Una recensione critica sul libro “Il volo di Pjatakov” tratta dal sito www.pennatagliente.wordpress.com

«Il volo di Pjatakov» (Edizioni PGreco, 2017, pagine 598, Euro 28,00) è un corposo libro – scritto da tre autori non “stalinisti” quali Daniele Burgio, Massimo Leoni, e Roberto Sidoli – che ricostruisce storicamente la collaborazione tattica tra Trotzky ed i fascisti tedeschi; si tratta dell’esposizione minuziosa (effettuata con il metodo della requisitoria di un Pubblico Ministero) di un episodio che, se ne fosse accertata la reale esistenza, dimostrerebbe inequivocabilmente la vera natura del traditore ucraino.

Il nocciolo della questione è la visita effettuata, partendo dall’aeroporto di Berlino Templehof in uno dei due giorni 12 o 13 dicembre 1935, dall’allora vicecommissario del popolo all’Industria pesante sovietica, Georgij Leonidovič Pjatakov, a Lev Davidovič Bronstein (Trotzky) a Honefoss, in Norvegia – dove allora il leader della Quarta Internazionale viveva in esilio – in modo da ricevere ordini in merito alla prosecuzione della lotta politica clandestina contro il regime sovietico, e la persona di Stalin.

Ognuno dei 19 capitoli di prova affronta da una angolazione differente quella questione che, secondo le stesse parole del Trotzky – proferite nell’aprile del 1937 davanti alla commissione Dewey, una sorta di controprocesso tenutosi, in contemoranea con quelli di Mosca, a Coyocán, in Messico – se fosse provata renderebbe la sua «posizione, politica e personale, compromessa senza speranza».

Risulta chiara sin dalle prime battute dello scritto l’effettiva esistenza del volo/colloquio al centro di questa indagine storica, la cui accuratezza è dimostrata da tutta una serie di dichiarazioni rilasciate dai protagonisti della vicenda e da insospettabili fonti quali l’archivio Trotzky, presente nell’università statunitense di Harvard, nonché da storici di provata fede trotzkista quali Pierre Broué e Isaac Deutscher.

Al termine della lettura, l’unica possibile conclusione è che il tanto santificato politicante ucraino era niente di più di un bugiardo traditore che avrebbe fatto qualunque cosa, ivi compreso allearsi con la bestia hitleriana, per rovesciare il potere sovietico nelle mani del compagno Giuseppe Vissarionovič Stalin: per converso, questo tomo comincia a spazzare via tutto il letame che – sin dalla sua morte, avvenuta il 5 marzo 1953 – è stato gettato sul pensiero e l’opera del “magnifico georgiano”.

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