Archivi Mensili: febbraio 2019

Presentazione del libro “Il volo di Pjatakov”

Giovedì 28 Febbraio sarò a Milano a presentare un libro importante per la storia del secolo scorso ma attualissimo nelle odierne battaglie “Il volo di Piatakov”, una importante opera di Daniele Burgio, Massimo Leoni, Roberto Sidoli a cui parteciperà lo storico Giorgio Galli con la partecipazione di Paolo Paparella. Le menzogne su Stalin, sulla costruzione del socialismo in Urss, sulla grande vittoria contro la Germania nazista vengono smontate con “prove provate” da questo libro che ci permette di buttare nel cestino tutta la paccottiglia antisovietica ed anticomunista di una sinistra inutile e dannosa. Ore 17.30 Centro Culturale Concetto Marchesi Via Spallanzani 6.

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Assemblea pubblica 28 febbraio 2019

manchette 28 febb 2019

Francobolli in onore di Stalin e Oleg Buzina saranno pubblicati nella Repubblica Popolare di Donetsk nel 2019

 

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Francobolli in onore di Stalin e Oleg Buzina saranno pubblicati nella Repubblica Popolare di Donetsk nel 2019

 

Francobolli in onore di Stalin e Oleg Buzina saranno pubblicati nella Repubblica Popolare di Donetsk nel 2019     di Enrico Vigna SOS Donbass/CISDU – CIVG

1 febbraio 2019

Quest’anno l’impresa statale  “Poste del Donbass” pubblicherà 20 nuovi francobolli. Tra questi ci sono francobolli dedicati a Joseph Stalin e Oleg Buzina.

Questo è stato annunciato oggi dal servizio stampa dell’impresa, come segnalato da Roman Pevrev.

Oggi, 1 febbraio 2019, il Donbass Post presenta ufficialmente un piano per l’emissione di buoni di stato di pagamento postale, buste e francobolli per il 2019. Sono previsti venti numeri di francobolli nuovi, dedicati a persone eccezionali, eventi importanti, date importanti e vacanze professionali. I filatelici saranno compiaciuti dai nuovi francobolli commemorativi, così come i francobolli soggettivi e i blocchi postali “, ha annunciato il comunicato.
I francobolli sono programmati per il rilascio nel 140° anniversario della nascita di Joseph Stalin (il marchio sarà messo in circolazione postale il 18 dicembre), nel 50 ° anniversario del famoso scrittore e giornalista ucciso dai nazionalisti ucraini, Oles Buzina (l’introduzione alla circolazione postale avverrà il 12 luglio).

Oles Buzina, era un famoso e stimato giornalista e scrittore ucraino, protagonista di numerosi dibattiti politici nella TV ucraina, dove denunciava e accusava, con dati e documentazioni inoppugnabili la realtà della “nuova” Ucraina e del ruolo dello squadrismo neonazista.

 
Dopo innumerevoli minacce, fieramente si rifiutò di scappare, affermando che l’Ucraina era il suo paese e lui era un patriota ucraino. Assassinato il 16 aprile 2015 in un agguato sotto casa sua a Kiev, con  una tecnica da professionisti. Ha lasciato la moglie e una figlia piccola, Mariia. 
In quei giorni, in 72 ore furono uccisi altri due oppositori del regime golpista, naturalmente in occidente nessuna indignazione o manifestazioni di protesta dei giornalisti e media “democratici” nostrani. E, naturalmente, dopo quasi quattro anni NESSUN COLPEVOLE. 
Il 15 aprile 2015,un commando ha ucciso Sergej Sukhobok blogger responsabile di un piccolo giornale che criticava le politiche del governo e sosteneva le ragioni della gente del Donbass ribelle. Poco prima, nel pomeriggio, altri killer avevano compiuto un’identica missione sotto casa di Oleg Kalashnikov, ex deputato del Partito delle Regioni e grande oppositore dei movimenti che avevano protestato l’anno prima sulla Piazza Majdan di Kiev e che ora gestiscono il Paese.
Tre omicidi politici in meno di 24 ore nell’indifferenza dei paesi democratici occidentali. Purtroppo era solo un inizio, in questi anni la lista degli assassinii politici degli oppositori è continuata incessante.

A cura di Enrico Vigna SOS Donbass/ SOS Ucraina Resistente/CIVG

Notizia del: 

Il “turista” Trotskij nell’Italia fascista del 1932 e il “turista” Valentin Olberg.

 

Dalla sezione di Roma del PCL ci è pervenuto un documento senza titolo, alla fine firmato Partito Comunista dei Lavoratori, nel quale viene affermato che Trotskij stava facendo solo del turismo innocente e “di poche ore” (parole testuali del PCL) nell’Italia fascista del novembre 1932 dimenticandosi, certo solo per “poche ore”, che nel 1932 ormai da dieci anni regnava in Italia una dittatura ferocemente anticomunista, reazionaria e antioperaia.

Da autentici “rivoluzionari vacanzieri”, gli estensori del documento del PCL evidentemente ritengono che non sussista nulla di strano o di sbagliato in tale “turismo” da parte di Trotskij nell’Italia fascista del novembre 1932.

Nel dicembre 1932 sempre Trotskij, dopo circa una decina di giorni dalla precedente vacanza campana, effettuava nuovamente e per una seconda volta del “turismo” questa volta di alcuni giorni nell’Italia fascista del dicembre 1932, a partire da Milano e venendo anche intervistato dai giornali fascisti.

Sempre a giudizio del PCL non sussisteva in ogni caso nulla di strano o di sbagliato anche in questa seconda tappa “turistica” di Trotskij, dell’iper-rivoluzionario Trotskij all’interno dell’Italia fascista della fine del 1932.

A ciascuno il suo, si potrebbe dire.

Di conseguenza, per i filoturistici e filovacanzieri estensori del documento in oggetto del PCL non dovrebbe essere per nulla difficile rispondere alle nostre quattro sfide e alle nostre quattro domande su un altro particolare e interessante “turista”, ossia Valentin Olberg.

Ovviamente facciamo riferimento al nostro articolo intitolato “Quattro sfide alla candida ignoranza del PCL sul caso Olberg”, datato ormai 3 dicembre 2018. Quattro sfide da noi lanciate pubblicamente al PCL già da due mesi e dall’inizio di dicembre del 2018, rimaste ancora senza alcuna risposta da parte della microsetta in oggetto, in via di disfacimento anche a causa delle sue continue scissioni.

Riproduciamo pertanto per la quarta volta almeno tre delle nostre domande:

“Prima sfida per il PCL: come può spiegare che Olberg non si dichiarò in nessun modo stalinista, e più precisamente una talpa e un agente provocatore stalinista, quando egli venne arrestato agli inizi di gennaio del 1936, proprio dalla polizia stalinista, ossia dal suo (presunto) “datore di lavoro”?

Seconda sfida. Proprio seguendo l’ipotesi avanzata dal PCL non si può spiegare in alcun modo perché Valentin Olberg, il presunto infiltrato stalinista, non abbia affermato e dichiarato subito, nel gennaio 1936, sia verbalmente che per iscritto, che egli volontariamente si era finto trotzkista dal 1929 al gennaio 1936, su incarico della polizia stalinista e dei suoi capi di Mosca; che egli si era volontariamente presentato e fatto passare per trotzkista durante sette lunghi anni, dal 1929 fino all’inizio del 1936, su incarico e dietro ordini proprio della polizia stalinista e dei suoi capi di Mosca.

Terza sfida per il PCL: come può spiegare la distanza temporale di più di un anno tra il momento in cui Valentin Olberg, il presunto agente stalinista, ricevette il falso passaporto honduregno nel 1935 dai nazisti e quello nel quale egli confessò tale elemento decisivo alla polizia stalinista nel maggio del 1936?

Infatti un ulteriore elemento di prova rispetto alla reale militanza trotzkista di Valentin Olberg è costituita dalla distanza temporale di più di un anno creatasi tra il momento in cui Valentin Olberg ottenne materialmente a Praga il falso passaporto honduregno, con l’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo agli inizi del 1935, e quello in cui invece egli rivelò tale dato di fatto all’NKVD e alla polizia sovietica, ossia nel giugno del 1936.

Lo storico antistalinista Rogovin aveva riportato nel suo libro che “le indagini sul caso Olberg, che si erano concluse a maggio” del 1936 “vennero riaperte” nel giugno del 1936: Rogovin ammise che “ora” (nel giugno del 1936) “Olberg aveva testimoniato di avere legami con la Gestapo”, a partire dal famoso passaporto falso honduregno procuratogli a Praga anche grazie a Tukalevskij e ai nazisti.

Seppur involontariamente, lo storico antistalinista Rogovin ha contribuito a devastare ancora più profondamente la teoria secondo cui Valentin Olberg costituiva un infiltrato stalinista: la falla emerge quasi subito, sempre accettando come veritiera tale ipotesi.

Agli inizi del 1935, Valentin Olberg infatti ottenne ed ebbe materialmente in mano il falso passaporto honduregno, anche grazie a Tukalevskij e alla Gestapo: fatto sicuro e innegabile.

Ma solo nel maggio del 1936, e cioè solo dopo più di un anno, Valentin Olberg confessò tale fatto eclatante e tale clamoroso aiuto logistico di matrice nazista agli investigatori della polizia sovietica: altro elemento sicuro e riportato persino dall’antistalinista Rogovin, anche se quest’ultimo spostò ancora avanti nel tempo, ossia al giugno del 1936, le prime ammissioni di Olberg sui suoi concreti rapporti logistici con Tukalevskij e i nazisti.

Sussiste, in altre parole, una sicura e innegabile distanza temporale di circa cinquecento giorni tra il momento in cui Valentin Olberg ricevette e venne materialmente in possesso a Praga del falso passaporto honduregno, grazie a Tukalevskij e alla Gestapo, prima di entrare illegalmente e sotto falso nome in Unione Sovietica nel luglio del 1935, e il periodo (maggio del 1936, dieci mesi dopo) in cui invece Valentin Olberg finalmente ammise e confessò di fronte all’NKVD che il suo falso passaporto gli era stato procurato da Tukalevskij e dall’apparato statale nazista.

È solo un dato di fatto arido e privo di importanza, quello avente per oggetto i circa cinquecento giorni che distanziarono l’acquisizione materiale del passaporto falso da parte di Olberg, all’inizio del 1935 e grazie all’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo, dalla confessione effettuata da Valentin Olberg all’NKVD stalinista rispetto a tale eclatante notizia e avvenuta solo nel maggio del 1936, più di un anno dopo?

Per niente: si tratta invece di un’informazione sicura che demolisce ulteriormente la tesi di “Olberg-provocatore stalinista”, mentre simultaneamente conferma e comprova nuovamente  l’ipotesi opposta, di una notizia sicura rispetto a una condotta di Olberg imperniata sul seguire scrupolosamente la “regola del silenzio” rispetto al nemico, nel caso specifico il regime stalinista.

I cinquecento giorni che separano l’acquisizione materiale da parte di Olberg del falso passaporto honduregno, grazie all’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo, dalla data  dell’ammissione di tale notizia all’NKVD costituiscono infatti l’elemento concreto che fa sparire anche i dubbi quasi irragionevoli sul fatto che Valentin Olberg fosse un coraggioso militante trotzkista, e non certo un infiltrato stalinista nelle fila trotzkiste”.

Creando, ovviamente, un’inevitabile domanda: perché la Gestapo e i nazisti fornirono un passaporto falso a un intellettuale ebreo, comunista e antistalinista, intenzionato e deciso a entrare in modo illegale nell’Unione Sovietica stalinista nel 1935?

Anche questa quarta ed ennesima volta le nostre sfide al PCL non avranno alcuna risposta, come già in precedenza?

 

 

Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli

 

 

15 febbraio 2019

Assemblea pubblica 28 febbraio 2019

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