Sindacalizzazione in Cina, de – sindacalizzazione nel mondo occidentale

Ripreso dal sito http://www.lacinarossa.net

25 febbraio 2009

Il processo di riduzione quantitativa della presenza sindacale nei luoghi di lavoro occidentali ha ormai dietro di se una lunga storia: se nei liberissimi Stati Uniti il tasso di sindacalizzazione dei lavoratori supera a malapena il 10% dell’intera forza lavoro americana ed è in continua diminuzione dagli inizi degli anni Settanta, anche in Europa la presenza dei sindacati nelle imprese private specialmente, ma non solo,  risulta in continua diminuzione con rare eccezioni, mentre cala progressivamente anche il livello medio di iscrizione dei lavoratori ai sindacati.

Non parliamo del salario reale in progressiva diminuzione quasi dovunque ma delle garanzie materiali e di sicurezza nei posti di lavoro, in caduta libera da circa tre decenni in quasi tutto il liberissimo mondo occidentale.

Invece in Cina si sta assistendo a un processo sociopolitico inverso all’interno delle imprese private del grande paese asiatico e nel settore statale dove esiste la presenza del sindacato e la stipulazione di contratti collettivi di lavoro, in una dinamica che negli ultimi sei anni sta coinvolgendo decine di milioni di lavoratori occupati dai capitalisti cinesi e dalle multinazionali straniere.

Partendo quasi da zero, nel 2007 sono stati firmati dai sindacati cinesi (definiti abitualmente  “di regime”dai mass-media occidentali) dei regolari contratti collettivi nel 47,3% delle imprese private del paese: quasi la metà di queste ultime vede la presenza di un sindacato e di garanzie contrattuali al loro interno. Presenza che ha portato ad un notevole e costante aumento dei salari reali dei lavoratori cinesi operanti nel settore capitalistico autoctono\internazionale ammesso a denti stretti anche dai mass-media occidentali.

Certo il 47,3 non è ancora il 100%, ma il processo di sindacalizzazione dei lavoratori del settore privato cinese è in continuo sviluppo e viene appoggiato apertamente sia dal governo che dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica cinese: un po’ provocatoriamente, ci chiediamo, se non sia il caso di chiedere ai sindacalisti cinesi (comunisti, “burocrati di regime” ecc.) di venire in Italia e nel libero mondo occidentale per fare finalmente aumentare i nostri salari e ri-sindacalizzare buona parte della forza lavoro del nostro paese (non ci auguriamo invece, per spirito di solidarietà internazionalista, che i “nostri” sindacalisti vadano in Cina a portare anche nel paese asiatico il loro ricco bagaglio di “vittorie”….).

Fonte: Quotidiano del Popolo, 3 febbraio 2008, “Private economy devolops rapidly and soundly in 2007”

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