Archivi Mensili: novembre 2018

QUATTRO SFIDE ALLA CANDIDA IGNORANZA DEL PCL SUL CASO OLBERG

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) costituisce un micropartito di matrice trotzkista che alle recenti elezioni politiche nazionali ha ottenuto una percentuale dello 0,08 % dei voti. Non a caso la sezione di Firenze del PCL abbandonando e uscendo a metà ottobre del 2018 dal partito, aveva notato senza mezzi termini che “… a dodici anni dalla fondazione del PCL riteniamo che sia doveroso ragionare in termini di bilancio sulle attività sin qui svolte e purtroppo, considerato l’attuale stato del PCL, bisogna dire che il tentativo intrapreso nel 2006 di costruire nel nostro paese un partito rivoluzionario si è rivelato un fallimento.

Sia la crisi della militanza nel partito (ormai ridotto all’osso) che i risultati elettorali (lo 0,08 % alle ultime elezioni politiche) avrebbero dovuto far riflettere l’attuale gruppo dirigente, invece niente, a fronte di tutto questo tutto rimane come prima e anzi si continua a percorrere la stessa strada ostinandosi a ripetere gli errori di sempre, continuando a trastullarsi in un vicolo cieco dal quale è oramai impossibile uscire.

Il PCL, come tutti gli altri micro gruppi dell’area marxista rivoluzionaria, è totalmente incapace di incidere, seppur minimamente, nelle lotte; assieme a tutti gli altri gruppi, è estraneo a tutte le lotte che si sono sviluppate negli ultimi anni nel nostro paese: dal movimento giovanile e studentesco ai settori più combattivi della classe lavoratrice.

Riteniamo che questo non sia la conseguenza di un momento storico negativo né l’epilogo di un destino cinico, riteniamo, invece, che la ragione si possa focalizzare nella natura stessa dei gruppi della sinistra marxista rivoluzionaria, gruppetti di poche decine di persone, il cui principale impegno politico è stato, sin ora, quello di promuovere e trascinare, nei vari ambiti, inutili e sterili dispute dogmatiche e ideologiche, incomprensibili sia per la classe lavoratrice sia per le avanguardie politiche e sindacali che si tengono sempre più alla larga da queste organizzazioni.

Ad oggi, nel nostro paese, contiamo ben nove organizzazioni politiche che si definiscono trotskiste e che si ritengono depositarie e continuatrici della tradizione politica di Lenin e Trotskij; a livello internazionale sono attive oltre dieci autoproclamate IV internazionali”.

 

Al posto di focalizzare l’attenzione rispetto a tale situazione politica disastrosa, il gruppo dirigente del PCL ha scelto invece di polemizzare con i contenuti espressi in un nostro libro intitolato “Il Volo di Pjatakov”.

Il PCL ha inoltre deciso di iniziare la polemica al libro “Il Volo di Pjatakov” partendo dal caso di Valentin Olberg, mediante il loro capitolo intitolato “Il caso Olberg. Anatomia di un falso”.

Chi era Valentin Olberg? Al primo processo di Mosca dell’agosto 1936, che vide come imputati tra gli altri Zinoviev e Kamenev, emerse infatti la figura di Valentin Olberg in qualità di testimone rispetto ai rapporti assai particolari creatisi tra Trotskij, suo figlio Lev Sedov e una parte dell’apparato statale hitleriano; e proprio il “caso Olberg”, relativo a Valentin P. Olberg (1907-1936) e alla sua famiglia, costituisce una prova formidabile a favore dell’esistenza di una reale collaborazione tattica, tra nemici giurati ma con un obiettivo politico temporaneo in comune, formatasi nel 1933-36 tra Trotskij e segmenti importanti del partito nazista, a partire da R. Hess e A. Rosenberg.

Valentin Olberg venne infatti arrestato senza alcun dubbio in Unione Sovietica all’inizio di gennaio del 1936, ove egli era entrato di propria volontà e in modo illegale alla fine di luglio del 1935, mediante un falso passaporto honduregno.

Altrettanto sicuro è che tale falso documento honduregno, esibito del resto al processo di Mosca dell’agosto del 1936, era stato procurato a Valentin Olberg all’inizio del 1935 dal consolato honduregno a Berlino, principalmente grazie all’aiuto dell’apparato statale nazista e di V. Tukalevskij.

Altrettanto indiscutibile è la notizia che Valentin Olberg si fosse presentato come un militante trotzkista tra il 1929 e il 1932, almeno nei confronti di Trotskij e di suo figlio Lev Sedov.

Siamo in presenza di tre informazioni che, anche a prima vista, sollevano subito dei seri interrogativi sui reali rapporti creatisi tra Trotskij e i nazisti, nel 1933-36: non a caso e proprio rispetto al caso Olberg sono emerse tre diverse tesi, assolutamente contrastanti tra loro.

La versione stalinista sostenne che il militante trotzkista Valentin Olberg entrò illegalmente e con una falsa nazionalità in Unione Sovietica nel luglio del 1935, su indicazione diretta di Lev Sedov, il figlio di Trotskij, soggiornando prima a Minsk e poi nella città russa di  Gorkij (odierna Niznij Novgorod), al fine di prendere contatto con altri militanti trotzkisti e di preparare un attentato contro Stalin; venne altresì sottolineato, durante il processo di Mosca dell’agosto del 1936 in cui Valentin Olberg risultò uno degli imputati, che quest’ultimo era entrato in stretto contatto con i nazisti e la Gestapo, cioè la polizia segreta hitleriana, proprio nella sua azione tesa ad ottenere un falso passaporto honduregno al fine di entrare illegalmente in URSS.

La teoria alternativa fornita da Trotskij, a partire dall’estate del 1936, sostenne che viceversa Valentin Olberg costituiva un agente provocatore stalinista, che si era infiltrato ad arte nelle fila del movimento trotzkista nel 1929-30 al solo fine di comprometterlo e di danneggiarlo dall’interno.

Secondo questa tesi, inoltre, Valentin Olberg realmente si recò in Unione Sovietica nel luglio del 1935 mediante un finto passaporto honduregno procuratogli anche grazie all’aiuto della Gestapo, ma egli agì in tal senso sempre in qualità di infiltrato stalinista operante contro il movimento trotzkista: anche nel 1935, quindi, Olberg agì per conto e al servizio del suo vero “datore di lavoro”, e cioè il regime stalinista, a cui va pertanto imputato direttamente anche l’acquisizione di un falso passaporto honduregno grazie alla Gestapo e ai nazisti, azione per cui invece Trotskij e suo figlio Lev Sedov risultavano totalmente innocenti.

Secondo una terza e diversa tesi, proposta dal Manchester Guardian il 28 agosto del 1936, Valentin Olberg sarebbe stato invece nel 1933-35 un personaggio non legato ad alcuna fazione politica, né stalinista né trotzkista; un giovane che, incuriositosi della realtà sovietica e in serie difficoltà materiali durante il suo esilio a Praga del 1933-35, prese solo per motivi personali la decisione di recarsi nell’Unione Sovietica stalinista nel luglio del 1935, senza avere alcun contatto né con la polizia sovietica né con i trotzkisti.

Valentin Olberg: coraggioso militante trotzkista, oppure agente provocatore e infiltrato stalinista, o invece semplice curioso-apartitico?

Nel suo scritto collettivo, il PCL indica chiaramente che a suo avviso Valentin Olberg rappresentò un agente stalinista che cercava di infiltrarsi fin dal 1929 nelle fila della costituenda IV Internazionale; testualmente il PCL giudica Olberg “un intellettuale ebreo residente in Germania, assunto dalla GPU” (secondo la terminologia trotskista, la polizia sovietica del tempo) “nel 1929 per infiltrarsi nell’opposizione trotskista internazionale”.

A giudizio del PCL, quindi, Valentin Olberg fin dal 1929, e per sette anni, agì in qualità di “talpa” stalinista nelle fila trotskiste.

Secondo il PCL, dunque, fin dal 1929 e per sette anni Valentin Olberg costituì una figura stalinista infiltrata all’interno della costituenda IV Internazionale.

Bene, ma l’ipotesi “Olberg-infiltrato stalinista” all’interno del movimento trotskista viene demolita senza dubbio da una dichiarazione scritta rilasciata da Valentin Olberg all’inizio del gennaio 1936 e poco dopo il suo arresto a Gorkij, Gennaio del 1936, dirigenti del PCL, e non terza decade del 1936, quando invece iniziò il primo processo di Mosca: otto mesi separarono i due eventi, il secondo dei quali all’inizio del 1936 non era stato neanche messo in progettazione, come concordano persino gli storici antistalinisti contemporanei.

In tale dichiarazione scritta Valentin Olberg affermò: “È possibile che io possa autocalunniarmi e fare qualsiasi cosa, se solo bastasse a porre fine alle mie sofferenze. Ma chiaramente non posso riferire ciò che è un’ovvia menzogna, e cioè che sono un trotskista, un emissario di Trotskij ecc.”.

A questo punto esaminiamo la situazione di Valentin Olberg, quando egli venne arrestato all’inizio di gennaio del 1936 con altri professori e studenti di Gorkij, più di sette mesi prima dell’inizio del processo di Mosca, supponendo per un attimo che il PCL abbia ragione e che dunque Valentin Olberg fosse stato realmente e per sette anni, a partire dal 1929 e fino al gennaio 1936, un agente segreto stalinista infiltrato nelle fila della costituenda IV Internazionale.

Cosa avrebbe affermato sicuramente e senza ombra di dubbio il (presunto) agente stalinista Valentin Olberg nel gennaio 1936 di fronte agli investigatori della polizia stalinista che lo avevano arrestato, sempre ipotizzando per un attimo che egli realmente fosse un agente provocatore stalinista?

Valentin Olberg avrebbe sicuramente subito dichiarato, sia verbalmente che per iscritto: “Cari compagni della polizia sovietica, sono anche io uno stalinista come voi.

Sono uno stalinista che, tra l’altro, si è infiltrato nelle schiere trotskiste sia all’estero che a Gorkij.

Sono uno stalinista e un agente segreto stalinista che, tra l’altro, si è infiltrato tra i seguaci di Trotskji fin dal 1929, ossia per ben sette lunghi anni: chiedete subito informazioni ai dirigenti di Mosca della polizia sovietica, dove mi conoscono benissimo fin dal 1929 come un agente infiltrato”.

Se fosse vera l’ipotesi “Olberg-infiltrato stalinista”, sia verbalmente che per iscritto Valentin Olberg avrebbe sottolineato ed evidenziato il suo passato ruolo di infiltrato, di talpa, di spia stalinista dal 1929 nelle fila trotskiste. Viceversa, non avrebbe mai e poi mai scritto la dichiarazione da lui invece concretamente elaborata subito dopo il suo arresto e nel gennaio 1936, ben otto mesi prima dell’inizio del primo processo di Mosca dell’agosto 1936; una dichiarazione nella quale Olberg:

 

–          non menzionò in alcun modo di essere uno stalinista;

–          non menzionò in alcun modo di essere un infiltrato e una talpa stalinista nelle fila trotskiste;

–          non menzionò in alcun modo di essere un agente provocatore stalinista all’interno della costituenda IV Internazionale fin dal 1929, ossia (si era nel gennaio 1936) da ben sette lunghi anni.

 

Ma forse Valentin Olberg era diventato uno “smemorato”, anzi lo “smemorato” di Mosca nel gennaio del 1936, “dimenticandosi” di colpo di essere stato (seguiamo ancora, per un attimo, l’ipotesi del PCL) una spia stalinista nelle fila trotskiste per sette anni e fin dal 1929?

Anche ammettendo per un istante tale ipotesi, assurda oltre ogni limite accettabile, sarebbe bastata l’esistenza concretissima e la presenza materiale del falso passaporto honduregno che Olberg ancora possedeva e utilizzava un istante prima di essere arrestato il 5 gennaio del 1936, e la presunta memoria “perduta” sarebbe sicuramente tornata immediatamente al presunto agente provocatore stalinista di nome Valentin Olberg: quest’ultimo avrebbe ritrovato sicuramente la sua autocoscienza di infiltrato stalinista, quando gli investigatori dell’NKVD che lo avevano arrestato gli misero sotto il naso proprio il suo falso passaporto honduregno che avevano requisito al momento del suo arresto e che venne del resto esibito in seguito, durante il processo di Mosca dell’agosto del 1936.

La dichiarazione scritta di Olberg (“non credetemi, se mi autocalunnierò”) e la sua mancata collaborazione per più di un mese con l’NKVD stalinista, che l’aveva messo in prigione agli inizi di gennaio del 1936, rappresentano quindi due elementi concreti che devastano completamente la teoria “Olberg-infiltrato stalinista”, costituendo dei fatti abnormi e assurdi se interpretati con l’errata chiave di lettura dell’agente provocatore della polizia sovietica.

Prima sfida per il PCL: come può spiegare che Olberg non si dichiarò in nessun modo stalinista, e più precisamente una talpa e un agente provocatore stalinista, quando egli venne arrestato agli inizi di gennaio del 1936, proprio dalla polizia stalinista, ossia dal suo (presunto) “datore di lavoro”?

Seconda sfida. Proprio seguendo l’ipotesi avanzata dal PCL non si può spiegare in alcun modo perché Valentin Olberg, il presunto infiltrato stalinista, non abbia affermato e dichiarato subito, nel gennaio 1936, sia verbalmente che per iscritto, che egli volontariamente si era finto trotzkista dal 1929 al gennaio 1936, su incarico della polizia stalinista e dei suoi capi di Mosca; che egli si era volontariamente presentato e fatto passare per trotzkista durante sette lunghi anni, dal 1929 fino all’inizio del 1936, su incarico e dietro ordini proprio della polizia stalinista e dei suoi capi di Mosca.

Terza sfida per il PCL: come può spiegare la distanza temporale di più di un anno tra il momento in cui Valentin Olberg, il presunto agente stalinista, ricevette il falso passaporto honduregno nel 1935 dai nazisti e quello nel quale egli confessò tale elemento decisivo alla polizia stalinista nel maggio del 1936?

Infatti un ulteriore elemento di prova rispetto alla reale militanza trotzkista di Valentin Olberg è costituita dalla distanza temporale di più di un anno creatasi tra il momento in cui Valentin Olberg ottenne materialmente a Praga il falso passaporto honduregno, con l’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo agli inizi del 1935, e quello in cui invece egli rivelò tale dato di fatto all’NKVD e alla polizia sovietica, ossia nel giugno del 1936.

Lo storico antistalinista Rogovin aveva riportato nel suo libro che “le indagini sul caso Olberg, che si erano concluse a maggio” del 1936 “vennero riaperte” nel giugno del 1936: Rogovin ammise che “ora” (nel giugno del 1936) “Olberg aveva testimoniato di avere legami con la Gestapo”, a partire dal famoso passaporto falso honduregno procuratogli a Praga anche grazie a Tukalevskij e ai nazisti.

Seppur involontariamente, lo storico antistalinista Rogovin ha contribuito a devastare ancora più profondamente la teoria secondo cui Valentin Olberg costituiva un infiltrato stalinista: la falla emerge quasi subito, sempre accettando come veritiera tale ipotesi.

Agli inizi del 1935, Valentin Olberg infatti ottenne ed ebbe materialmente in mano il falso passaporto honduregno, anche grazie a Tukalevskij e alla Gestapo: fatto sicuro e innegabile.

Ma solo nel maggio del 1936, e cioè solo dopo più di un anno, Valentin Olberg confessò tale fatto eclatante e tale clamoroso aiuto logistico di matrice nazista agli investigatori della polizia sovietica: altro elemento sicuro e riportato persino dall’antistalinista Rogovin, anche se quest’ultimo spostò ancora avanti nel tempo, ossia al giugno del 1936, le prime ammissioni di Olberg sui suoi concreti rapporti logistici con Tukalevskij e i nazisti.[1]

Sussiste, in altre parole, una sicura e innegabile distanza temporale di circa cinquecento giorni tra il momento in cui Valentin Olberg ricevette e venne materialmente in possesso a Praga del falso passaporto honduregno, grazie a Tukalevskij e alla Gestapo, prima di entrare illegalmente e sotto falso nome in Unione Sovietica nel luglio del 1935, e il periodo (maggio del 1936, dieci mesi dopo) in cui invece Valentin Olberg finalmente ammise e confessò di fronte all’NKVD che il suo falso passaporto gli era stato procurato da Tukalevskij e dall’apparato statale nazista.

È solo un dato di fatto arido e privo di importanza, quello avente per oggetto i circa cinquecento giorni che distanziarono l’acquisizione materiale del passaporto falso da parte di Olberg, all’inizio del 1935 e grazie all’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo, dalla confessione effettuata da Valentin Olberg all’NKVD stalinista rispetto a tale eclatante notizia e avvenuta solo nel maggio del 1936, più di un anno dopo?

Per niente: si tratta invece di un’informazione sicura che demolisce ulteriormente la tesi di “Olberg-provocatore stalinista”, mentre simultaneamente conferma e comprova nuovamente  l’ipotesi opposta, di una notizia sicura rispetto a una condotta di Olberg imperniata sul seguire scrupolosamente la “regola del silenzio” rispetto al nemico, nel caso specifico il regime stalinista.

I cinquecento giorni che separano l’acquisizione materiale da parte di Olberg del falso passaporto honduregno, grazie all’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo, dalla data  dell’ammissione di tale notizia all’NKVD costituiscono infatti l’elemento concreto che fa sparire anche i dubbi quasi irragionevoli sul fatto che Valentin Olberg fosse un coraggioso militante trotzkista, e non certo un infiltrato stalinista nelle fila trotzkiste.

Prendiamo per buona e veritiera, almeno per un attimo, la teoria che Valentin Olberg fosse davvero un uomo che agisse dal 1933 al 1936 come un reale provocatore e un vero infiltrato stalinista nelle fila trotzkiste, operando in apparenza come un militante della Quarta Internazionale.

Sempre prendendo per buona tale ipotesi, fin dall’inizio del 1935 il provocatore-stalinista Valentin Olberg aveva ormai ottenuto un successo professionale formidabile e come minimo un’impresa di notevole valore, sia per i suoi “padroni” e datori di lavoro della polizia sovietica che per la sua stessa carriera di agente provocatore al servizio di Stalin.

Egli si era infatti assicurato, grazie al passaporto falso dell’Honduras e all’aiuto fornitogli proprio in tale acquisizione da Tukalevskij/Gestapo, le prove materiali – concrete e innegabili – necessarie al fine di compromettere e infangare in modo serio la reputazione politica e l’onore della Quarta Internazionale: un militante trotzkista, almeno a prima vista e in apparenza, che avesse ottenuto un falso passaporto e un ingresso clandestino in URSS anche attraverso l’aiuto materiale dei nazisti, costituiva infatti un eccellente e concretissimo punto d’appoggio per la propaganda stalinista, oltre che una notevole spinta in avanti per la carriera dell’infiltrato stalinista Valentin Olberg.

Proprio dal momento stesso in cui egli aveva preso possesso del falso passaporto honduregno grazie alla Gestapo, e cioè proprio all’inizio del 1935, Valentin Olberg aveva quindi già in mano – anche materialmente – una carta e un’arma molto valida contro Trotskij e il movimento politico da lui diretto, coinvolgendo infatti quest’ultimo come minimo in “relazioni pericolose” con Tukalevskij e la Gestapo rispetto al finto passaporto honduregno.

Eppure, agli inizi del 1935, il presunto agente provocatore di nome Valentin Olberg non comunicò niente dell’utilissima interconnessione logistica-materiale creatasi tra se stesso, Tukalevskij, la Gestapo e il falso passaporto honduregno ai suoi presunti “datori di lavoro”, ai suoi presunti dirigenti dell’NKVD di Mosca.

Neanche un accenno e neanche una parola: siamo già nel campo dell’assurdo, fin dall’inizio del 1935.

Anche se ormai in possesso del falso passaporto honduregno (che usò per un altro viaggio illegale in URSS nel marzo del 1935, su cui torneremo), Valentin Olberg non passò e trasmise alcuna informazione sul falso documento honduregno, su Lucas Parades – console generale dell’Honduras a Berlino – e su Tukalevskij/Gestapo ai suoi presunti datori di lavoro e ai suoi presunti capi dell’NKVD di Mosca, all’inizio del 1935, al posto di affrettarsi a comunicare loro una notizia allo stesso tempo utilissima ed eclatante: fino al maggio del 1936, Olberg restò viceversa muto come un pesce con la polizia stalinista rispetto al falso documento honduregno.

Fatto sicuro, ma altresì abnorme e incredibile se Valentin Olberg fosse stato realmente un agente provocatore e un vero infiltrato stalinista – e dal 1930, poi – all’interno delle fila trotzkiste.

Ammettendo per un istante come vera la tesi “Olberg-infiltrato stalinista”, saremmo inevitabilmente in presenza di un nuovo teatrino dell’assurdo da cui non si può certo uscire ipotizzando, ancora una volta, una presunta “smemoratezza” di Valentin Olberg, del presunto agente provocatore stalinista all’inizio del 1935; un presunto, irreale e inverosimile infiltrato stalinista, che si sarebbe quindi dimostrato tanto incapace e/o smemorato da dimenticarsi persino di riferire senza indugio ai suoi presunti datori di lavoro dell’NKVD di Mosca la ghiotta, preziosa e utilissima informazione avente per oggetto la connessione concreta ed evidentissima tra Olberg, il falso passaporto honduregno (ormai in pieno possesso di Olberg), il console honduregno a Berlino, la Gestapo e Tukalevskij.

Ma non solo: anche dopo il luglio del 1935 e anche una volta entrato illegalmente in URSS grazie al falso passaporto honduregno, Valentin Olberg si prese addirittura altri nove lunghi mesi di silenzio rispetto alla connessione logistica con la Gestapo e Tukalevskij, e sempre nei confronti dei suoi presunti “datori di lavoro” dell’NKVD.

Ancora una volta: che strano esemplare di agente provocatore era dunque Valentin Olberg?

Egli arrivò infatti nel luglio del 1935 in terra sovietica proprio grazie al falso passaporto honduregno, mediante un falso documento che tra l’altro aveva nelle sue mani e che stava utilizzando sia illegalmente che concretamente e anche una volta entrato in URSS e nella sua presunta “casa-madre”, Olberg non comunicò alcunché ai suoi presunti datori di lavoro dell’NKVD rispetto al falso passaporto e, soprattutto, alle particolari modalità attraverso le quali egli lo aveva acquisito. Neanche una semplice e facilissima telefonata – per non parlare poi di un rapporto scritto – a Spiegelglass o un altro leader dell’NKVD, del tipo: “Caro compagno, prepara la vodka per festeggiare e una bella promozione a mio vantaggio. Ho a mia disposizione un falso passaporto honduregno procuratomi anche grazie ai nazisti, e che tra l’altro ho già usato per entrare illegalmente sul sacro suolo sovietico: visto che è dal 1929 che mi fingo trotzkista, abbiamo già ora in mano un’eccellente carta e un ottimo strumento per sputtanare quei controrivoluzionari di Trotskij e Sedov, con cui sono stato costretto a convivere e a rimanere in contatto nel corso degli ultimi anni”.

Invece il presunto infiltrato Valentin Olberg non inviò alcun rapporto e/o notizia al centro di Mosca, anche nell’estate del 1935 e una volta arrivato proprio sul suolo sovietico.

Lo stesso abnorme silenzio – abnorme se Olberg fosse stato davvero una “talpa” stalinista, certo – si ripeté infatti anche nell’agosto del 1935, quando tra l’altro Olberg era già ritornato stabilmente in Unione Sovietica e nella sua presunta “casa madre” di matrice stalinista: sempre più assurdo…

Identica omertà di Olberg, sempre rispetto ai suoi presunti “datori di lavoro” dell’NKVD, anche nel settembre 1935 e quando egli ormai risiedeva a Gorkij, lavorando all’istituto pedagogico di tale città: sempre bocca cucita da parte del presunto agente provocatore, rispetto ai suoi presunti “datori di lavoro” dell’NKVD stalinista.

Totale mancanza di comunicazione da parte sua anche nell’ottobre del 1935, sempre rispetto all’interconnessione Tukalevskij-Gestapo-console honduregno-falso passaporto honduregno.

Novembre del 1935? Come sopra: silenzio di tomba, da parte di Valentin Olberg e del presunto infiltrato stalinista nelle fila trotzkiste.

Dicembre del 1935? Niente di nuovo dal “fronte Valentin Olberg” e da parte del presunto agente provocatore stalinista, rispetto ai suoi presunti capi dell’NKVD stalinista.

Gennaio del 1936? Valentin Olberg venne arrestato dall’NKVD il 5 gennaio del 1936 (per finta, secondo la teoria che lo ritiene un agente infiltrato proprio di quest’ultima), ma anche una volta incarcerato egli si “dimenticò” ancora una volta di informare i suoi presunti “datori di lavoro” della polizia stalinista sull’importante connessione Tukalevskij-Gestapo-falso passaporto honduregno, nonostante tale documento materiale fosse ormai sotto gli occhi e nelle mani della polizia sovietica, che stava del resto iniziando proprio allora a interrogare in carcere il suo presunto agente provocatore e il suo presunto infiltrato all’interno delle fila trotzkiste.

Ancora una volta riemerge Valentin Olberg in qualità di (presunto) “smemorato di Mosca”, sempre seguendo la teoria dell’infiltrato stalinista.

Nel febbraio del 1936 la musica (o meglio, l’assenza di narrazione da parte di Valentin Olberg) non cambiò, visto che anche e persino in quel mese il presunto infiltrato stalinista non rivelò niente ai suoi presunti “datori di lavoro” dell’NKVD sull’aiuto da lui ricevuto da Tukalevskij-Gestapo per l’acquisizione del falso passaporto honduregno, nonostante egli fosse sempre in un carcere sovietico e sempre sottoposto agli interrogatori della polizia stalinista, ossia dei suoi presunti padroni: egli confessò di essere trotzkista, certo, ma non invece il “dettaglio” estremamente importante delle sue connessioni con la Gestapo e il console honduregno operante a Berlino nel 1935, Lucas Parades.

Marzo del 1936? Come sopra: il presunto “smemorato” continuò a non riferire un’informazione come minimo preziosa per Stalin e i dirigenti dell’NKVD, una notizia eclatante che egli aveva avuto letteralmente in mano (tramite il falso passaporto honduregno, acquisito grazie anche all’aiuto di Tukalevskij e ai nazisti) fin dall’inizio del 1935 e da circa un anno.

Aprile 1936? Per l’ennesimo mese di fila, niente di nuovo dal “fronte Valentin Olberg”.

Solamente nel maggio del 1936 – nel giugno, secondo Rogovin – Olberg ammise la sua collusione con i nazisti e Tukalevskij rispetto al falso passaporto honduregno, dopo circa quattro lunghi mesi di interrogatori e di “sofferenze”.

Quindi solo nel maggio del 1936 Valentin Olberg, il presunto “infiltrato stalinista” nelle fila trotzkiste, si decise finalmente a rilevare all’NKVD le sue notizie-bomba rispetto a Tukalevskij, la Gestapo e il falso passaporto honduregno: solo dopo circa cinquecento giorni da quando egli ebbe in mano e a sua completa disposizione il falso passaporto honduregno.

La sicura e inequivocabile distanza temporale di più di cinquecento giorni tra il periodo in cui Valentin Olberg ebbe a disposizione concretamente il falso passaporto honduregno, grazie all’aiuto di Tukalevskij e dei nazisti (inizi del 1935), e il momento nel quale egli invece rivelò tali fatti eclatanti all’NKVD nel maggio del 1936, demolisce già di per sé in modo irreversibile la tesi di “Olberg-infiltrato stalinista” nelle fila del movimento trotzkista, anche non considerando gli elementi presi già in esame (la fucilazione dello stesso Olberg ecc.).

La distanza temporale di circa cinquecento giorni in via d’esame risulta invece perfettamente spiegabile e compatibile con la teoria che valuta Olberg come un coraggioso militante trotzkista.

Valentin Olberg non rivelò, all’inizio del 1935, alcuna informazione all’NKVD stalinista sulla connessione Tukalevskij-Gestapo-falso passaporto honduregno per la semplice ragione che egli era un fedele seguace di Trotskij: l’ultima cosa al mondo che avrebbe fatto Olberg, per evidenti ragioni politiche (non danneggiare l’immagine e la reputazione di Trotskij, rivelando gli “sporchi” contatti con i nazisti) oltre che di incolumità personale (ossia non farsi scoprire dalla polizia stalinista, quando avrebbe cercato di entrare illegalmente in Unione Sovietica) era proprio “cantare” e dire la verità all’odiato nemico stalinista anche sulla “connessione tedesca” in via d’esame.

Anche in seguito, una volta entrato in URSS e nel periodo compreso tra il luglio 1935 e il 4 gennaio del 1936, ossia il giorno prima del suo arresto, Olberg non rivelò alcuna informazione alla polizia stalinista per le stesse ragioni appena esposte, aggravate dal fatto che egli ormai si trovava nella “tana del lupo” stalinista, con tutti i mortali pericoli derivanti da tale temerario posizionamento.

Quando infine venne arrestato, il coraggioso militante trotzkista Valentin Olberg non rivelò alcunché rispetto a Tukalevskij e alla Gestapo, e cioè su una notizia disastrosa per il movimento trotzkista, per circa cinque lunghi mesi e dal 5 gennaio fino al maggio del 1936, anche se sottoposto ai duri interrogatori della polizia sovietica: seguendo la “regola del silenzio”, ossia del non rivelare niente al nemico e a quel regime stalinista tanto odiato dai trotzkisti, egli riuscì a tenere duro almeno su questo punto specifico fino al mese di maggio del 1936.

Poi egli cedette e rivelò infine la sua connessione “logistica” con i nazisti, ma si tratta del fenomeno perfettamente comprensibile e che deriva dai limiti della resistenza umana. Olberg era stato del resto realmente arrestato in URSS, e non ad esempio a Parigi o Londra; il suo falso passaporto honduregno costituiva un dato di fatto innegabile, come del resto i suoi precedenti rapporti con Tukalevskij, e i nuovi interrogatori dell’NKVD, una volta riaperta l’indagine sul suo conto, non saranno certamente stati benevoli e gentili nei suoi confronti.

Quarta sfida per il PCL, ossia Mordka Zborovsky/Etienne: e più precisamente la richiesta di informazioni effettuata nel marzo del 1936 dalla polizia sovietica, allora denominata NKVD, e da M. Spiegelglass a Mordka Zborovsky  …  proprio nei confronti di Valentin Olberg.

Mordka Zborovsky a quel tempo costituiva una concreta, reale e abile “talpa” dell’NKVD (GPU, nella terminologia usata da Brouè) che a Parigi, nel corso del 1935, era riuscito a conquistarsi “a poco a poco la fiducia personale di L. Sedov” (Brouè), diventando uno dei collaboratori più fidati del figlio di Trotskij durante gli anni compresi tra 1935 e il 1937.

Cercando di utilizzare l’ottima posizione raggiunta ormai nelle fila trotzkiste da Zborovsky, nel marzo del 1936 i servizi segreti sovietici, nella persona del loro alto funzionario S. M. Spiegelglass, chiesero al loro abile agente infiltrato (conosciuto dai trotzkisti con lo pseudonimo del tempo “Etienne”) di cercare di scoprire e rubare documenti, scritti e lettere contenute nell’archivio parigino del figlio di Trotskij in relazione a circa una ventina di nominativi di politici e attivisti, considerati dall’NKVD come sospetti di legami trotzkisti; un elenco assai particolare, di cui ancora nel 1955 “Etienne” ricorderà alcuni nomi.

Infatti nella primavera del 1936 Zborovsky, trasferitosi in seguito negli USA e sottoposto a processo dall’FBI per attività spionistica a favore dell’URSS verso la fine del 1955-inizio del 1956, si mise al lavoro in quella direzione, come ammise davanti a una corte giudiziaria statunitense nel 1955, ma ottenne pochi risultati concreti almeno sotto quel profilo. Stando alla ricostruzione effettuata dall’insospettabile storico trotzkista Brouè, nel marzo del 1936 i servizi segreti sovietici misero infatti Zborovsky in “contatto con un personaggio importante, probabilmente l’alto funzionario della GPU Michail Spiegelglass evidentemente impegnato nella preparazione del processo di Mosca. Costui gli mostra una lista di una ventina di nomi – nel 1955 Zborovsky dirà di ricordarsi di quelli di Zinoviev, Smirnov, Olberg, Kurt Landau – dei quali deve cercare eventuali tracce nelle carte di Sedov. Spiegelglass gli spiega che si tratta di persone che cospirano contro l’Urss, che sono strettamente legate a Sedov e che la sorveglianza da lui esercitata potrebbe permettere di smascherarle. Zborovsky esegue l’incarico con tutto lo zelo possibile, ma non ottiene grandi risultati”.[2]

In questa sede non ci interessa soffermarci sull’elevato livello di penetrazione e infiltrazione ottenuto dall’NKVD/GPU all’interno delle fila trotzkiste europee, già nel corso del 1935-1936, ma viceversa vogliamo sottolineare la natura e l’obiettivo concreto delle informazioni richieste a Zborovsky nel marzo del 1936 dai capi dell’NKVD, per il tramite di Spiegelglass: esse risultavano infatti delle domande relative ad alcuni personaggi sospettati dalla polizia stalinista di attività trotzkiste o di essere in qualche modo legate al trotzkismo, tra cui emerge anche il nome di Valentin Olberg.

Proprio quel Valentin Olberg che, nel marzo del 1936, era già stato arrestato da circa due mesi proprio dall’NKVD in terra sovietica, come si è già notato in precedenza.

A questo punto supponiamo ancora una volta e per un istante come veritiera la tesi “Olberg-infiltrato stalinista”. Ammettendo tale ipotesi e collegandola subito con le informazioni ottenute da Brouè, otterremmo il seguente “quadretto”, allo stesso tempo esilarante e assolutamente incredibile:

 

–           l’NKVD/GPU infiltrò Olberg come agente provocatore stalinista nelle fila trotzkiste a partire dal 1929, sapendo dunque benissimo del ruolo reale svolto da quest’ultimo;

–           all’inizio del 1936 l’NKVD arrestò in URSS il suo presunto agente provocatore Olberg, che tuttavia si “dimenticò” di essere un agente provocatore stalinista una volta arrestato;

–           nel marzo del 1936, l’NKVD chiese altresì al suo agente provocatore e infiltrato stalinista Zborovsky delle informazioni anche sul conto del suo agente provocatore, ossia dello stalinista di nome Valentin Olberg, tra l’altro già arrestato dalla stessa NKVD il 5 gennaio del 1936 in una città sovietica.

 

Accettando per un attimo la tesi su “Olberg-agente stalinista”, avremmo dunque un reale infiltrato stalinista, ben conosciuto dai vertici dell’NKVD (= Zborovsky) che, per incarico della stessa polizia stalinista, indagò nel marzo del 1936 rispetto a un altro reale agente infiltrato e provocatore dell’NKVD (= Olberg), anch’esso ben conosciuto almeno a partire dal 1929 dai vertici dell’NKVD stalinista, e per di più già arrestato da essa nel gennaio del 1936.

Almeno seguendo la fallimentare tesi su un “Olberg-infiltrato stalinista”, si sarebbe quindi creata  all’inizio del 1936 una particolare e tragicomica situazione nella quale il reale e indiscutibile infiltrato e “talpa” stalinista Etienne/Zborovsky avrebbe dovuto investigare, e indagò realmente per conto dell’NKVD stalinista nei confronti di un altro infiltrato stalinista all’interno delle fila della costituenda Quarta internazionale, ossia di un altro suo “collega” stalinista.

Siamo già ora nel campo dell’assurdo.

L’infiltrato stalinista Etienne/Zborovsky dal marzo del 1936, e sempre per conto dell’NKVD stalinista inoltre indagò sull’infiltrato stalinista di nome Valentin Olberg che tra l’altro era già stato messo in prigione e interrogato proprio dall’NKVD stalinista e fin dal 5 gennaio del 1936, ossia due mesi prima: ancora più assurdo.

L’infiltrato stalinista Etienne/Zborovsky indagò infine per conto dell’NKVD stalinista sull’infiltrato stalinista Valentin Olberg a partire dal marzo del 1936, e cioè dopo che quest’ultimo aveva ormai ammesso – seppur dopo più di un mese di resistenza (assurda, senza senso) rispetto ai duri interrogatori dell’NKVD – almeno di essere trotzkista, confessando di essere un “emissario” di Trotskij e un militante trotzkista: sempre più assurdo e sempre più delirante, sempre prendendo per buona la teoria in via di demolizione.

Assurdità, delirio e follia che invece subito svaniscono accettando la tesi secondo cui Valentin Olberg non rappresentò assolutamente e in alcun modo un agente provocatore stalinista, ma viceversa un militante trotzkista.

Solo in quest’ottica diventa perfettamente spiegabile e razionale la richiesta di informazioni e di prove scritte rivolta nel marzo del 1936 dai dirigenti di Mosca dell’NKVD al loro (reale) infiltrato Zborovsky, affinché quest’ultimo fornisse ulteriori dati sicuri anche su un reale nemico di Stalin quale il coraggioso militante trotzkista Valentin Olberg, che già in quel periodo era considerato dai vertici dei servizi segreti leali a Stalin come un personaggio importante, al fine di scoprire i fili nascosti dell’attività clandestina della Quarta Internazionale in terra sovietica.

Grazie anche all’aiuto involontario di Brouè, l’ipotesi che Valentin Olberg fosse realmente un agente provocatore stalinista diventa pertanto ancora più assurda e incredibile, con le conseguenze inevitabili del caso esaminate in precedenza.

Un’agenzia di spionaggio può sicuramente chiedere a un suo reale infiltrato di indagare e fornire informazioni sul conto di un suo reale nemico, nel caso specifico un trotzkista di nome Valentin Olberg, trattandosi di un’azione razionale e sensata anche secondo il buon senso più elementare: non è certo verosimile e comprensibile il contrario, ossia che essa richieda e domandi a una sua reale “talpa” (Zborovsky) delle notizie e informazioni rispetto invece a un altro suo reale agente infiltrato, in questo caso Valentin Olberg, tra l’altro arrestato proprio dalla polizia stalinista due mesi prima del marzo 1936 e che, nella seconda metà del febbraio 1936, aveva almeno confessato di essere un “emissario” di Trotskij.

A meno di non supporre e ipotizzare, entrando ancora di più nel mondo dell’assurdo, che anche Spiegelglass e gli altri capi dell’NKVD di Mosca fossero diventati improvvisamente degli “smemorati” (forse imitando il loro presunto e “smemorato” agente provocatore, Valentin Olberg?) nel marzo del 1936, “dimenticandosi” pertanto di avere almeno dal 1930 alle loro (presunte) dipendenze Valentin Olberg, di averlo fatto infiltrare da ben sei anni nelle fila trotzkiste e di averlo fatto arrestare ad arte il 5 gennaio del 1936 a  Gorkij, ossia proprio in terra sovietica.

Ma a questo punto dovremmo entrare in un regno di follia e di mancanza di memoria collettiva degno per l’appunto di un manicomio allo sbando, e non certo degli efficienti servizi segreti sovietici del 1936.

Come criterio di verifica della nostra tesi va del resto sottolineato anche un altro nome citato da Zborovsky nel 1956, e cioè Kurt Landau.

Kurt Landau era stato un militante trotzkista vicino a Trotskij almeno dal 1929 fino al 1931, che tra l’altro aveva conosciuto e lavorato assieme proprio con Valentin Olberg nel corso del 1931: pur denunciando in seguito con veemenza il primo processo stalinista dell’agosto del 1936, in cui risultava imputato anche Valentin Olberg, Landau invece polemizzò apertamente con Trotskij e suo figlio Sedov proprio rispetto a Olberg, personaggio considerato da Landau non come un agente provocatore dell’NKVD ma, viceversa, come una “vittima di Stalin”.[3]

Nessun dubbio, anche da parte trotzkista, che Landau fosse a sua volta un infiltrato stalinista, visto che proprio la Quarta Internazionale lo considera un martire della repressione stalinista in Spagna, dove Landau si era trasferito aderendo subito all’organizzazione semitrotzkista del Poum e militandovi nel periodo compreso tra il 1935 e il 1937.

Il punto che ci interessa più da vicino è che proprio l’insospettabile Landau, che non credette mai alla versione che valutava Olberg come un infiltrato stalinista, divenne a sua volta oggetto dell’attenzione speciale di Spiegelglass e della NKVD nel marzo del 1936, con la loro richiesta a “Etienne-Zborovsky” di avere informazioni dettagliate anche sul suo conto, oltre che sulla posizione di Valentin Olberg: il fatto innegabile che i dirigenti della polizia stalinista allora avessero richiesto notizie sul conto di Landau si spiega con la semplice ragione che anche quest’ultimo, al pari di Valentin Olberg, costituiva un coraggioso militante antistalinista e non certo un infiltrato al servizio dell’NKVD.

Nel capitolo del libro “Il volo di Pjatakov” dedicato al caso Olberg emergono numerose altre prove che, simultaneamente, demoliscono l’ipotesi cara al PCL su un Valentin Olberg “infiltrato stalinista” e attestano invece che quest’ultimo era un uomo politico impegnato seriamente nella costituenda Quarta Internazionale e un acceso antistalinista che, con il supporto materiale dei nazisti e della Gestapo, entrò clandestinamente in Unione Sovietica nell’estate del 1935: con tutte le pesanti conseguenze politiche che ne discendono e ne derivano rispetto all’alleanza tattica tra Trotskij e i nazisti.

Ma per il momento ci limitiamo solo alle quattro sfide sopracitate, non mettendo in campo altri elementi di prova.

Quattro sfide sul piano storico: verranno affrontate o invece, più comodamente, evitate e ignorate dal PCL?

 

 

27 novembre 2018

 

 

Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli

 

 

Per consultare una parte del libro “Il volo di Pjatakov” si può utilizzare gratuitamente il sito http://www.robertosidoli.net

 

[1] “Moscow trials 1936, 19 (morning session)”, in art-bin.com

[2] P. Brouè, “La rivoluzione perduta”, pag. 840, Bollati Boringhieri

[3] P. Broué, “Kurt Landau”, in www.marxist.org, 1998