Una recensione all’eccellente libro di Alessandro Pascale dal titolo Il totalitarismo “liberale”.

 

 

Consigliamo non solo ai comunisti, ma anche a tutte le persone oneste sul piano intellettuale e a tutti i democratici la lettura dell’ottimo libro scritto da Alessandro Pascale, intitolato Il totalitarismo “liberale” e pubblicato dalla casa editrice La Città del Sole.

Innanzitutto Alessandro Pascale ha il merito indiscutibile di essere riuscito a rovesciare e trasformare, in modo brillante e creativo, proprio il senso, il significato e l’utilizzo politico concreto della categoria teorica del totalitarismo: un concetto elaborato nel 1923 dal liberale Giovanni Amendola e usato quasi subito in chiave e funzione apertamente anticomunista, accomunando e unificando il bolscevismo “totalitario” di Lenin con il presunto-simmetrico fenomeno reazionario fascista, da poco giunto al potere.

Siamo in presenza di una categoria politica che venne ripresa, non certo a caso, dal presunto “iper rivoluzionario” Trotskij durante gli anni Trenta, per cercare a tutti i costi di indebolire l’attrazione esercitata  su scala mondiale rispetto a una parte significativa dei lavoratori, giovani e intellettuali da parte dell’Unione Sovietica, in espansione e diretta da Stalin. Circa dieci anni dopo, a partire dall’inizio della guerra fredda scatenata sempre contro il paese dei Soviet dall’imperialismo occidentale, lo stesso utilizzo politico-propagandistico della categoria di totalitarismo venne effettuata da numerosissimi teorici e intellettuali anticomunisti, spesso presentatisi sotto vesti di sinistra: come nel caso del famigerato “piccolo fratello” George Orwell che, mentre scriveva del “totalitarismo” comunista nei suoi libri, nel 1948 faceva la spia contro gli intellettuali di sinistra proprio per conto degli apparati statali britannici, come evidenzia Alessandro Pascale a pag. 329 del suo libro.

In secondo luogo Pascale riesce a enucleare, con tutta una serie di “fatti testardi” (Lenin), un’analisi dialettica molto lucida rispetto alla questione di Stalin: un processo di chiarificazione storico-teorica che aiuta a spazzare via quella marea di menzogne contro il leader comunista georgiano che, a partire dal 1956, ha contribuito in modo come minimo sensibile a inquinare e indebolire la sinistra antagonista del mondo occidentale; ovviamente grazie anche all’opera di quell’indispensabile cavallo di Troia presente al suo interno e incarnato dall’azione, allo stesso tempo concentrica e incessante, esercitata da forze multiformi quali la socialdemocrazia, l’anarchismo, il trotzkismo e la cosiddetta “sinistra comunista” di bordighiana memoria.

Il libro del compagno Pascale risulta quindi particolarmente importante proprio perché la storia e la riflessione collettiva sui fatti storici, solo apparentemente lontani dal nostro tempo, costituiscono invece una parte importante del nostro stesso presente e dell’attuale lotta di classe ideologico-culturale combattuta su scala planetaria, in modo durissimo e senza soste, tra il socialismo e l’imperialismo, rappresentando l’influente “fronte” politico-ideologico, troppo spesso sottovalutato dai comunisti.

Come ha sottolineato giustamente Alessandro Pascale nella prefazione del suo libro,  “Ovunque prevale  una grande confusione ideologica, la cui origine mi sembra che affondi anzitutto nella distorsione sistematica dei fatti e delle informazioni fornite dai media e dalle più importanti istituzioni pubbliche” (Il totalitarismo “liberale”, p. 15).

A volte la “confusione” tuttavia svanisce, anche mediante libri come quello in oggetto e in via di analisi.

 

Buona lettura.

 

Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli.

 

 

 

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