Il “turista” Trotskij nell’Italia fascista del 1932 e il “turista” Valentin Olberg.

 

Dalla sezione di Roma del PCL ci è pervenuto un documento senza titolo, alla fine firmato Partito Comunista dei Lavoratori, nel quale viene affermato che Trotskij stava facendo solo del turismo innocente e “di poche ore” (parole testuali del PCL) nell’Italia fascista del novembre 1932 dimenticandosi, certo solo per “poche ore”, che nel 1932 ormai da dieci anni regnava in Italia una dittatura ferocemente anticomunista, reazionaria e antioperaia.

Da autentici “rivoluzionari vacanzieri”, gli estensori del documento del PCL evidentemente ritengono che non sussista nulla di strano o di sbagliato in tale “turismo” da parte di Trotskij nell’Italia fascista del novembre 1932.

Nel dicembre 1932 sempre Trotskij, dopo circa una decina di giorni dalla precedente vacanza campana, effettuava nuovamente e per una seconda volta del “turismo” questa volta di alcuni giorni nell’Italia fascista del dicembre 1932, a partire da Milano e venendo anche intervistato dai giornali fascisti.

Sempre a giudizio del PCL non sussisteva in ogni caso nulla di strano o di sbagliato anche in questa seconda tappa “turistica” di Trotskij, dell’iper-rivoluzionario Trotskij all’interno dell’Italia fascista della fine del 1932.

A ciascuno il suo, si potrebbe dire.

Di conseguenza, per i filoturistici e filovacanzieri estensori del documento in oggetto del PCL non dovrebbe essere per nulla difficile rispondere alle nostre quattro sfide e alle nostre quattro domande su un altro particolare e interessante “turista”, ossia Valentin Olberg.

Ovviamente facciamo riferimento al nostro articolo intitolato “Quattro sfide alla candida ignoranza del PCL sul caso Olberg”, datato ormai 3 dicembre 2018. Quattro sfide da noi lanciate pubblicamente al PCL già da due mesi e dall’inizio di dicembre del 2018, rimaste ancora senza alcuna risposta da parte della microsetta in oggetto, in via di disfacimento anche a causa delle sue continue scissioni.

Riproduciamo pertanto per la quarta volta almeno tre delle nostre domande:

“Prima sfida per il PCL: come può spiegare che Olberg non si dichiarò in nessun modo stalinista, e più precisamente una talpa e un agente provocatore stalinista, quando egli venne arrestato agli inizi di gennaio del 1936, proprio dalla polizia stalinista, ossia dal suo (presunto) “datore di lavoro”?

Seconda sfida. Proprio seguendo l’ipotesi avanzata dal PCL non si può spiegare in alcun modo perché Valentin Olberg, il presunto infiltrato stalinista, non abbia affermato e dichiarato subito, nel gennaio 1936, sia verbalmente che per iscritto, che egli volontariamente si era finto trotzkista dal 1929 al gennaio 1936, su incarico della polizia stalinista e dei suoi capi di Mosca; che egli si era volontariamente presentato e fatto passare per trotzkista durante sette lunghi anni, dal 1929 fino all’inizio del 1936, su incarico e dietro ordini proprio della polizia stalinista e dei suoi capi di Mosca.

Terza sfida per il PCL: come può spiegare la distanza temporale di più di un anno tra il momento in cui Valentin Olberg, il presunto agente stalinista, ricevette il falso passaporto honduregno nel 1935 dai nazisti e quello nel quale egli confessò tale elemento decisivo alla polizia stalinista nel maggio del 1936?

Infatti un ulteriore elemento di prova rispetto alla reale militanza trotzkista di Valentin Olberg è costituita dalla distanza temporale di più di un anno creatasi tra il momento in cui Valentin Olberg ottenne materialmente a Praga il falso passaporto honduregno, con l’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo agli inizi del 1935, e quello in cui invece egli rivelò tale dato di fatto all’NKVD e alla polizia sovietica, ossia nel giugno del 1936.

Lo storico antistalinista Rogovin aveva riportato nel suo libro che “le indagini sul caso Olberg, che si erano concluse a maggio” del 1936 “vennero riaperte” nel giugno del 1936: Rogovin ammise che “ora” (nel giugno del 1936) “Olberg aveva testimoniato di avere legami con la Gestapo”, a partire dal famoso passaporto falso honduregno procuratogli a Praga anche grazie a Tukalevskij e ai nazisti.

Seppur involontariamente, lo storico antistalinista Rogovin ha contribuito a devastare ancora più profondamente la teoria secondo cui Valentin Olberg costituiva un infiltrato stalinista: la falla emerge quasi subito, sempre accettando come veritiera tale ipotesi.

Agli inizi del 1935, Valentin Olberg infatti ottenne ed ebbe materialmente in mano il falso passaporto honduregno, anche grazie a Tukalevskij e alla Gestapo: fatto sicuro e innegabile.

Ma solo nel maggio del 1936, e cioè solo dopo più di un anno, Valentin Olberg confessò tale fatto eclatante e tale clamoroso aiuto logistico di matrice nazista agli investigatori della polizia sovietica: altro elemento sicuro e riportato persino dall’antistalinista Rogovin, anche se quest’ultimo spostò ancora avanti nel tempo, ossia al giugno del 1936, le prime ammissioni di Olberg sui suoi concreti rapporti logistici con Tukalevskij e i nazisti.

Sussiste, in altre parole, una sicura e innegabile distanza temporale di circa cinquecento giorni tra il momento in cui Valentin Olberg ricevette e venne materialmente in possesso a Praga del falso passaporto honduregno, grazie a Tukalevskij e alla Gestapo, prima di entrare illegalmente e sotto falso nome in Unione Sovietica nel luglio del 1935, e il periodo (maggio del 1936, dieci mesi dopo) in cui invece Valentin Olberg finalmente ammise e confessò di fronte all’NKVD che il suo falso passaporto gli era stato procurato da Tukalevskij e dall’apparato statale nazista.

È solo un dato di fatto arido e privo di importanza, quello avente per oggetto i circa cinquecento giorni che distanziarono l’acquisizione materiale del passaporto falso da parte di Olberg, all’inizio del 1935 e grazie all’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo, dalla confessione effettuata da Valentin Olberg all’NKVD stalinista rispetto a tale eclatante notizia e avvenuta solo nel maggio del 1936, più di un anno dopo?

Per niente: si tratta invece di un’informazione sicura che demolisce ulteriormente la tesi di “Olberg-provocatore stalinista”, mentre simultaneamente conferma e comprova nuovamente  l’ipotesi opposta, di una notizia sicura rispetto a una condotta di Olberg imperniata sul seguire scrupolosamente la “regola del silenzio” rispetto al nemico, nel caso specifico il regime stalinista.

I cinquecento giorni che separano l’acquisizione materiale da parte di Olberg del falso passaporto honduregno, grazie all’aiuto di Tukalevskij e della Gestapo, dalla data  dell’ammissione di tale notizia all’NKVD costituiscono infatti l’elemento concreto che fa sparire anche i dubbi quasi irragionevoli sul fatto che Valentin Olberg fosse un coraggioso militante trotzkista, e non certo un infiltrato stalinista nelle fila trotzkiste”.

Creando, ovviamente, un’inevitabile domanda: perché la Gestapo e i nazisti fornirono un passaporto falso a un intellettuale ebreo, comunista e antistalinista, intenzionato e deciso a entrare in modo illegale nell’Unione Sovietica stalinista nel 1935?

Anche questa quarta ed ennesima volta le nostre sfide al PCL non avranno alcuna risposta, come già in precedenza?

 

 

Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli

 

 

15 febbraio 2019

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