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Il ruolo della Cina nell’attuale quadro internazionale

La Cina prevalentemente socialista del 2017

Ripreso dal sito  www.lacinarossa.net

Relazione tenuta da Daniele Burgio durante l’assemblea sulla Cina – 15 marzo 2017.

L’elemento e la notizia eclatante che va innanzitutto sottolineata è che, stando ai dati forniti dall’insospettabile istituto Euromonitor e pubblicato persino dal Corriere della Sera, il salario medio degli operai e delle “tute blu” cinesi è triplicato, è aumentato di tre volte dal 2005 al 2016, quasi raggiungendo la retribuzione percepita nel 2016 dagli operai portoghesi.

Si tratta di una notizia e novità clamorosa fornita tra l’altro da fonti insospettabili, su cui tuttavia gran parte della sinistra politica e sindacale italiana ha steso un clamoroso – ma spiegabilissimo – silenzio, allo stesso tempo imbarazzato e pietoso.

Ma vi sono informazioni interessanti che interessano e/o provengono da Pechino negli ultimi mesi.

La questione della natura socioproduttiva della Cina contemporanea ancora una volta è stata risolta in senso prevalentemente socialista e collettivistico, proprio dall’insospettabile rapporto della rivista statunitense “Fortune” – arciborghese e anticinese – sulle 500 più grandi imprese mondiali nel corso del 2015.

In tale report emerge come le prime undici più grandi imprese cinesi nella “Top 500” planetaria (in termini di fatturato) siano di proprietà pubblica, in tutto o in grande parte.

Tali aziende cinesi a proprietà statale o municipale sono:

State Grid, seconda nella classifica Fortune e dietro solo alla Wal-Mart statunitense, con un fatturato nel 2015 pari a ben 329 miliardi di dollari e a circa un sesto del prodotto interno lordo italiano dello stesso anno;

China National Petroleum, terza nella classifica Fortune e con un fatturato nel 2015 equivalente a 299 miliardi di dollari;

Sinopec Group quarto posto nella classifica Fortune, fatturato nel 2015 pari a 294 miliardi di dollari;

Industrial and Commercial Bank of China, quindicesima nella lista Fortune, con 167 miliardi di dollari di fatturato;

China Costruction Bank (22° posto in classifica), con 147 miliardi di dollari di fatturato;

China State Costruction Enginering (ventisettesimo posto), con 140 miliardi di dollari di fatturato;

Agricultural Bank of China (29° posizione), con 133 miliardi di dollari di fatturato;

Bank of China (35° posizione), con un fatturato nel 2015 pari a 122 miliardi di dollari;

China Mobile Communications (45° posizione della lista Fortune), con un fatturato pari a 106 miliardi di dollari;

SAIC Motor (46° posizione), fatturato pari a 106 miliardi di dollari;

China Life Insurance (54° posizione), fatturato pari a 101 miliardi di dollari.

Sono dati apparentemente aridi, ma viceversa ricchi di lezioni concrete.

Infatti il totale del fatturato del 2015 delle prime undici aziende cinesi, tutte di proprietà statale (completamente o in gran parte), è risultato pari a 1.944 miliardi di dollari: ossia il 20 percento; un quinto del prodotto interno lordo cinese del 2015.

Circa un quinto del PIL cinese del 2015 risultava quindi di proprietà statale e di solo undici aziende cinesi, di solo undici colossi di proprietà pubblica; undici aziende statali il cui fatturato era quasi pari all’intero PIL italiano nello stesso anno di riferimento.

Si tratta di un risultato di grande importanza e proveniente tra l’altro da una fonte insospettabile come Fortune, rivista di salda fede anticomunista e ostile a Pechino: ma nel rapporto in oggetto del giornale statunitense emerge altresì un altro dato di fatto, un diverso “fatto testardo” (Lenin) sempre di notevole interesse politico e socioproduttivo.

Infatti nella “Top 500” mondiale della lista Fortune del 2016 sono comprese 98 aziende cinesi, escluse le aziende di Taiwan e Hong Kong: e di tali 98 colossi cinesi ben 76 aziende risultano di proprietà e di dominio pubblico.

Quindi ben 76 delle più grandi aziende cinesi sono in mano allo stato e alle municipalità cinesi, in tutto o in larga parte, e solo 22 imprese della classifica di Fortune non appartengono alla sfera pubblica: tre quarti di esse quindi sono di proprietà collettiva e, come si è già visto, sempre in mano allo stato risultano le prime 11 aziende cinesi all’interno della “Top 500” di Fortune.

Di sfuggita: tutte queste 76 imprese pubbliche esprimono un fatturato come minimo almeno superiore ai 20 miliardi di dollari e quasi sempre superiore a quello di Telecom Italia.

Ma non solo: passiamo ora ad esaminare un azienda cinese come la gigantesca Huawei, che quasi sempre all’interno del mondo occidentale viene vista e considerata come un impresa capitalistica e di natura privata.

Giusto? No, sbagliato.

Nel 2015 la Huawei aveva espresso un fatturato pari a 60,8 miliardi di dollari, collocandosi al 129° posto nella sopracitata lista Fortune del 2016 nella “Top 500” a livello mondiale.

Ora, esaminando un articolo pubblicato dal sito upgochina.com all’inizio del 2017 si ricava con chiarezza l‘informazione sulla natura essenzialmente cooperativa della Huawei: ossia che la proprietà delle azioni della Huawei è quasi del tutto in mano proprio agli operai e ai lavoratori della Huawei.

Un dato sorprendente almeno agli occhi occidentali, come del resto un altro “fatto testardo” in base al quale all’inizio del 2017 la catena di McDonald’s in Cina è diventata in larga parte di proprietà statale,  pubblica.

Leggiamo assieme l’articolo pubblicato dall’insospettabile “Il Giornale”, anticomunista e ostile a Pechino, all’inizio del gennaio 2017.

“Pechino statalizza gli hamburger Usa. Aprono 2.200 negozi “Mao” Donald’s.

Un simbolo del capitalismo a stelle e strisce nel paradiso del libretto rosso.

Sarà il nuovo MaoDonald’s o si chiamerà sempre McDonald’s?

Già perché in Cina sarà ora il colosso Citic a gestire gli oltre 2.200 negozi in franchising di McDonald’s.

Ovvero Pechino ha deciso di statalizzare gli hamburger americani.

Un’operazione economica da due miliardi di dollari in attesa ancora di essere ufficializzata. Ma al di là del valore commerciale dell’intesa è un intervento che ha un sapore tutto politico. Diverse possono essere le chiavi di interpretazione.

La prima che ci viene in mente, ma non certo l’unica, è quella di una risposta all’America. Una sorta di controffensiva cinese alla dichiarazione di guerra lanciata dal nuovo presidente degli Stati Uniti alla Cina.

La volontà di Donald Trump di aumentare le tariffe verso Pechino, la sua minaccia di far rientrare in America la produzione di alcuni beni che sono fatti in Cina non sono ovviamente passati inosservati. Non sono forse gli hamburger di McDonald’s il simbolo della globalizzazione americana? La scelta dunque di statalizzarli suona più come un messaggio politico e neanche tanto velato: una sorta di avvertimento. Come a dire: la Cina è in grado di fare le cose per conto suo”.

Sempre nell’articolo pubblicato il 15 gennaio del 2017 da parte dell’anticomunista “Il Giornale” venne altresì citato un altro concreto elemento socioproduttivo, assai importante nella Cina contemporanea e del 2017: un dato di fatto molto indicativo ma quasi sempre ignorato da gran parte dei comunisti (o presunti tali) e delle forze antagoniste (o presunte tali) del mondo occidentale, a partire dall’Italia in pesante declino all’inizio del terzo millennio.

Il dato di fatto in oggetto è semplice. Anche nella Cina del 2017, come all’inizio degli anni Cinquanta, la proprietà della terra risulta di proprietà pubblica e in mano allo stato, anche se in parte viene concessa in usufrutto alle comunità contadine cinesi: coltivatori diretti o cooperative agricole, che nel 2012 contavano un terzo di produttori rurali della nazione asiatica.

Sempre di proprietà pubblica risulta il gigantesco “tesoro” pubblico cinese, composto da enormi riserve di valute straniere, metalli preziosi e titoli di stato esteri: un “tesorone” statale pari nel 2016 a circa 3.400 miliardi di dollari, ossia a circa una volta e mezzo il PIL italiano dello stesso anno.

In conclusione anche in base a diverse fonti anticomuniste la Cina contemporanea presenta e rivela una matrice socioproduttiva prevalentemente collettivistica, di natura statale, cooperativa e municipale a secondo dei casi.

Solamente le aziende statali cinesi sotto la diretta amministrazione delle autorità centrali di Pechino hanno espresso, nel corso del 2016 un fatturato complessivo pari a quasi 3.500 miliardi di dollari e a un terzo del PIL cinese, raggiungendo profitti equivalenti a 178 miliardi di dollari, come ha rivelato proprio il Quotidiano del Popolo di Pechino in data 30 gennaio 2017.

Sono numeri e fatti testardi che parlano da soli.

 

Daniele Burgio, redazione La Cina Rossa.

Triplicati in dieci anni, i salari cinesi rincorrono quelli dei greci

Ripreso dal sito  www.lacinarossa.net

28 febbraio 2017

Riprendiamo l’ottimo articolo della Redazione del sito Cinaforum dal link: http://www.cinaforum.net/cina-salari-triplicati-in-dieci-anni.

 

 

 

Il salario medio dei lavoratori del settore manifatturiero in Cina ha superato quello dei loro colleghi brasiliani e messicani e si sta avvicinando rapidamente a quello dei greci e dei portoghesi.

Il risultato dell’ultimo decennio di costanti aumenti salariali nella Repubblica popolare cinese è fotografato da una ricerca appena pubblicata da Euromonitor International, secondo la quale la retribuzione per un’ora di lavoro in Cina è superiore a quella di tutti i paesi dell’America latina eccetto il Cile ed è pari al 70% di quella dei paesi più deboli dell’eurozona.

 

Oltre allo straordinario progresso degli standard di vita della popolazione cinese, la ricerca mette in risalto dunque le difficoltà dell’America latina e della Grecia, dove le disastrose politiche della Troika (Banca centrale europea, Commissione europea e Fondo monetario internazionale) hanno causato il dimezzamento dei salari rispetto al 2009.

 

Secondo Euromonitor, tra il 2005 e il 2016 il salario orario medio è triplicato in Cina, raggiungendo i 3,60 dollari, mentre nello stesso periodo in Brasile è sceso da 2,90 a 2,70 dollari; in Messico da 2,20 a 2,10 dollari; in Sudafrica da 4,30 a 3,60 dollari. Negli ultimi dieci anni, i salari cinesi hanno superato quelli di Argentina, Colombia e Thailandia.

 

Le statistiche di Euromonitor sono compilate in base ai dati ufficiali dell’Organizzazione internazionale per il lavoro (ILO), di Eurostat e degli uffici nazionali di statistica e tengono conto dell’inflazione, ma non prendono in considerazione le diversità del costo della vita nei vari paesi esaminati.

 

In Cina i lavoratori della manifattura sono meglio pagati rispetto a quelli dei servizi e le differenze sociali sono in aumento. Ciononostante il reddito disponibile è in crescita in tutti i settori, con retribuzioni passate in media da 1,5 dollari nel 2005 a 3,30 dollari nel 2016.

Gli effetti degli aumenti salariali sull’economia cinese saranno valutati nei prossimi anni: se, da un lato,questi aumenti potrebbero spingere sempre più a trasferire fuori dalla Cina una serie di produzioni (diventate troppo costose per gli imprenditori), dall’altro, il previsto aumento della produttività e la crescita del mercato e dei consumi interni potrebbero contribuire a mantenerle in Cina.

Estratti del discorso del compagno Xi Jinping a Davos: “La globalizzazione è una spada a due lame”. “La Cina è diventata la seconda economia mondiale grazie al Partito Comunista Cinese”

Ripreso dal sito  www.lacinarossa.net

 

“Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori.” Queste le parole usate dallo scrittore inglese Charles Dickens per descrivere il mondo all’indomani della Rivoluzione Industriale. Anche oggi viviamo in un mondo di contraddizioni. Da una parte, con l’incremento della ricchezza materiale e dei progressi scientifici e tecnologici, la civiltà umana si è sviluppata come mai nel passato. Dall’altra parte, ricorrenti conflitti regionali, sfide globali quali il terrorismo e i rifugiati, così come la povertà, la disoccupazione e la crescita del divario salariale si aggiungono alle incertezze del pianeta.

[…]
Dobbiamo inoltre riconoscere che la globalizzazione economica è una spada a doppio-taglio. Quando l’economia globale è sottoposta a una pressione al ribasso, risulta difficile fare una torta dell’economia globale più grande. La globalizzazione potrebbe perciò ridursi a influire negativamente sui rapporti tra crescita e distribuzione, tra capitale e lavoro, e tra efficienza ed equità. Sia i paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo hanno avvertito l’urto della crisi. Dobbiamo prendere seriamente in considerazione il fatto che voci contrarie alla globalizzazione abbiano disseminato insidie nel processo di globalizzazione economica.

[…]
Dovremmo valorizzare la cultura della diligenza, della parsimonia e imprenditorialità e del rispetto del duro lavoro di tutti. La priorità dovrebbe essere affrontare la povertà, la disoccupazione, la crescita del divario tra i redditi e le preoccupazioni dei gruppi svantaggiati a promuovere equità e giustizia sociale. Fondamentale è proteggere l’ambiente e proseguire verso il progresso economico e sociale così da raggiungere l’equilibrio tra uomo e natura e tra uomo e società. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dovrebbe essere attuata per realizzare uno sviluppo equilibrato nel mondo intero.

[…]
La Cina è diventata la seconda maggiore economia mondiale grazie a 38 anni di riforme e apertura. Il giusto cammino conduce a un futuro radioso. La Cina è arrivata lontano perché i cinesi, sotto la guida del Partito Comunista Cinese, hanno tracciato il cammino verso lo sviluppo che ha condotto la Cina alla situazione odierna.
Questo è un percorso basato sulla realtà cinese. La Cina negli anni scorsi è riuscita a intraprendere un percorso di sviluppo facendo ricorso sia alla propria saggezza sia alla prassi dei paesi d’Oriente e Occidente. Intraprendendo questo percorso, la Cina rifiuta di rimanere insensibile ai cambiamenti o di seguire ciecamente i passi degli altri. Tutte le strade portano a Roma. Nessun paese dovrebbe considerare il proprio percorso di sviluppo come l’unico perseguibile; tanto meno dovrebbe imporre il proprio modo di sviluppo agli altri.

[…]
Questo è un percorso verso riforme e innovazione. La Cina ha superato difficoltà e si è scontrata con numerose sfide sulla strada per le riforme; ha dimostrato la sua audacia affrontando questioni difficili, navigato su acque insidiose e debellato problemi istituzionali trovati lungo la strada per lo sviluppo. Grazie a questi sforzi siamo riusciti a liberare la nostra vitalità sociale e produttiva. Sulla base dei progressi raggiunti in trent’anni di riforme, abbiamo attuato più di 1200 riforme negli ultimi quattro anni, dando un energico slancio allo sviluppo cinese.

[…]
Noi cinesi sappiamo fin troppo bene quanto ci vuole per raggiungere la prosperità, perciò applaudiamo i traguardi raggiunti dagli altri e auguriamo loro un futuro ancor migliore. Non siamo gelosi dei successi altrui; non abbiamo risentimenti per coloro che hanno ampiamente beneficiato delle grandi opportunità che ha portato lo sviluppo cinese. Noi apriremo le braccia ai popoli degli altri paesi e li accoglieremo a bordo del treno espresso dello sviluppo cinese.

[…]
Signore e Signori,
Cari amici,
La storia del mondo dimostra che la strada della civiltà umana non è mai stata facile da percorrere e che per compiere progressi l’essere umano ha superato difficoltà. Nessuna difficoltà, seppur causa di sconforto, può fermare il progresso del genere umano. Quando incontriamo delle difficoltà, non dovremmo piangerci addosso, incolpare gli altri, abbatterci o scappare via dalle responsabilità. Dovremmo tenerci per mano e insieme raccogliere la sfida. La storia è fatta dai coraggiosi. Insieme, facciamo sì che cresca la fiducia reciproca, cominciamo ad agire e marciamo compatti verso un radioso futuro.

Grazie!

 

18° IMCWP – Contributo del Partito Comunista Cinese: “Siamo parte della grande famiglia del socialismo mondiale”

Ripreso dal sito  www.lacinarossa.net

25 novembre 2016

“Crisi capitalista e offensiva imperialista – Strategia e tattica dei Partiti Comunisti e Operai nella lotta per la pace, per i diritti dei lavoratori e dei popoli, per il socialismo”

 

Hanoi, Vietnam, 28-30 ottobre 2016

 

Contributo del Partito Comunista Cinese

 

Partito Comunista Cinese (PCC) | solidnet.org

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

 

 

 

Signor Presidente, cari Compagni,

 

è un grande piacere partecipare al diciottesimo Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai. Questo incontro è stato tenuto con successo per diciotto sessioni. Diciotto è un’età che definisce la persona maggiore di età in molti paesi e regioni. Ma in Cina, rappresenta un numero di buon auspicio, che simboleggia la realizzazione tangibile dei desideri di una persona.

 

Nei passati 18 anni, l’Incontro Internazionale dei Pariti Comunisti e Operai ha trasformato se stesso in una influente piattaforma di scambi tra le forze progressiste nel mondo, guidando il progresso del movimento comunista mondiale dopo la severa battuta d’arresto costituita dai drastici cambiamenti nell’Unione Sovietica e nell’Europa dell’Est. Noi abbiamo ogni ragione di credere che i partiti comunisti e dei lavoratori del mondo aumenteranno i propri scambi e le proprie ricerche attraverso questa piattaforma e faranno un più grande passo avanti lungo il sentiero per la realizzazione del comunismo e verso nuovi contributi per un futuro più luminoso dell’umanità.

 

Compagni,

 

il 1 luglio 2016 segna il 95° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese. Lungo i passati 95 anni il Partito Comunista Cinese è cresciuto come partito di lungo governo con oltre 88 milioni di membri e più di 4,4 milioni di organizzazioni di partito, amministrando un paese popolato da oltre 1,3 miliardi di persone.

 

Nel suo importante discorso in occasione del 95° anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese, il segretario generale Xi Jinping ha riassunto i tre contributi storici del Partito Comunista Cinese – la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, la stabilizzazione delle fondamenta del socialismo, il perseguimento di una politica di riforme ed apertura.

 

Il segretario generale Xi ha altresì evidenziato che la grande vittoria conquistata dal popolo cinese sotto la guida del Partito Comunista Cinese ha:

 

– consentito alla nazione cinese che ha 5000 anni di abbracciare a tutto campo la modernizzazione;

 

– elevato il socialismo che ha cinquanta anni a pratica di massima rilevanza nelle nazioni più popolate del mondo, innestando un fresco vigore nel socialismo del XXI secolo.

 

– ed ha aiutato la Nuova Cina di sessant’anni a raggiungere notevoli traguardi nella costruzione della nazione, creando un miracolo di crescita nella storia dell’umanità facendo sì che la più grande nazione in via di sviluppo sconfiggesse la povertà e diventasse la seconda più grande economia del mondo nel giro di soli trent’anni.

 

Il segretario generale Xi ha ricordato come l’intero Partito abbia portato avanti gli incessanti sforzi dei membri fondatori del Partito e sia stato fedele al popolo. Colui che vuol camminare in avanti a grandi balzi non deve dimenticare il sentiero che è stato percorso. Non importa quanto si è andati lontano, o quanto glorioso un futuro possa essere, non si deve mai dimenticare quello che si è sperimentato e perché si è iniziato il viaggio. Aspettando con impazienza le future sfide, tutti i membri del Partito devono essere fedeli alla loro missione e non mollare.

 

Il segretario generale Xi ha fatto appello all’intero Partito a sostenere il ruolo guida del Marxismo, a integrare i principi base del Marxismo con le condizioni attuali della Cina e all’andamento dei tempi, a produrre innovazioni teoretiche e pratiche ed a continuare ad adattare il Marxismo alle condizioni della Cina. La fede nel Marxismo del Partito Comunista Cinese non ha mai vacillato. Piuttosto continuerà ad arricchire ed a sviluppare il Marxismo nella prassi. Il Marxismo non segna il confine della verità, indica un sentiero verso la verità. Engels disse in breve: “L’intera concezione di Marx non è una dottrina bensì un metodo. Non fornisce nessun dogma già pronto, ma punti di appoggio per una ulteriore indagine e il metodo per questa indagine”. Il Partito Comunista Cinese abbraccia la visione per cui il cambiamento dei tempi e la vastità dello sviluppo della Cina sono andati molto oltre l’immaginazione degli scrittori dei classici del Marxismo. Dati i limitati decenni della prassi socialista cinese e lo stadio primario del socialismo in cui siamo, noi troveremo molte nuove situazioni e problemi, che richiederanno al Partito Comunista Cinese di introdurre innovazioni nella prassi e costanti passi in avanti nello sviluppo della teoria.

 

Il Partito Comunista Cinese tiene presente che sin dalla fondazione del nostro Partito, noi abbiamo posto il Comunismo ed il Socialismo come principi guida, abbiamo sostenuto i nobili ideali del comunismo e la comune aspirazione per un socialismo con caratteristiche cinesi e siamo avanzati con grande prassi protesi verso questi obiettivi.

 

Ciò per cui il Partito Comunista Cinese lavora è il socialismo cinese, non qualsiasi altro ismo. La storia non è giunta ad una fine, né potrà essere finita. Noi abbiamo grande fede nel sentiero, nelle teorie e nei sistemi del socialismo cinese e nella cultura cinese, fede mai vacillata nelle linee fondamentali del Partito, e continuiamo a portare avanti la grande causa del socialismo cinese. Se il socialismo sia o meno una cosa buona è determinato dalla dura realtà dei fatti e dal giudizio del popolo cinese non dalle supposizioni di quelli che hanno pregiudizi nei confronti del socialismo. I membri del PCC e l’intero popolo cinese sono pienamente convinti di fornire una soluzione cinese alla ricerca di un miglior sistema sociale.

 

Il Partito Comunista Cinese crede che il nostro Partito sia radicato nel popolo e serva il popolo. Noi dobbiamo confidare nel popolo, promuovere pienamente la sua iniziativa, il suo entusiasmo e creatività e promuovere ulteriormente il suo benessere.

 

Il Partito Comunista Cinese guiderà il popolo cinese a seguire risolutamente il sentiero dello sviluppo pacifico e la strategia vincente delle aperture. Noi aumenteremo gli scambi amichevoli con tutte le nazioni, e collaboreremo coi popoli degli altri paesi per portare avanti la nobile causa della pace e dello sviluppo.

 

Il ruolo guida del Partito Comunista Cinese è la più essenziale caratteristica del socialismo cinese, così come la sua più grande forza. Sostenere e migliorare il ruolo guida del Partito è il fondamento ed il fluido vitale sia del Partito che del Paese, e riguarda gli interessi ed il benessere del popolo di tutti i gruppi etnici della Cina. Il PCC non ha altra alternativa che mantenere la sua natura di avanguardia e purezza, migliorare costantemente la sua capacità di governo e di guida, migliorare la sua abilità di tener lontani i rischi, essere impermeabile alla corruzione, prevenire la degenerazione e migliorare la costruzione del Partito stesso in risposta all’andamento dei tempi. La costruzione del Partito deve essere sempre in sintonia con la causa del Partito e del popolo.

 

Come partito di governo, il PCC si confronta con la peggiore minaccia: la corruzione. Fin dal 18mo Congresso Nazionale nel 2012, il Partito ha catturato sia le tigri che le mosche – sia i membri anziani che quelli giovani colpevoli di corruzione. Non abbiamo mostrato alcuna compassione per quelle “grandi tigri” che causavano disastri al Paese e al popolo, ed abbiamo lavorato duro per risolvere quei problemi di corruzione che direttamente interessavano il popolo. Attraverso questi sforzi, il popolo può vedere i risultati pratici della lotta alla corruzione, ed i funzionari sono disincentivati dal cadere nella corruzione. Un primo risultato è stato già raggiunto affinché i funzionari non possano e non desiderino essere corrotti. Un impulso anti corruzione sta spiegando la sua piena forza su tutti i fronti.

 

Compagni,

 

più di trent’anni di riforme ed aperture hanno portato un cambiamento vorticoso nella Cina. All’inizio delle riforme negli anni 70, l’economia capitalista occidentale si sviluppava velocemente, il gap tra la Cina socialista e i paesi capitalisti sviluppati si stava allargando; e la nostra economia nazionale era sull’orlo del collasso. Affrontando la grave situazione, il compagno Deng Xiaoping, capo progetto delle riforme e delle aperture della Cina, disse sinteticamente: “se non intraprenderemo mai le riforme, la nostra modernizzazione e la nostra causa socialista giungerà al termine”. L’idea delle riforme e delle aperture non è saltata fuori per magia, né è stata una resa od una svendita; piuttosto è una scelta della storia, dei tempi e del popolo.

 

Il Partito Comunista Cinese ha unito e guidato il popolo cinese a portare avanti la grande causa delle riforme e delle aperture, la quale ha significativamente spronato la creatività della nostra gente, liberato e sviluppato la produttività della società, e potenziato la vitalità dello sviluppo sociale.

 

Durante più di trenta anni di rapido sviluppo economico,

– la Cina ha abbandonato l’orlo del collasso economico per diventare un’economia in forte espansione ed un motore dell’economia mondiale;

– il livello di vita del popolo è migliorato di molto, passando attraverso una storica trasformazione da un livello di inadeguatezza di cibo e vestiario ad una società moderatamente prosperosa sotto tutti gli aspetti;

– notevoli progressi sono stati fatti nello sviluppo della società, con i frutti delle delle riforme e dello sviluppo a beneficio dell’intera popolazione.

 

Attraverso le riforme e le aperture, la forza nazionale complessiva della Cina è considerevolmente cresciuta, e il socialismo cinese ha guadagnato fresco vigore e vitalità.

 

Le riforme e le aperture sono significative per i seguenti aspetti:

– il percorso, le teorie ed il sistema del socialismo cinese si sono fissati;

– la Cina si è rimessa al passo con i tempi;

– e il popolo cinese ha fatto grandi passi rialzandosi e diventando più ricco e più forte.

 

Il socialismo cinese è una causa che non è mai stata portata avanti prima. Le descrizioni e le previsioni sul socialismo di Marx ed Engels erano basate sulla legge dello sviluppo e sullo studio sulle rivoluzioni proletarie in una società capitalista. Nessuna risposta chiara era stata da loro fornita sulla descrizione e sulla costruzione di una società socialista nel mondo reale. Il compagno Deng Xiaoping una volta ha detto che la povertà non è socialismo, e che la superiorità del sistema socialista è dimostrata, nell”analisi finale, da uno sviluppo delle forze produttive maggiore e più rapido che nel sistema capitalista. E’ chiaro da questa visione che senza riforme ed aperture, non ci sarebbero né le conquiste economiche e sociali dei passati tre decenni, né il socialismo con caratteristiche cinesi.

 

Ai nuovi blocchi di partenza della storia, il Partito Comunista Cinese dichiara solennemente al mondo che noi seguiremo la corretta direzione delle riforme e delle aperture, respingendo sia il vecchio cammino di una rigida politica a porte chiuse, sia l’erroneo cammino dell’abbandono del socialismo.

 

– Abbiamo stabilito l’obiettivo complessivo di intensificare globalmente le riforme, il che è migliorare e sviluppare il socialismo con caratteristiche cinesi e promuovere la modernizzazione e le capacità del sistema di governo nazionale

 

– Assicureremo che le istituzioni divengano in tutte le aree più mature e complete, migliorando la qualità dello sviluppo e dell’amministrazione e lasciando al popolo un più forte senso di realizzazione.

 

– Faremo passi avanti lungo il sentiero delle riforme, delle aperture, dello sviluppo socialista e onoreremo il nostro impegno col popolo mediante nuovi progressi nella costruzione del socialismo cinese, l’impegno che l’aspirazione del popolo per una vita migliore sarà il nostro obiettivo.

 

Compagni,

 

la storia va sempre avanti senza aspettare quelli che esitano, che osservano, abbandonano i loro sforzi o rimangono deboli. Solo quelli che sono in sintonia con i tempi avranno un futuro luminoso.

 

Il mondo è oggi giunto ad una congiuntura critica nello sviluppo. Il dinamismo apportato dall’ultima tornata di progressi scientifici sta terminando mentre un nuovo corso di rivoluzione scientifica ed industriale deve ancora prendere slancio. L’economia mondiale è complessivamente indirizzata sul sentiero del recupero, ma si confronta ancora con molteplici rischi e sfide. La stagnazione economica, la crisi sociale ed il dilemma democratico appare nei paesi capitalisti. In ogni caso, le crisi nel mondo capitalista comportano necessariamente delle opportunità per le forze socialiste? Come possono i comunisti tradurre le crisi del mondo capitalista in opportunità storiche per un’autonomo sviluppo e per il progresso della causa socialista? Tutte queste domande sono per noi i principali argomenti che meritano una seria ricerca e riflessione.

 

Nel 2013, il Presidente cinese Xi Jinping ha proposto l’importante impresa di costruire la cintura economica della via della seta e la via marittima della seta del XXI secolo. La Cintura e la Via che attraversano il continente Eurasiatico e si estendono dalla regione pacifico-asiatica fino all’est ed all’ovest dell’Europa, coinvolgendo 4,4 miliardi di persone di 65 paesi. L’impresa rappresenta un’importante mossa strategica per espandere le aperture della Cina. Nel far ciò, la Cina non soltanto svilupperà se stessa, ma dividerà anche i benefici del suo sviluppo con tutti i paesi lungo la Cintura economica e la Via della seta. Durante i passati tre anni, più di 100 paesi ed organizzazioni internazionali hanno partecipato a questa impresa ed una serie di progetti miliari è stata già lanciata. La Cintura e la Via rafforzano lo spirito di pace, cooperazione, apertura, inclusività, mutuo apprendimento e mutuo vantaggio, fornendo una soluzione cinese con peculiari caratteristiche socialiste allo sviluppo comune del mondo, alla cooperazione Sud-Sud ed al progresso dell’umanità.

 

L’impresa della Cintura e della Via, la connessione tra i confini, l’intensificazione della cooperazione nel commercio e negli investimenti e la cooperazione internazionale sulla capacità produttiva e sugli impianti industriali – sostenute dalla Cina per stimolare nuova domanda attraverso una tempestiva fornitura ed affrontando la mancanza di motori di crescita e lo squilibrio economico. La Cintura e la Via, iniziate sulla base di consultazioni allargate, hanno riunito i contributi e diviso i vantaggi secondo il principio di eguaglianza e mutuo vantaggio, identificano lo sviluppo come il più importante interesse comune per promuovere uno sviluppo comune della Cina e di tutti gli altri paesi lungo la Cintura e la Via, per i vantaggi dei loro popoli.

 

Diventare più forti attraverso l’unità è la comune aspirazione ed il miglior auspicio di ogni paese in via di sviluppo. Nel XXI secolo, la qualità ed il miglioramento della cooperazione Sud-Sud è divenuta una volta di più una priorità per i paesi in via di sviluppo. Come il più grande dei paesi in via di sviluppo, la Cina è stata sempre una tenace rappresentante degli interessi dei paesi in via di sviluppo ed un’attiva partecipe e promotrice della cooperazione Sud-Sud. Nel portare avanti l’impresa della Cintura e della Via, la Cina aspira a lavorare con gli altri paesi in via di sviluppo per migliorare lo sviluppo economico e sociale, condividere le esperienze di sviluppo ed esplorare una via di sviluppo diversificato.

 

L’impresa della Cintura e della Via rappresentano la visione dei Comunisti cinesi del futuro del mondo e dell’umanità. L’economia mondiale è ancora in un periodo di profondo adattamento dopo la crisi finanziaria internazionale. Il ciclo triangolare tra i mercati delle economie capitaliste, la produzione delle economie emergenti ed i paesi ricchi di materie prime è stato interrotto. I nuovi fattori chiave dell’economia mondiale devono ancora emergere. Il mondo ha bisogno di nuovi modelli di crescita e nuove forme di cooperazione regionale. Nel momento cruciale in cui la crisi e le opportunità coesistono, il Partito Comunista Cinese, essendo il più grande partito di governo in un paese socialista, ha il dovere di cercare attivamente una nuova via per sostituire una globalizzazione socialista alla globalizzazione capitalista.

 

Compagni.

 

nel portare avanti il socialismo cinese, il Partito Comunista Cinese valuta lo scambio, il dialogo e la cooperazione con i partiti politici internazionali. Noi abbiamo stabilito varie forme di contatto con più di 600 partiti politici di oltre 160 paesi e regioni. Alla terza conferenza appena conclusa “Il PCC in dialogo col mondo”, tenutasi a Chongqing, in Cina, il 14 e 15 ottobre, 260 partecipanti rappresentanti di 78 partiti politici e organizzazioni di 52 paesi hanno presenziato e condotto dettagliate discussioni e scambi sul tema “Innovazione e governance economica globale: la proposta del PCC e la prassi”. I partiti politici che hanno partecipato hanno tutti concordato sul fatto che l’11mo Summit G20, tenutosi a Hangzhou, in Cina, a settembre, non era solo un summit tra i 20 membri, ma un summit pietra miliare nello sviluppo della governance globale. Ha offerto la soluzione cinese alla governance globale ed alla trasformazione, ed ha fissato in avanti la posizione della Cina per la stabilizzazione di un ordine internazionale equo e giusto. Il summit di Hangzhou, sul tema “Verso una innovativa, rinvigorita, interconnessa ed inclusiva economia mondiale”, ha offerto un nuovo pensiero nell’affrontare la difficile situazione dell’economia mondiale alla luce della prassi delle riforme e delle aperture cinesi. Il Presidente Xi Jinping ha proposto al summit la sua visione della governance globale caratterizzata dall’eguaglianza, dal comune vantaggio, dalla cooperazione e dalla divisione dei profitti, tracciando la rotta per disegnare un equo e giusto sistema di governance globale.

 

Venti anni sono passati dai drastici cambiamenti nell’Unione Sovietica e nell’Europa dell’Est. Nei due decenni passati, i partiti comunisti, i partiti dei lavoratori e le altre forze socialiste nel mondo hanno riflettuto su loro stessi ed hanno posto in essere degli aggiustamenti per migliorarsi ed estendere la loro influenza. Il capitalismo, sebbene soffra una battuta d’arresto, prepara il suo ritorno attraverso la ristrutturazione e tentando di scaricare sugli altri la crisi. Immaginate l’intensa lotta tra il capitalismo ed il socialismo e tra le forze conservatrici e le forze progressiste nel futuro. In questo contesto, tutti i partiti comunisti e dei lavoratori dovrebbero cercare un terreno comune mettendo da parte le loro differenze ed essendo uniti come un uno, aumentando gli scambi e attingendo l’uno alle esperienze dell’altro, in modo tale da rafforzare l’autodeterminazione ed aumentare la propria competenza a disinnescare i rischi. Lungo questa linea, lasciatemi fare le seguenti proposte.

 

Primo, tutti i partiti dovrebbero trovare un terreno comune dove possano mettere da parte le loro differenze. Ogni paese e Partito ha le sue peculiari condizioni. Dal momento che le realtà mutano, essi possono avere differenti visioni della definizione di socialismo e delle vie attraverso le quali costruire il socialismo. Queste differenze non dovrebbero essere di ostacolo alla loro cooperazione. Invece, essi dovrebbero essere una forza trainante per il loro mutuo apprendimento, che potrà favorire una ricerca indipendente, alla luce delle loro condizioni sul terreno, un sentiero di costruzione del socialismo appropriato alle realtà di ciascun partito e paese.

 

Secondo, tutti i partiti dovrebbero intensificare lo scambio di esperienze. Il rinvigorimento e lo sviluppo del movimento socialista mondiale dipende dagli sforzi combinati dei partiti comunisti e operai del mondo. Solo quando accresceremo la nostra forza potremo avere un vantaggio comparativo sui partiti capitalisti concorrenti e potremo vedere riconosciute le nostre idee e le nostre proposte in una più ampia area. A questo fine, suggeriamo che il meeting internazionale dei partiti comunisti e dei lavoratori crei più opportunità per tutti i partiti partecipanti di scambiare idee sulla costruzione del partito, attingere ciascuno all’esperienza dell’altro e cercare vie per crescere più forti attraverso questa piattaforma.

 

Terzo, tutti i partiti devono rafforzare la solidarietà e sostenersi a vicenda. Il comunismo è un valore ed un obiettivo perseguito dai partiti comunisti e opoerai del mondo. Determina il loro interesse strategico condiviso che è quello di difendere l’ideale del comunismo, Non ci si deve spaventare delle differenze. Ciò di cui abbiamo bisogno è di avere puntuali consultazioni e comunicazioni, minimizzando l’impatto negativo, astenendosi dall’enfatizzare e mettere in evidenza le differenze al fine di sostenere la solidarietà tra partiti comunisti. Solo se siamo uniti e plasmiamo una sinergia potremo raggiungere gli obiettivi dove possibile.

 

Compagni,

 

non importa da quale paese o da quale parte del pianeta proveniamo, la nostra presenza al meeting significa che siamo parte della grande famiglia del socialismo mondiale, e che siamo fratelli e sorelle che condividono il medesimo ideale e seguono la stessa via. Nella misura in cui uniamo le forze per intensificare gli scambi ed attingere dalle nostre esperienze noi potremo reciprocamente rafforzarci e crescere più forti. Quando quel giorno verrà, nessuna difficoltà o sfida potrà fermare la marcia del comunismo. Io ho fede che il movimento socialista mondiale supererà questo lungo “inverno glaciale” e saluterà la prossima splendida primavera.

 

Lunga vita al socialismo! Lunga vita ai partiti comunisti!

 

Grazie.

Xi Jinping: “Fidel vivrà per sempre”

Ripreso dal sito  www.lacinarossa.net

26 novembre 2016

da tgcom24.mediaset.it

Fidel Castro “vivrà per sempre”. Lo ha detto il presidente cinese Xi Jinping in un messaggio letto alla tv di Pechino dopo l’annuncio della morte del “comandante” della rivoluzione cubana. “Il popolo cinese ha perduto un compagno buono e sincero” ha detto Xi in un messaggio letto all’apertura del telegiornale dell sera sulla principale rete televisiva nazionale. “Il compagno Castro vivrà per sempre” ha detto Xi.

 

Xi Jinping: “Gli ideali e le cause per cui noi comunisti abbiamo combattuto non sono cambiati”.

Ripreso dal sito  www.lacinarossa.net

Il presidente Xi Jinping ha invitato a portare avanti lo spirito dell’Armata Rossa Cinese durante la Lunga Marcia di otto decadi fa. Ha affermato che è necessario impegnarsi senza paura al fine di realizzare il sogno cinese di un rinnovamento nazionale.
Lo spirito della Lunga Marcia è stato caratterizzato da un duro lavoro, dal non temere alcun sacrificio e da una ferma fiducia nel comunismo e nella vittoria finale della Rivoluzione cinese.
La Lunga Marcia ha chiaramente dimostrato la potenza degli ideali rivoluzionari, ha dichiarato Xi Jinping all’esibizione del Museo Militare della Rivoluzione del Popolo cinese di Pechino.
“I tempi sono cambiati, la situazione è cambiata, ma gli ideali e le cause per cui noi comunisti abbiamo combattuto non sono cambiati”, ha detto il compagno Xi Jinping.

Da englishpeopledaily.com.cn, 24-9-2016 “Xi stresses Long March spirit for national rejuvenation”

Relazione del compagno Daniele Burgio “La Cina dopo la grande crisi finanziaria del 2007/2008”.

Ripreso dal sito  www.lacinarossa.net

17 ottobre 2016

Relazione del compagno Daniele Burgio tenuta a Roma nel 2015 in occasione dell’incontro “La Cina dopo la grande crisi finanziaria del 2007/2008.

Buona lettura

Innanzitutto ringrazio, a nome dell’ “Associazione Primo Ottobre di amicizia Italia-Cina”  e della Redazione “La Cina Rossa”, l’Associazione “Marx XXI”  per il gentile invito a partecipare a questa utile e interessante riunione con i compagni cinesi.

 

 

 

Studiando e analizzando con le nostre modeste forze la gigantesca e multilaterale  dinamica di sviluppo della Cina contemporanea, abbiamo notato con estremo piacere l’importanza che il partito comunista cinese giustamente attribuisce alla filosofia e al materialismo dialettico, inteso come stella polare della praxis concreta dei comunisti.

 

Ad esempio sempre il compagno Xi Jinping, segretario del Partito Comunista Cinese, ha notato giustamente in un suo discorso del 24 gennaio 2015, ampiamente pubblicizzato dai mass-media cinesi, che: “studiare il materialismo dialettico e materialismo storico aiuterà gli iscritti del Partito Comunista Cinese a ottenere una migliore comprensione della filosofia marxista”, aggiungendo altresì in modo significativo che: “l’ideologia marxista deve essere il cuore del partito comunista cinese” e che “il metodo dialettico può aiutare ad affrontare i problemi complessi e portare a effettuare delle decisioni strategiche evitando i lati svantaggiosi”, imparando sempre “dall’esperienza che è la migliore maestra”.

 

Mentre gran parte della sinistra antagonista occidentale ha dimenticato persino l’esistenza stessa della filosofia marxista, per non parlare poi di un suo eventuale utilizzo concreto, sempre il compagno Xi Jinping, ha invece sottolineato l’importanza e il ruolo positivo svolto dal materialismo dialettico in qualità di strumento teorico e sociale indispensabile per il processo di sviluppo attuale della Cina (prevalentemente) socialista, anche per affrontare e superare le contraddizioni socioeconomiche del XXI secolo.

 

Partendo dalla giusta premessa teorica e politica elaborata dal compagno Xi Jinping, crediamo che sussista ormai l’urgente necessità, oggettiva e soggettiva, di avviare un processo di sviluppo del marxismo nel senso creativo e non-dogmatico, anche per facilitare la creazione di un solido fronte unico tra gli intellettuali progressisti e anti imperialisti di tutto il mondo.

 

Sempre utilizzando al meglio le nostre modeste forze abbiamo cercato di elaborare la teoria dell’effetto di sdoppiamento, prendendo come esempio e a tal fine sia le lettere scritte da Karl Marx a Vera Zasulich nel 1881, sia lo splendido scritto di Lenin intitolato “A proposito della dialettica”, nel quale si affermò giustamente che “lo sdoppiamento dell’uno… è l’essenza della dialettica”.

 

A nostro avviso dopo il 9000 a.C. e fino ad arrivare ai nostri giorni e all’inizio del terzo millennio, si è aperta l’epoca del surplus (costante e facilmente accumulabile), al cui interno si è a sua volta creata la potenzialità costante e l’esistenza concreta sia di rapporti di produzione/distribuzione collettivistici che di relazioni di produzione/distribuzione classisti, fondate invece sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

 

Si è trattato e si tratta tuttora di un processo socioproduttivo e politico sociale di durata plurimillenaria che partì dalla proto-città collettivistica di Gerico nell’8500 a.C., oltre che dalle splendide civiltà collettivistiche cinesi di Peiligang e Yangshao, fino ad arrivare via via anche alla Cina contemporanea del 1978-2015, con la sua coesistenza conflittuale tra egemoni e dominanti rapporti sociali di produzione socialisti e le relazioni di produzione invece di matrice capitalistica.

 

Si tratta della particolare e creativa NEP cinese introdotta dal 1978 dal compagno Deng  Xiaoping e dal partito comunista cinese: un modello socioeconomico che ha dimostrato nella pratica di saper reggere l’urto della tremenda crisi produttiva che ha colpito il mondo capitalista, a partire dal 2007/2009.

 

 

 

Grazie dell’attenzione.

“Il miracolo chiamato Partito Comunista Cinese” – di Muhammad Shahbaz Sharif, per il 95° anniversario del PCC

Ripreso dal sito  www.lacinarossa.net

9 agosto 2016

Di Muhammad Shahbaz Sharif, Primo ministro del Punjab

 

La nuova Cina è una potenza fondamentale del pianeta. Nel corso dei decenni il PCC ha dato alla Cina una forte identità, un risoluto senso di determinazione e una forte coscienza di sé, e ha trasformato il gigante assopito di un tempo in una potenza globale, economica, militare e strategica.

 

Il partito Comunista e la leadership cinese sapevano perfettamente che una volta che il miracolo economico fosse stato compiuto sarebbe seguito il rispetto e il riconoscimento a livello mondiale. La Cina del 21° secolo non è solamente una super potenza economica ma una vera e propria economia multi-dimensionale che ha saputo investire nelle proprie risorse umane. Salute, educazione e sostegno delle zone rurali sono la spina dorsale della nuova politica cinese. Non bisogna meravigliarsi se oggi la Cina sta raggiungendo la luna, Marte e oltre ancora.

 

Il PCC si discosta dall’opinione comune e dalle logiche degli abiti politici. Il ritmo vertiginoso in cui è cambiata la Cina sfida la logica, è accaduto solamente in pochi decenni ed è potuto accadere solo perché dietro la strategia vi era un corpo solido e robusto quale è il Partito Comunista Cinese.

 

Oggi la Cina è una impressionante potenza militare. E’ una potenza in terra, nei cieli e nei mari. La sua scienza spaziale è invidiata per l’alto livello raggiunto. Ciò non sarebbe potuto accadere se il PCC non avesse dimostrato saggezza negli ultimi decenni. Se valutiamo con attenzione vi è un metodo in questo “gioco”, c’è dietro una vera e propria scienza. È un esempio di saggezza collettiva utilizzata per il bene dell’individuo.

 

La Cina oggi è guidata dall’efficiente leader Sua Eccellenza Presidente Xi, un figlio leale del paese e del partito Comunista. La sua lungimirante “Una cintura e Una Via” non è altro che un fatto storico – epico – oggi audace e futuristico.

 

Proprio come un’antica Via ha aperto la Cina antica al mondo, il Presidente Xi capisce che la nuova Cina emergente ha bisogno di incontrare il mondo attraverso moderne rotte che diventino corridoi di scambi e libera circolazione; ciò consentirà uno scambio di talento e conoscenze tra i paesi facenti parte del progetto “Una cintura e Una Via” – come una collana di perle- che farà del mondo un luogo prospero e pacifico.

 

Il Pakistan e il CPEC [Corridoio economico Cina-Pakistan] sono all’avanguardia del progetto “Una Cintura e Una Via”. La Cina comprende che per il raggiungimento della prosperità il Pakistan ha bisogno di energia, strade e porti ed è esattamente ciò che sta facendo: lo dimostrano splendidamente i 46 miliardi di dollari del CPEC. Il progetto diverrà operativo dal prossimo anno e sarà un modello che il mondo potrà valutare. Ancora un miracolo il cui merito deve andare al PCC e al suo lungimirante leader, il Presidente Xi.

 

L’amicizia saggiata nel tempo con la Cina la definiamo “più alta dell’Himalaya, più profonda dei più profondi oceani, più dolce del miele più dolce”. Questo legame di amicizia si sviluppa quasi in parallelo con la crescita del Partito Comunista di Cina. Io lo chiamo uno sviluppo condiviso. Il Pakistan e la Cina sono rimasti stretti alleati nel bene e nel male ed è il PCC che ha permesso longevità all’alleanza e una continuità a livello istituzionale.

 

Al Partito Comunista di Cina deve essere riconosciuto il merito del “miracolo economico” dell’uscita dalla condizione di povertà estrema per circa 700 milioni di persone nell’arco di 25 anni. Trasformando la propria enorme popolazione in dividendo demografico, il partito ha fornito un esempio degno di essere emulato da parte degli altri paesi; ha cambiato la percezione di crescita della popolazione dall’essere un peso a elemento altamente produttivo.

 

In un mondo che ha di fronte a sé molteplici sfide, lacerato da lotte, la pacifica ascesa della Cina è una fonte di fermezza e razionalità. La saggezza, una storia di genio intellettuale di migliaia di anni è ciò che la Cina ha donato al mondo. La Cina ha portato un indispensabile equilibrio e un senso di moderazione all’ordine mondiale, inoltre, è un fondamentale sostenitore della creazione di un mondo multipolare sotto l’auspicio delle Nazioni Unite.

 

Oggi, desidero inoltre augurare al Partito Comunista Cinese il migliore dei suoi anniversari. Possano essercene altri milioni e possa l’amicizia Cina-Pakistan crescere ancor di più per i milioni di anni a venire.

 

 

 

Muhammad Shahbaz Sharif

 

 

IL DRAGONE E’ IN VOLO SULL’OCCIDENTE

Ripreso dal sito  www.lacinarossa.net

4 aprile 2016

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’interessante relazione presentata dal compagno Bruno Casati, in occasione dell’assemblea organizzata dall’Associazione Primo Ottobre di amicizia Italia-Cina presso il Centro culturale Concetto Marchesi dal titolo “La politica estera cinese”.

 

Buona lettura.

 

di Bruno Casati

 

Afferma il Professor Bruno Amoroso: “stanno velocemente cambiando i rapporti tra i diversi sistemi economici e si sta ridefinendo la geopolitica del mondo”. Vuol dire, traducendo, che l’Occidente – inteso come Usa e vecchia Europa – per difendere uno stato di benessere, in verità sempre più circoscritto a gruppi sociali sempre più ristretti, deve accentuare il ricorso alla forza pur di non perdere il controllo su popoli ed economie il cui sfruttamento garantisce appunto il  mantenimento di quello stato di benessere (per pochi). Ed è per questa ragione che, ai fronti di guerra che si erano aperti nel passato, dalla guerra del Golfo a quella che ha disintegrato la Jugoslavia, si sono via via aggiunte : Somalia, Iraq, Afghanistan, Ucraina, Siria, Libia, Yemen e altre ancora, in un rigurgito di una colonizzazione che, seppur destinata a fallire, sta lasciando dietro di sè lo strascico di immani disastri, città devastate con popoli in fuga e, in reazione, un terrorismo che, dall’11 Settembre 2001, opera nel cuore stesso dell’Occidente, aggressore e impotente nello stesso tempo. Pensava l’Occidente, gli USA in particolare, e il suo  fu un grande abbaglio,  di non avere più competitori da quando, un quarto di secolo fa, crollò l’Unione Sovietica. Quello fu il tempo in cui “Francis Fukuyama scriveva il suo famoso libro sulla fine della Storia e Toni Negri celebrava il tramonto irreversibile dell’Ordine Westfalico, sostituito con un impero che non coincideva con gli USA, ma con gli USA aveva un rapporto speciale” (così Aldo Giannuli, “Guerra all’ISIS, Ponte delle Grazie). Ma non andò così: sullo scenario del Mondo è apparsa la Cina. E da allora  la geopolitica del mondo stesso si è andata a ridefinire ma in modo ben  diverso, anzi opposto, rispetto a quello dell’illusione Occidentale del mondo unipolare. La Cina che, nello stesso ultimo quarto di secolo, è stata capace di compiere quel formidabile “balzo di tigre” che l’ha portata da Paese più povero del mondo (come era quando, il 1° Ottobre 1949, MAO TSE DONG dichiarò conclusa la lotta armata) a diventare, se non la prima, la seconda economia del Pianeta. Ed oggi la Cina pone l’Occidente dinnanzi a un bivio ineludibile (altro che fine della  Storia!) : o tu Occidente imbocchi la via folle delle armi e così fermi la Cina, come vorrebbero i dottor Stranamore del Pentagono, di cui il più bizzarro esponente, Donald Trump, potrebbe addirittura diventare  Presidente degli Stati Uniti; oppure imbocchi la via della saggezza e,  con la Cina, ti proponi di fare in pace accordi, patti, intese. E alcuni Paesi, anche dell’area Atlantica, indispettendo gli USA, si sono già messi autonomamente su questa seconda strada. Ma, al bivio, l’Occidente, quale sia la strada che poi imboccherà definitivamente , si è finalmente reso conto che la Cina ha lanciato la sfida alta all’ordine economico mondiale finora guidato da Washington, anzi si propone per una alternativa di leadership in cui scalzare addirittura l’egemonia del dollaro. Di questo si tratta. Il mezzo che la Cina adotta per conseguire questo fine è quello, appunto, degli accordi economici, basati non più e solo sugli scambi commerciali ma su investimenti diretti, proposti ai Paesi oggetto degli accordi. È con questo nuovo mezzo che la Cina sta sottraendo alleati agli USA con una politica tanto audace, fondata su una potenza in economia tuttora in espansione, quanto condotta pacificamente. Perché i marines del Dragone sono i  suoi ingegneri, i suoi operai superspecializzati, i suoi ricercatori insieme alle sue potenti banche. A questo punto un’analogia può aiutarci a capire meglio. L’analogia (imperfetta) è con il Piano Marshall con cui gli USA, esattamente 70 anni fa, si impegnarono a ricostruire le economie europee polverizzate dalla 2° Guerra Mondiale e, per quanto riguarda l’Italia, ricostruire anche le città distrutte dalle bombe Anglo-Americane, mai dimenticarlo. Lo scopo del Piano era quello, attraverso lo schermo degli aiuti economici, di attrezzare in Europa un ordine globale a guida americana da contrapporre al campo socialista, che dopo la sconfitta dei Nazi-Fascisti ad opera dell’URSS, era venuto a configurarsi ad Est. Le basi americane, collocate allora in Europa, erano le presenze minacciose e garanti dello scambio  tra il grano e la forma di economia (e di politica) che venne imposta dagli USA. E oggi, alle basi militari, che restano, si sono aggiunti nuovi strumenti di garanzia e controllo: come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. L’analogia con l’attuale fase di espansione cinese è, come detto, imperfetta  perché oggi il Dragone avanza sì in Asia e Europa  ma, nei paesi in cui propone accordi reciprocamente vantaggiosi, non chiede di assumere la propria soluzione economica (“il socialismo di mercato”), ma solo di condividere i successi della propria politica industriale, questo lo scambio. E gli USA, che sono ben coscienti del pericolo che corre  la loro già traballante leaderschip  planetaria, cercano, in reazione, di contenere l’avanzata cinese provandosi a bloccare i loro alleati storici costringendoli dentro quei trattati di cosidetto libero scambio tra USA e UE, come il T.T.I.P. Ma, sfiancati come sono dalle sciagurate operazioni militari tuttora in corso in Afghanistan come in Iraq, gli Usa hanno perso autorevolezza e, oltretutto, debbono subire lezioni anche da un altro  fronte : da parte di una  Russia che da quando la Cina ha portato l’attacco economico all’Occidente , non subisce più l’arroganza della NATO e contrattacca anche militarmente, come è avvenuto in Ucraina e sta avvenendo in Siria. Gli USA, con la stupidità delle sanzioni, hanno così gettato la Russia nelle braccia della Cina e insieme incattivito i loro stessi alleati. E oggi si trovano così tra due fuochi, in quello stato di confusione e impotenza che connota negativamente questa ultima fase della Presidenza Obama. Non sono nemmeno  da escludersi i colpi di coda del gigante ferito. Ma torniamo alla Cina domandandoci se il cammino che ha intrapreso    proceda per davvero senza intoppi. Non è così, e l’Assemblea del Popolo,  riunitasi il 6 marzo, non ha mancato di farlo rilevare, perché la Cina ha sì scelto di lanciare quella sfida alta con la grande campagna di Investimenti diretti verso l’Asia e l’Europa – le nuove “vie della seta” – ma lo ha fatto anche perché costrettavi. Costretta dai problemi dovuti anche alla  sovrapproduzione di cemento, acciaio e carbone in particolare, cui ricorse anni fa per avviare, dare slancio, a quel gran balzo e dotare così di una possente  struttura industriale il Paese, il cui rallentamento però oggi provocherebbe ricadute occupazionali.   Che la Cina non si può permettere. Ed è quindi in corso una serie di interventi, per correggere, riprogrammare e accompagnare così questa proiezione, anche obbligata,  verso l’esterno che, lo ripeto, è indispensabile per garantire anche la tenuta interna. La Cina, in sintesi, se vuol raggiungere la “Società della media prosperità”  non può viaggiare a doppia velocità: forte verso l’esterno, lenta verso l’interno (il popolo). Il problema è ben presente nelle discussioni del Partito Comunista.

 

I caratteri delle relazioni economiche Internazionali della Cina, ora parliamo di queste, sono in continua evoluzione da quando, era il biennio 1978/79, Deng Xiao Ping  lanciò la grande svolta delle “quattro modernizzazioni”. Da allora si è passati dall’attrazione degli investimenti stranieri in patria, ai quali si offriva il lavoro a basso costo degli operai cinesi (fu la fase dell’accumulo sia di conoscenze che di liquidità, come anche quella di grandi sacrifici di un popolo che alzava la testa), si è passati all’acquisizione massiccia dei titoli del debito occidentale, particolarmente di quello degli Stati Uniti d’America. Acquisite le liquidità e sviluppate in modo esponenziale le conoscenze – la Cina ha dovuto fare in poco più di 20 anni  quel percorso che l’Occidente più evoluto ha impiegato 150 anni per compiere – oggi il Dragone diventa protagonista di uno spettacolare rovesciamento tuttora in corso e così rappresentabile: se fino a qualche anno fa l’Occidente correva ad investire in Cina Costiera (fu il tempo delle delocalizzazioni e l’Italia si schierò nella prima fila della corsa in cui “chiudeva qui e apriva là”) oggi è la Cina che viene a investire in Occidente. Ma  trova l’Italia, e non solo l’Italia, impreparata. Sono perciò almeno due gli elementi da tenere in considerazione per capire meglio di che si tratta. Il primo è dato dal 13° Piano Quinquennale 2016-2020, quello che dà l’impronta principale alla direzione di Xi Jinping, secondo cui la Cina si offre all’Asia e all’Europa come ingegnere- progettista, co-finanziatore e cantierista attivatore di grandi opere come: strade, viadotti, ponti, ferrovie, porti, piattaforme logistiche, oleodotti e gasdotti, elettrodotti. Si sta così girando pagina sulla Cina che invade il mercato con  Jeans,  infradito e T-Shirt  a prezzi stracciati: è in arrivo l’alta ingegneria sostenuta dalle società Hi-Tech del Celeste Impero che si sono moltiplicate. Il secondo elemento ci riguarda ancor più da vicino, perchè dovesse ottenere la Cina dall’UE, quello Status di “Economia di Mercato”, del resto previsto dall’accordo di ingresso, 15 anni fa, della Cina stessa nel WTO, e si azzerassero quindi vincoli e barriere commerciali tuttora esistenti, ebbene saremmo, già nel prossimo Novembre, alla resa dei conti per l’Economia Europea e per quella italiana in particolare : perché ci saranno Paesi che ne trarranno vantaggio e altri che ne soffriranno. Ne potrebbe trarre vantaggio ad esempio la Germania che, avendo mantenuto la propria industria pesante,  si avvarrà dell’arrivo di semilavorati di acciaio a basso costo; potrebbe trarre vantaggio l’Olanda che ha investito su grandi piattaforme di interscambio (cosa che avrebbe dovuto fare l’Italia che dispone di un sistema di porti unico e sottoutilizzato sul Mediterraneo). Non così l’Italia che ha distrutto il suo sistema Industriale, originale come “economia mista”, e investito sui Grandi Eventi dalle dubbie ricadute, dall’EXPO al Giubileo. L’Italia  potrebbe invece pagare pesantemente in termini occupazionali la propria miopia. Gli operai dell’ILVA ne sono coscienti, il garrulo Renzi un pò meno. Eppure l’Italia è guardata dalla Cina –che, si ricordi, è un immane sistema proprio  di economia mista – con grande interesse perché, dentro quel rovesciamento, da Paese in cui si va a investire a Paese che va esso stesso a investire, l’Italia è il secondo Paese Europeo privilegiato dalla Cina per i propri investimenti. Il primo è la Gran Bretagna, segue appunto l’Italia con 3,5 miliardi di dollari dalla Cina nel solo 2014. Mentre l’Italia è al 20° posto tra i Paesi investitori in Cina. In Italia si viene a fare shopping e per turismo, ma l’Italia non va da nessuna parte. Dove investe la Cina nel nostro Paese? La Cina è entrata nel capitale di ENI ed ENEL, che restano due dei quattro colossi Industriali Italiani residui, gli altri due sono Poste e Ferrovie, in verità c’era un quinto colosso (l’unico privato) ed era la FIAT, che, però, grazie a  Marchionne è volata da Torino a Detroit. La Cina in Italia sceglie e investe solo nelle Aziende che possiedono tecnologia innovativa e reti commerciali certe. E queste sono , ENI ed ENEL, tuttora aziende energetiche ma soprattutto sono aziende  partecipate dallo Stato. E così, mentre l’Italia sciaguratamente privatizza per ridurre il debito pubblico  – dal 1992 l’Italia, seconda nel mondo solo al Giappone, ha privatizzato per 120 miliardi ma il debito aumenta comunque, perché per avere un incasso “una tantum” il Paese ha rinunciato  alla certezza di introiti annuali  – ebbene entra lo Stato cinese proprio quando esce quello italiano, che però continua a salmodiare con il triste  Ministro Padoan: “meno Stato più mercato”. Ma dove? E intanto la Cina per non farsi mancare niente del buono che pure è rimasto in Italia, si è affacciata anche dentro quella Cassa Depositi e Prestiti, che raccoglie i risparmi che le famiglie depositano alle Poste. La Cina non è più vicina, è già qui. Fa operazioni in Italia, come le fa altrove, perché si è accorta (la Cina) che la  propria linea  di condotta in materia finanziaria, perseguita sino a qualche tempo fa, la esponeva a troppi rischi. Possiede tuttora (la Cina) 1.160 miliardi di dollari in USA-Bond e, con  230 miliardi, possiede anche il 13% del debito italiano. Ma, con la crisi che dal 2008 squassa con continue turbolenze la finanza dell’Occidente, questi, si domanda la Cina, sono ancora soldi veri, esigibili, oppure sono solo soldi infilati in un forziere che però si sta inabissando? Nel dubbio, assai fondato e dinnanzi al fatto che alle fluttuazioni indotte dalla crisi le banche cinesi hanno dovuto immettere ingenti quote di valuta straniera, la Cina è diventata assai  prudente e sta perciò rallentando nell’acquisto di titoli di carta troppo esposti e, insieme, frena anche nei prestiti dove rischia di non rivedere più, e per ragioni diverse, i soldi che negli anni ha prestato a interlocutori diventati insolvibili come, forse, il Venezuela e sicuramente l’Ucraina. Mentre è diventata audace nell’acquistare beni stabili, ma li acquista  solo in settori industriali dal futuro produttivo garantito, come abbiamo visto nel campo dell’Energia e poi dei trasporti, così come opera grandi   acquisizioni nel Mercato Immobiliare, con investimenti assai pesanti nel mercato americano (il22% del loro mercato immobiliare  è stato acquisito dalla Cina  nel 2014),  australiano, canadese, cogliendo alla sprovvista  Paesi che solo ora stanno pensando a meccanismi di protezione. La Cina è perciò all’attacco, del resto è obbligata ad andarci come detto. Ma ci va forte di altri due elementi. Il primo sono le Banche d’affari Cinesi. Sono rigorosamente Banche di Stato quelle che guidano gli investitori  cinesi alla conquista dei mercati del capitalismo Occidentale (il “famoso socialismo di mercato” cos’è altro se  non questo?). Si sappia che le prime quattro Merchant Bank del pianeta che operano su grandi quantità di moneta appunto sono Cinesi e aprono filiali in tutto il mondo,  una è in Galleria a Milano. Ma il potentissimo perno della nuova internazionalizzazione della politica estera  Cinese è diventata la  Banca Asiatica dello Sviluppo, quella che sta accompagnando il procedere delle “vie della seta del terzo millennio” attraendo sui grandi progetti,  in cui la Cina si propone come partner solvibile, Paesi Asiatici e Europei (compresa l’Italia e taluni paesi europei, dalla Germania all’Italia appunto, hanno aderito al progetto Cinese aggirando il G7). Il secondo elemento è dato dalla qualità e dall’innovazione, un salto preparato con lungimiranza.  Perché in Cina si programma e così si è fatto nascere nel 1980 lo Z-PARK, CLUSTER HIGH e NEW TECH, pensato come vivaio di talenti e di ricerche scientifiche che, da allora, ha dato vita a qualcosa come 20 mila Aziende. Su quella base sono poi nati: LENOVO, il colosso del p.c.; BAIDU, il GOOGLE CINESE; XIAO-MI, il quarto produttore mondiale di SMARTPHONE LOW COST. e oggi Z- PARK attrae i migliori manager del mondo e investe su innovazione e imprenditorialità. Questi due elementi che, con le scelte finanziarie, sostengono il volo del Dragone rosso ormai dispiegato sull’Occidente del capitalismo, si compongono simbolicamente e concretamente nel Polo di SHENZEN, su quel Golfo delle  Perle che solo 30 anni fa era una realtà di 300 mila pescatori, diventata oggi una megalopoli di 15 milioni di abitanti e il centro mondiale dell’innovazione di tutto il mondo. È la SILICON WALLEY Cinese collocata nella sterminata provincia  del Guandong, che, esattamente come le Grandi Merchant Bank Cinesi che aprono filiali in ogni angolo del globo, oggi sta aprendo centri di ricerca all’estero, coinvolgendo le più belle intelligenze  di ogni Paese. È su queste ba   si che IL Dragone vola. Fin dove arriverà? La DEUTSKE BANK sostiene che con  la sua  nuova politica estera la Cina non solo si sta liberando della presa del dollaro ma fa intravedere, in prospettiva, un sistema mondiale cinocentrico. Sarà così? Lo si vedrà. Ma sarà la sola lotta commerciale in corso a deciderlo, quella che il Primo Ministro Russo Dimitri Medvedev  ha definito  come “una fase di una nuova guerra fredda”? Lo decideranno i fatti. Oggi però  i fatti già dicono che più non esiste un solo sistema ove, attorno alla Stella Stati Uniti d’America, ruotano, volenti o nolenti, Pianeti e Pianetini. Non è più così, oggi esiste, visibile anche per i telescopi più miopi, un altro sistema con al centro la grande stella  Cina Popolare, attorno alla quale già ruotano, ognuno con una sua orbita, Grandi Pianeti – come  Russia, India, Brasile, Sudafrica- e forse, allo stesso sistema, si stanno avvicinando anche quei Pianeti e Pianetini che percepiscono che la Stella Stati Uniti sta perdendo via via la luminosità  e si propongono quindi di uscire dalla sua orbita. E che questo nuovo sistema risponda a un Partito Comunista apre prospettive inedite nella lotta contro l’Imperialismo.