Verso un futuro brillante

Ripreso dal sito  www.lacinarossa.net

 

21 ottobre 2011

 

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento effettuato dal compagno Xu Liyuan, primo segretario generale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, all’assemblea tenutasi il 30 settembre 2011 presso il Centro Culturale Concetto Marchesi di Milano.

 

Prima di tutto, ringrazio Bruno Casati, responsabile del Centro culturale Concetto Marchesi, che mi ha dato l’occasione di parlare con un gruppo di amici e compagni a cui interessa la Cina. Bruno mi ha parlato di una relazione, ma io non sono preparato teoricamente, né sono un bravo oratore. Specialmente quando ho letto questo libro scritto da Roberto Sidoli e Massimo Leoni, non ho avuto più il coraggio di fare una relazione, perché della Cina loro ne sono più informati di me, e inoltre sono più preparato in termini di teoria marxista e leninista. Vengo qui a chiacchierare con voi. Anche se sono meno informato, sono cinese, e forse posso spiegare qualche cosa che si è verificata in Cina.

 

Quest’anno è il novantesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese. 90 anni fa si fondò il PCC con diversi gruppi che riunirono una cinquantina di comunisti. 28 anni dopo il Partito conquistò il potere nazionale e da allora è stato al governo. Ma la strada, cosi com’era stata, non è piana piana, ci sono state luci e ombre: Ha ottenuto successi e ha commesso errori. Malgrado le vicissitudini, ha portato il popolo cinese su una strada per il benessere.

 

Nel 2008 il segretario generale Hu Jintao ha lanciato due obiettivi in nome del Partito: realizzare, al centesimo anniversario del partito, cioè nel 2021, la “società benestante”, del cui benessere gode tutto il popolo cinese, un miliardo e quattrocento milioni, invece di una parte; realizzare, al centesimo anniversario della Repubblica popolare, la modernizzazione, cioè un paese ricco, democratico, civilizzato e armonioso. Il secondo obiettivo è troppo lontano da me, se campassi, sarei un centenario, ma è probabile che io veda realizzato il primo. Questo obiettivo, infatti, è stato lanciato dal sedicesimo congresso del Partito ed è riconfermato dall’ultimo, il diciassettesimo. Il dodicesimo piano quinquennale serve proprio a realizzare questo obiettivo. Volevo parlare un po’ di questo piano quinquennale: Ha 62 capitoli che si occupano di tante cose, da cui traggo solo qualche principio ispiratore. Qui c’è qualche parola chiave: la bandiera, il tema, il filo conduttore, il punto di partenza, l’obiettivo generale. “La bandiera” si riferisce alla via del socialismo con caratteristiche cinesi; “il tema” parla dello sviluppo scientifico, cioè uno sviluppo complessivo, coordinato e sostenibile con l’accento sugli interessi del popolo; “il filo conduttore” è accelerare la trasformazione del modello di sviluppo economico per risolvere problemi di squilibrio, scoordinamento e insostenibilità nello sviluppo socio-economico; “il punto di partenza” vuol dire adeguarsi a cambiamenti delle situazioni interne e estere, soddisfacendo le aspettative di tutti i gruppi etnici per una vita migliore; infine, “l’obiettivo generale” è continuare a promuovere insieme le costruzioni economica, politica, culturale, sociale e ecologica gettando la base per portare a termine una società benestante.

 

Volevo approfondire un po’ due punti tra i principi ispiratori del piano quinquennale. Il primo punto è il tema dello sviluppo scientifico. Perché si aggiunge un aggiuntivo “scientifico”? Perché lo sviluppo di prima non è considerato “scientifico”: è stato squilibrato, scoordinato, insostenibile. Questo è veramente un problema. Gli squilibri sono molto gravi in Cina: c’è dualismo tra la parte orientale (costiera) e occidentale (hinterland montuoso), tra città e campagna (da una parte Pechino, Shanghai piene di grattacieli, dall’altra parte zone rurali montagnose dove le autorità locali devono aspettare finanziamenti pubblici per trasformare le case da paglia in mattoni e tegole), tra poveri e ricchi (da un parte 20-30 milioni di poveri per la soglia cinese, 150 milioni per la soglia dell’Onu, cioè 1 dollaro al giorno, dall’altra parte 2000 miliardari in Rmb, 800 mila milionario in euro), tra quantità dello sviluppo (crescita annuale 9-10%) e qualità della vita (ambiente inquinato), tra insufficienza e sprechi delle risorse (alto consumo energetico per un’unità del Pil).

 

Il secondo punto da approfondire è l’obiettivo generale, cioè una società benestante. Naturalmente avere per obiettivo la società benestante significa che la nostra società non è ancora benestante. È vero che il nostro paese è forte economicamente (seconda economia mondiale in termini del Pil), ma i nostri cittadini sono ancora poveri: siamo al 94° posto in termini del Pil pro capite, al 125° posto in termini dell’indice di felicità. Abbiamo portato un essere umano nello spazio, abbiamo lanciato un modulo astronautico in orbita, di tutti questi successi ne siamo orgogliosi, entusiasmati, ma quando torniamo dallo spazio nella realtà, ci troviamo di fronte milioni di poveri, ambiente inquinato, ecc. Il dodicesimo Piano Quinquennale dimostra che il Partito se n’è già reso conto di questo problema, quindi ha incluso nell’elenco degli obiettivi concreti due cose: una è alzare il livello di reddito di tutti i cittadini, l’altra investire di più nell’ecologia, da un lato per recuperare l’ambiente inquinato, dall’altro per sviluppare industrie ecologiche e ecocompatibili. Per conseguire questo obiettivo dobbiamo lavorare sodo. La sfida che ci troviamo di fronte è molto grande, ma abbiamo fiducia nel realizzarlo.

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