La situazione delle donne in Cina

Ripreso dal sito  www.lacinarossa.net

31 dicembre 2012

Partendo dai lati positivi che emergono sul fronte femminile e rispetto all’“altra metà del cielo” (Mao Zedong), le donne cinesi mediamente vivono più a lungo dei maschi del loro paese.

Secondo l’insospettabile CIA World Factbook, infatti, nel 2011 l’aspettativa media di vita alla nascita risultava in Cina pari a 74,84 anni, con i maschi a quota 72,82 anni e le donne che invece raggiungevano quota 77,11 anni.[1]

Ben 77 anni per le donne cinesi, come speranza media di vita alla nascita: un dato quasi confrontabile con quello dei paesi Occidentali più avanzati.

Donne che studiano, fra l’altro.

Infatti, nel 2010, le studentesse cinesi che avevano superato i test di accesso all’università erano state ben 330.000 in più dei loro colleghi maschi.[2]

Il tasso di scolarizzazione dei giovani cinesi sotto i 16 anni, inoltre, risultava nel 2010 equivalente tra i due sessi secondo i dati dell’UNICEF, 99 ragazzi e ragazze cinesi su 100 frequentavano le scuole primarie, con percentuali equivalenti a quelle dei paesi occidentali più evoluti.[3]

Già nel 2005 ben nove milioni di donne cinesi risultavano impiegate nel settore scientifico e tecnologico del gigantesco paese asiatico, circa un terzo del totale, mentre nei programmi di master post-universitari le donne cinesi diventavano il 50,3% del totale, più della metà e in crescita rispetto al 44,1% del 2004.[4]

Per quanto riguarda il tasso di partecipazione al processo produttivo globale, il giornale (anticomunista) Economist è stato costretto a riconoscere nel novembre del 2012 che se le donne risultano pari al 49% della popolazione cinese, esse contano per il  46% della sua forza-lavoro globale, “una percentuale più alta che in molti paesi occidentali”.[5]

E vanno in pensione almeno nel settore non-agricolo, a soli 55 anni di età: un dato ormai quasi strabiliante agli occhi occidentali, tanto da rimanere una sorta di “segreto di stato” celato dai mass-media borghesi…

Non solamente le donne cinesi lavorano e studiano, ma partecipano allo stesso tempo alla vita politica del paese, anche se con una percentuale sensibilmente inferiore ai maschi.

Nel partito comunista cinese (PCC) gli iscritti di sesso femminile risultano nel 2012 infatti pari a più di 19 milioni, il 23,3% del totale e in sensibile crescita rispetto agli anni precedenti: un lieve incremento si è registrato anche nella percentuale di donne che sono entrate a far parte del nuovo comitato centrale del PCC eletto di recente, raggiungendo il 7% del totale.[6]

Non  mancano tuttavia i lati negativi e le contraddizioni reali rispetto alla dinamica delle condizioni di vita materiali e culturali delle donne cinesi.

 

Anche se la legislazione cinese assicura dal 1949 sul piano giuridico omnilaterale parità di diritti tra uomini e donne, non mancano infatti dei segni significativi di discriminazioni di fatto sui posti di lavoro contro le donne, in particolar modo rispetto alla carriera e all’accesso ai posti di maggiore responsabilità, frutto di una mentalità patriarcale che ancora non è stata sradicata nel gigantesco paese asiatico.

 

In secondo luogo le donne che lavorano nel settore agricolo, pari a circa al 60% del totale, risultano svantaggiate rispetto alle donne che invece vivono/lavorano nelle zone urbane per tenore di vita, diritti pensionistici e servizi sociali, anche se dal 1978 nelle aree rurali la loro situazione complessiva è enormemente migliorata rispetto alla dura povertà “egualitaria” vigente fino alla morte di Mao.

 

Inoltre la (giusta, inevitabile e benefica, sul piano generale) politica del figlio unico adottata in Cina agli inizi degli anni Ottanta ha avuto anche delle serie ricadute negative, proprio rispetto “all’altra metà del cielo” infatti la possibilità di conoscere in anticipo il sesso del nascituro, combinatasi con la mentalità maschilista ancora diffusa nel gigantesco paese asiatico, ha provocato un balzo nel tasso generale di aborti delle nasciture-femmine e fatto si che la percentuale di donne sotto i 30 anni risulti ormai sensibilmente inferiore rispetto ai loro coetanei maschi.

 

Le autorità cinesi hanno reagito a tale serio problema sociale con una politica che sta già ottenendo i primi risultati concreti, imperniata sia sulla messa fuori legge dei test medici relativi al sesso dei nascituri che sulla creazione di agevolazioni “sessiste” a favore delle bambine cinesi, con l’introduzione di particolari e mirati sussidi economici per i loro genitori: ma la lotta contro il (negativo e pericoloso) trend in esame sarà ancora lunga.

 

 

[1] “Cina-Speranza di vita alla nascita”, in http://www.indexmundi.com

 

[2] “Cina: anche all’università si privilegiano gli uomini”, in http://www.campusrieti.it

 

[3] “Unicef-China-statistics”, in http://www.unicef.org

 

[4] “Female scientists face discrimination in China”, in http://www.scider.net ; “Women in China face rising University entry barriers”, in http://www.nytimes.com

 

[5] “The sky’s the limit”, 26 novembre 2012, in http://www.economist.com

 

[6] “Chinese Communist party, general information of CPC”, in http://www.chinatoday.com; “The sky’s…”, op. cit.

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