Archivi Mensili: dicembre 2017

Cinque sfide per Diego Gabutti ( e gli altri antistalinisti).

Diego Gabutti, in qualità di direttore di una rivista di matrice tardobordighista, ha ormai accumulato molta confidenza con l’ucronia: basta solo pensare all’interessante romanzo intitolato “Un’avventura di Amadeo Bordiga”.

Di conseguenza Gabutti tende a vedere dappertutto ucronie, ossia storie alternative e fantastiche, ma si dimentica invece di confrontarsi con la dura e concreta realtà storica a partire da quella che interessa uno dei suoi eroi politici, Trotskij.

Criticando e definendo “ucroniche” le tesi contenute nel libro “Il volo di Pjatakov”, Gabutti si scorda infatti di commentare la concretissima e per niente ucronica ricevuta della lettera scritta da Trotskij a Karl Radek all’inizio del 1932, e ritrovata dallo storico antistalinista J. Getty, negli insospettabili archivi Trotskij di Harvard: siamo in presenza di tanta realtà antiucronica su cui l’ineffabile Gabutti riesce a non esprimere neanche una parola.

Prima sfida per Diego Gabutti: egli è in grado di formulare almeno un breve giudizio sulla ricevuta della lettera di Trotskij a Radek, o preferisce invece continuare a usare la tattica del silenzio rispetto alla missiva del 1932?

Seconda questione: Gabutti è forse a conoscenza che Trotskij, in modo concretissimo e per niente ucronico, aveva invece riferito più volte pubblicamente e in modo menzognero nel corso del 1937 di non aver avuto più alcun tipo di rapporto con Radek dall’inizio del 1929,  definendolo uno dei suoi più perfidi nemici (dal 1929) e “dimenticandosi” (si fa per dire, certo) di avergli viceversa scritto una concretissima lettera all’inizio del 1932?

Siamo  forse in presenza di “ucronia” per Diego Gabutti anche in tale questione, come minimo importante?

Terza sfida: durante la tredicesima sessione delle commissione Dewey proprio Trotskij, e in modo per nulla “ucronico”, si lascia sfuggire che un aereo era atterrato nell’aeroporto norvegese di Kjeller nel dicembre del 1935 partendo dall’estero, ossia dalla città non-norvegese di Linkoping, demolendo una volta per tutte il dogma antistalinista secondo il quale era impossibile il volo di Pjatakov in Norvegia nel dicembre del 1935 per la semplice ragione che nessun velivolo era pervenuto dall’estero nel paese scandinavo in oggetto durante quel mese e in quei trentuno giorni.

Dogma che crolla, quindi, proprio rispetto alla città (svedese) di Linkoping e proprio grazie a Trotskij in modo irreversibile e per niente ucronico: Gabutti forse ha qualcosa di ragionevole da sostenere a favore della vecchia tesi dell’impossibilità materiale del volo di Pjatakov?

Quarta sfida. Come abbiamo dimostrato nel secondo capitolo del nostro libro, Trotskij e il suo avvocato difensore Albert Goldman, manipolarono durante la sesta sessione della commissione Dewey l’intervista in cui Gulliksen, allora direttore dell’aeroporto di Kjeller almeno citava “Linkoping”.

Abbiamo riportato le plateali differenze che emergono tra il resoconto fornito da Goldman/Trotskij alla sesta sessione e quello della tredicesima sessione, sempre in riferimento alle sue dichiarazioni rese da Gulliksen a un quotidiano laburista norvegese.

Forse Gabutti può riuscire a provare che diciamo il falso?

In ultimo, ma non certo per importanza, siamo sicuri che Gabutti non riuscirà a spiegare come mai Trotskij abbia negato più volte, pubblicamente e in modo menzognero l’esistenza di quella concretissima lettera che invece proprio lo stesso leader in esilio della costituenda Quarta Internazionale inviò realmente a Karl Radek, nel marzo del 1932, come emerge dagli archivi Trotskij di Harvard.

Per tutte le questioni in oggetto Gabutti può consultare gratuitamente e senza troppa fatica il concretissimo, antistalinista e per niente ucronico sito www.marxists.org alla voce “The case of Leon Trotsky”, sesta e tredicesima sessione: lo invitiamo a farlo, e soprattutto a esprimere pubblicamente le sue personali conclusioni anche in merito a tale ulteriore elemento storico.

Avremmo numerose altre tematiche da sottoporre all’attenzione di Diego Gabutti, ma ci fermiamo perché in assenza di una sua risposta alle “cinque sfide” in oggetto sarebbe inutile continuare nella discussione: vorrebbe dire che Gabutti, in modo legittimo ma contrario alla realtà storica, preferisce credere a occhi chiusi in un particolare mondo di sogni – questo davvero ucronico e irreale – nel quale Trotskij non si incontrò con Pjatakov nel dicembre 1935.

A ciascuno il suo, anche in tema di storie fasulle…

 

Daniele Burgio

Massimo Leoni

Roberto Sidoli

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