Recensione del libro “Il volo di Pjatakov” da parte di Alessandro Pascale (Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista)

“Il volo di Pjatakov” è un’opera estremamente importante nella storiografia italiana (e non solo italiana). Gli autori, facendo un uso sapiente di fonti note e altre più recenti (per le quali è stato fatto anche un originale e inedito lavoro di ricerca), mostrano le molteplici contraddizioni interne alla stessa storiografia liberale e trockijsta, riguardo alla classica “vulgata” che vede Stalin criminale e capo di un totalitarismo di contro ad un Trockij genuino e candido comunista. Il libro mostra in realtà senza ormai più alcun dubbio la collaborazione tattica stretta tra Trockij e settori dello Stato nazista tedesco, interessati entrambi, seppur per ragioni diverse, a distruggere il Governo sovietico guidato da Stalin. Su tali questioni ho svolto in parallelo una ricerca su fonti in parte diverse, qui non citate, presentate nei capitoli 5 e 6 del libro “In Difesa del Socialismo Reale” (disponibile gratuitamente su http://intellettualecollettivo.it/). La ricerca fatta da Burgio, Sidoli e Leoni è però su tale tema molto più esauriente ed esaustiva, eliminando ogni residuo dubbio.

La ricostruzione meticolosa delle ragioni teoriche che hanno spinto Trockij a tali azioni è onesta e ragionevole dal punto di vista psicologico e politico, ben argomentata peraltro facendo diretto uso dei testi dello stesso Trockij. Non condivido l’uso della categoria dello “stalinismo”[1], che a mio avviso dobbiamo costantemente denunciare in quanto invenzione dello stesso Trockij, ripresa poi politicamente dai circuiti storiografici borghesi con l’avvento della guerra fredda, in un’operazione di sfondamento ideologico che è stata possibile grazie alle falsità raccontate da Chruscev in occasione del XX Congresso del PCUS del 1956. Il ritratto offerto di Trockij rimane dignitoso: un comunista sincero che aveva a cuore la salvezza delle conquiste della Rivoluzione d’Ottobre; ma anche un calcolatore pronto a tutto; certamente un Politico dotato di grandi capacità. Non un sabotatore incosciente ma un compagno che con una erratissima analisi politica è stato capace di creare enormi danni al movimento comunista internazionale. L’ha fatto in buona fede certo, ma peccando di una presunzione incommensurabile. La Storia lo ha sconfitto, ed è un bene che sia andata così visti gli sviluppi posteriori alla sua morte (1940) riguardanti la Seconda Guerra Mondiale. È ora di prendere atto di tutto ciò per tornare ad avere una visione più critica e adeguata sulla storia dell’Unione Sovietica, e quindi più in generale sul socialismo e sul XX secolo, che con la sua onda lunga è arrivato a sconvolgere anche il nostro mondo presente, sempre più multipolare come non era storicamente più da secoli; un mondo in cui lo sviluppo della Cina, guidata dal Partito Comunista Cinese, gioca un ruolo determinante nell’emancipazione di interi popoli e continenti dall’imperialismo occidentale, ed in particolar modo da quello statunitense.

Urge oggi sempre più prendere consapevolezza delle connessioni necessarie tra la lotta storiografica e la lotta di classe odierna, la quale ha in ultima istanza la capacità di de-colonizzare non solo i popoli asiatici, africani e latino-americani, ma anche gli stessi popoli europei che sono stati sussunti negli ultimi decenni in un mare di menzogne favorito da un’offensiva ideologica clamorosa. Un’offensiva che trova i suoi precedenti storici solo nel controllo esercitato dalla Chiesa Cattolica durante il suo millenario (almeno dal Concilio di Nicea del 325, fino agli scossoni subiti nel XVIII secolo dall’Illuminismo) dominio in ambito culturale. Le masse popolari potranno emancipare sé stesse solo se si impegneranno in prima persona, unendo teoria e prassi, nella riconquista della Verità Storica. In tal senso ho già fatto un Appello alla Battaglia Culturale al quale invito tutti i lettori ad aderire (http://intellettualecollettivo.it/appello-alla-battaglia-culturale-contro-il-revisionismo-storico/). Solo riottenendo rapporti di forza favorevoli potremo essere in grado di far conoscere opere meritevoli come “Il volo di Pjatakov” al grande pubblico, superando gli ostracismi e le censure “silenziose” a cui lavori rigorosi ma “originali” come questo sono stati confinati dal sistema mediatico controllato per lo più da poche grandi multinazionali. La Resistenza passa oggi in maniera determinante dalla lotta al revisionismo storico e all’imperialismo, sempre più fase suprema del capitalismo. Tutti i liberi e onesti pensatori sono chiamati non solo ad acquistare libri, ma ad impegnarsi per passare all’offensiva culturale.

Alessandro Pascale

Milano, 25 aprile 2018

[1]             Su questo tema mi sono dilungato sempre in “In Difesa del Socialismo Reale” soprattutto nel cap. 9 ed in minor misura nel cap. 8: soprattutto nel nono capitolo ho cercato di mostrare una sorta di genealogia storico-critica del concetto di “stalinismo”, inserendolo nella più ampia battaglia culturale parte della “Guerra Fredda”.

 

 

Il libro “Il volo di Pjatakov. La collaborazione tattica tra Trotskij e i nazisti” di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli, PGreco edizioni pp. 596 (tel. 02 24416383 – email: ordini@edizionipgreco.it  http://www.edizionipgreco.it)

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