste e libertarie del movimento studentesco cinese del 1989?

Propendiamo per la seconda opzione: a quando multinazionali come la ATeT spendono milioni di dollari per fornire gratuitamente fax a qualcuno, come nel caso degli studenti di Tiananmen nel 1989, non prendono abbagli…

Terza prova: la fuga di quasi tutti i dirigenti studenteschi di Tiananmen nel mondo occidentale e negli Stati Uniti dopo la sconfitta del loro movimento controrivoluzionario. L’asilo politico lo chiesero ed ottennero da Bush padre, non si rivolsero certo ai sandinisti del Nicaragua che rimasero ancora al potere fino al febbraio 1990.

Quarto elemento di prova: le dichiarazioni rilasciate dagli stessi leaders di Tiananmen.

Nel film statunitense “The gate of heavenly peace” del 1996, viene intervistato Wuer Kaixi, un dirigente molto conosciuto dagli studenti: egli affermò chiaramente che il movimento del 1989 aveva come uno dei fini il “diritto di indossare le Nike” (con tutti gli annessi e connessi, a partire dal diritto delle multinazionali occidentali ad egemonizzare l’economia cinese).

Un altro leader degli studenti, Wang Dang, in un intervista del 4 giugno 1993 al Washington Post dichiarò che “la ricerca della ricchezza è parte integrante della spinta verso la democrazia”, interpretando i termini di ricchezza e democrazia secondo quell’american Way of life che ha prodotto l’attuale catastrofe economica-finanziaria su scala mondiale.

La studentessa Chai Ling, riconosciuta dagli studenti anticomunisti come “comandante in capo” di piazza Tiananmen, nel film “Gate of havenly peace” rilevò che nel giugno 1989 “si sentiva triste perché non poteva dire (agli altri studenti) che quello che noi” (i dirigenti di Tiananman) “speravamo era in un bagno di sangue“, visto che “solo quando la piazza si fosse riempita di sangue la Cina sarebbe insorta” contro il governo cinese.

Rovesciato il partito comunista cinese, sarebbero arrivate le Nike e tutte le concretizzazioni del modo di vita americano, a partire dalla privatizzazione del suolo, delle banche e dei mezzi di produzione che contraddistingue la “ricerca della ricchezza” (Wang Dang) di matrice capitalistica (vedi russia di Eltsin, 1991/1998).

Dopo il 1989, Chai Ling si è rifugiata -guarda caso- nei liberi Stati Uniti ed era diventata una dirigente n una azienda di software di Boston: probabilmente ora è meno “triste” del 3 giugno 1989.

Quinto supporto concreto, anche se indiretto Walesa e Solidarnosc in Polonia, Havele Carta 77 in Cecoslovacchia, che proprio nel famigerato 1989 parlarono di “libertà e democrazia”, di ” lotta alla corruzione” ed alla ” burocrazia” comunista, espressero il loro più convinto ed entusiastico appoggio politico e morale agli studenti di Tiananman, considerandoli -giustamente, correttamente, senza correre in alcun abbaglio- dei fratelli cinesi nella “lotta contro il totalitarismo”.

Tutti sanno quale regime socio economico si sia oramai creato in Polonia e Cecoslovacchia proprio grazie agli “eroi” delle controrivoluzioni capitalistichenell’Europa orientale e nell’ex-Unione sovietica, che tanto amavano (a ragione) “gli eroici studenti di Tiananman”.

Sesta prova: dopo la sconfitta del movimento anticomunista di Tiananman, le potenze capitalistiche occidentali adottarono di comune accordo delle dure sanzioni economiche e politiche contro la Cina Popolare e non “la presero bene”, per usare un eufemismo.

Per quale ragione, viene da chiedersi? Forse perché gli studenti di Tiananman erano dei veri “figli dell’occidente” e dei buoni “amanti delle Nike”.

Settimo indizio. Nell’inverno del 1989, pochi mesi prima di Tiananman, in molte università cinesi (Hehai, Shangai, Pechino, ecc) si scatenarono moti e violenze studentesche contro gli studenti africani che risiedevano in Cina, che usufruivano gratuitamente dei servizi universitari cinesi e che non pagavano vitto ed alloggio durante il soggiorno. Da bravi aspiranti capitalisti, i futuri “eroi” di Tiananman scatenarono una vera e propria “caccia ai neri” che toglievano loro risorse e fondi, per “fini internazionalisti” assolutamente inaccettabile per gli studenti filo occidentali.

Ottava prova. Fin dal primo momento di occupazione della piazza centrale di Pechino, lo slogan più diffuso era “abbasso il partito comunista”, combinato ovviamente alle grida a favore della “democrazia”: il comunismo non era certo popolare, sotto qualsiasi forma, tra la grande maggioranza dei dirigenti e degli studenti di Tiananman.

Infime basta esaminare l’attuale “erede spirituale” del movimento di Tiananman per comprendere la matrice filocapitalistica.

Nel 2008 un ristretto gruppo di intellettuali cinesi ha prodotto un documento “Carta 09″, subito pubblicizzato su larga scala dalla CNN e dai mass media-occidentali; fin dal suo titolo, esso ricordava l’anticomunista ” Carta 77″ scritta dall’aspirante capitalista V. Havel e da altri dissidenti cecoslovacchi durante la seconda metà degli anni Settanta.

La matrice anticomunista e filo capitalista della “Carta” cinese del 2008 appare subito inequivocabile quando essa afferma che la vittoria del popolo cinese sull’imperialismo giapponese, nel 1945, “aveva offerto un ulteriore chance alla Cina per muoversi verso un governo moderno, ma la sconfitta dei nazionalisti” (di Chiang Kai Shok) ” da parte dei comunisti portò la nazione in un abisso di totalitarismo“. In sostanza, “abbasso Mao Tse Tung, Viva Chiang, Kai-Shek” ed il suo governo capitalistico, che realmente appoggiava i grandi latifondisti cinesi nel 1945/49 ed era concretamente appoggiato dall’imperialismo statunitense: più chiari di così, non si può essere…

Cari compagni, in Italia e nel mondo occidentale ci stiamo “godendo” la crisi capitalistica, Berlusconi e la Lega, i movimenti neonazisti: e l’arroganza dei padroni: una delle precondizioni per smettere di perdere, come stiamo facendo da dopo il 1975/76, e di cessare finalmente di credere alla borghesia ed ai suoi mass-media, di destra come di sinistra. Chi è credulone intossica ance te: digli di smettere.

E le migliaia di morti di Tiananman, si potrebbe obiettare?

Il giornalista statunitense N. Kristoff del New York Times, che era presente in piazza Tiananman nella notte tra il 3 e il 4 giugno, è stato costretto a riconoscere che nonaveva visto alcuna uccisione o morto nella piazza; uguale dichiarazione è stata fatta dal cantante taiwanese Hou Deijan, ugualmente presente nella piazza durante tutta la notte del 3-4 giugno del 1989.

I soldati dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese, sempre nella notte in oggetto, avanzarono verso Tiananman proclamando a gran voce lo slogan “se non attaccati, non attacchiamo” e senza impugnare armi da fuoco, come risulta da molte testimonianze.

Essi vennero invece attaccati con molotov prima di entrare in Tiananman da gruppi armati di studenti e degli elementi anti comunisti, e solo allora risposero facendo fuoco: vi furono alcuni carri armati bruciati e circa 150 soldati uccisi, in un numero quasi pari a quello subito dalle forze contro rivoluzionarie a Pechino.

Il Washington Post del 5 giugno 1989 ammise che gli studenti avevano organizzato squadre di 100-150 persone ciascuno, per affrontare con la forza l’esercito cinese.

Seguendo le indicazioni sopra citate della loro” comandante in capo” Chai Ling, esse ” speravano in un bagno di sangue” per fare insorgere il popolo cinese: quest’ultimo invece voltò loro le spalle, e la Cina non seguì il destino riservato all’Europa orientale di Walesa e Havel ed alla russia di Eltsin, quello di diventare una semi colonia del capitalismo occidentale come era già successo nell’ottocento.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: