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Presentazione al libro “Il Volo di Pjatakov” del compagno Marco Rizzo

Video di presentazione del libro “Il volo di Pjatakov” del compagno Marco Rizzo durante l’affollatissima assemblea al Centro culturale Concetto Marchesi del 28 febbraio 2019 a Milano.

 

 

 

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Una recensione all’eccellente libro di Alessandro Pascale dal titolo Il totalitarismo “liberale”.

 

 

Consigliamo non solo ai comunisti, ma anche a tutte le persone oneste sul piano intellettuale e a tutti i democratici la lettura dell’ottimo libro scritto da Alessandro Pascale, intitolato Il totalitarismo “liberale” e pubblicato dalla casa editrice La Città del Sole.

Innanzitutto Alessandro Pascale ha il merito indiscutibile di essere riuscito a rovesciare e trasformare, in modo brillante e creativo, proprio il senso, il significato e l’utilizzo politico concreto della categoria teorica del totalitarismo: un concetto elaborato nel 1923 dal liberale Giovanni Amendola e usato quasi subito in chiave e funzione apertamente anticomunista, accomunando e unificando il bolscevismo “totalitario” di Lenin con il presunto-simmetrico fenomeno reazionario fascista, da poco giunto al potere.

Siamo in presenza di una categoria politica che venne ripresa, non certo a caso, dal presunto “iper rivoluzionario” Trotskij durante gli anni Trenta, per cercare a tutti i costi di indebolire l’attrazione esercitata  su scala mondiale rispetto a una parte significativa dei lavoratori, giovani e intellettuali da parte dell’Unione Sovietica, in espansione e diretta da Stalin. Circa dieci anni dopo, a partire dall’inizio della guerra fredda scatenata sempre contro il paese dei Soviet dall’imperialismo occidentale, lo stesso utilizzo politico-propagandistico della categoria di totalitarismo venne effettuata da numerosissimi teorici e intellettuali anticomunisti, spesso presentatisi sotto vesti di sinistra: come nel caso del famigerato “piccolo fratello” George Orwell che, mentre scriveva del “totalitarismo” comunista nei suoi libri, nel 1948 faceva la spia contro gli intellettuali di sinistra proprio per conto degli apparati statali britannici, come evidenzia Alessandro Pascale a pag. 329 del suo libro.

In secondo luogo Pascale riesce a enucleare, con tutta una serie di “fatti testardi” (Lenin), un’analisi dialettica molto lucida rispetto alla questione di Stalin: un processo di chiarificazione storico-teorica che aiuta a spazzare via quella marea di menzogne contro il leader comunista georgiano che, a partire dal 1956, ha contribuito in modo come minimo sensibile a inquinare e indebolire la sinistra antagonista del mondo occidentale; ovviamente grazie anche all’opera di quell’indispensabile cavallo di Troia presente al suo interno e incarnato dall’azione, allo stesso tempo concentrica e incessante, esercitata da forze multiformi quali la socialdemocrazia, l’anarchismo, il trotzkismo e la cosiddetta “sinistra comunista” di bordighiana memoria.

Il libro del compagno Pascale risulta quindi particolarmente importante proprio perché la storia e la riflessione collettiva sui fatti storici, solo apparentemente lontani dal nostro tempo, costituiscono invece una parte importante del nostro stesso presente e dell’attuale lotta di classe ideologico-culturale combattuta su scala planetaria, in modo durissimo e senza soste, tra il socialismo e l’imperialismo, rappresentando l’influente “fronte” politico-ideologico, troppo spesso sottovalutato dai comunisti.

Come ha sottolineato giustamente Alessandro Pascale nella prefazione del suo libro,  “Ovunque prevale  una grande confusione ideologica, la cui origine mi sembra che affondi anzitutto nella distorsione sistematica dei fatti e delle informazioni fornite dai media e dalle più importanti istituzioni pubbliche” (Il totalitarismo “liberale”, p. 15).

A volte la “confusione” tuttavia svanisce, anche mediante libri come quello in oggetto e in via di analisi.

 

Buona lettura.

 

Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli.

 

 

 

Video di presentazione al libro “Il Volo di Pjatakov” di Daniele Burgio.

Immagini chiarissime e inequivocabili della ricevuta della lettera spedita da Trotskij a Radek all’inizio del 1932, contenute nel video dell’intervento di Daniele Burgio tenuto presso l’affollata assemblea presso il Centro Culturale Concetto Marchesi.

 

 

Presentazione al libro “Il Volo di Pjatakov” del professore Giorgio Galli

Video di presentazione del libro “Il volo di Pjatakov” del professore Giorgio Galli durante l’affollatissima assemblea al Centro culturale Concetto Marchesi del 28 febbraio 2019 a Milano.

 

Presentazione de “Il Volo di Pjatakov” di Alessandro Pascale

Video di presentazione del libro “Il volo di Pjatakov” di Alessandro Pascale durante l’affollatissima assemblea al Centro culturale Concetto Marchesi del 28 febbraio 2019 a Milano.

 

Relazione tenuta dal compagno Daniele Burgio di presentazione del libro “Il volo di Pjatakov. La collaborazione tattica tra Trotskij e i nazisti”

Relazione tenuta dal compagno Daniele Burgio durante l’affollata assemblea di presentazione del libro “Il volo di Pjatakov. La collaborazione tattica tra Trotskij e i nazisti” tenutasi il 28 febbraio presso il Centro culturale Concetto Marchesi di Milano.

Passiamo ora, a un’altra questione: e cioè stabilire da che parte politica stavano Pjatakov e Radek, nel 1931-1936.

Si tratta di una domanda fondamentale per decidere sulla veridicità e sulla realtà del volo di Pjatakov/colloquio clandestino di quest’ultimo con Trotskij, nel dicembre del 1935 e in Norvegia.

Ora, senza nessun dubbio Pjatakov e Radek erano stati trotzkisti, anzi alti dirigenti della corrente politica trotzkista in Unione Sovietica dal 1923 al 1927: ma dopo rientrarono nel partito e si posero apertamente di fianco a Stalin, sia Pjatakov (dall’inizio del 1928) sia Radek (dal luglio del 1929).

Se Pjatakov e Radek non fossero stati in alcun modo ivi compreso quello epistolare e della lettera, in contatto con Trotskij nel 1931, nel 1932, nel 1933, nel 1934, nel 1935, nel 1936, la questione del volo di Pjatakov sarebbe risultata decisamente a favore di Trotskij e contro Stalin.

Risulta infatti subito chiaro che se Pjatakov e Radek fossero stati realmente e senza soluzione di continuità, a partire dal 1929 e fino al dicembre 1935, degli stalinisti e dei concreti nemici di Trotskij, come sostenne quest’ultimo con forza, svanirebbe inevitabilmente qualunque motivo plausibile per un loro ipotetico incontro in Norvegia con il leader della costituenda Quarta Internazionale. E viceversa, se risultasse invece che Radek e Pjatakov fossero tornati realmente ad essere, nel 1932-1936, dei dirigenti dell’organizzazione clandestina trotskista operante in Unione Sovietica, i due personaggi in esame avrebbero invece sicuramente avuto una predisposizione mentale e politica completamente favorevole nei confronti di un loro eventuale incontro diretto con il loro leader in esilio: sempre dovendo tener conto dei rischi politici e personali derivanti da un eventuale colloquio segreto, certo, ma con l’ottica di desiderare, volere e agognare una loro discussione ravvicinata, personale e “viso a viso” con Trotskij.

Lo stesso discorso vale ovviamente anche per Trotskij: attuare un incontro segreto con Pjatakov sarebbe stato assurdo, se quest’ultimo fosse stato davvero un suo nemico politico e uno stalinista a partire dal 1928, ma viceversa tale azione diventava perfettamente comprensibile, razionale e allo stesso tempo desiderabile nel dicembre del 1935, se Pjatakov fosse invece risultato uno dei leader dell’organizzazione clandestina trotzkista attiva nell’Unione Sovietica stalinista del 1932-36.

Siamo pertanto in presenza di un punto assai importante per la nostra indagine storica rispetto al quale la traccia concreta e la prova fondamentale, come nel caso di Linköping, ci viene fornita sempre per il tramite di Trotskij che, per la seconda volta, tradisce e autodistrugge involontariamente le sue stesse posizioni negazioniste sul volo di Pjatakov procurandoci una clamorosa “pistola fumante”, attraverso un inconfutabile documento del 1932.

Archivi Trotskij di Harvard, classificazione sotto “18 Trotskij Papers, 15821, seq. 17”, nella sezione dedicata alle ricevute delle lettere spedite da Trotskij e dai suoi collaboratori ad altri soggetti, persone o organizzazioni politiche: quindi una fonte sicura, per la “seconda versione” che nega l’esistenza del volo di Pjatakov e del suo colloquio segreto con Trotskij, da cui emerge una ricevuta di spedizione estremamente interessante.

 

In un piccolo segmento dell’estesa raccolta di lettere e scritti elaborati via via da Trotskij sono apparse al pubblico, grazie a un accurato saggio elaborato dallo storico John A. Getty nel 1986, le ricevute delle lettere spedite nel 1932 dal leader in esilio della Quarta Internazionale a Sokolnikov (un membro dell’Opposizione di sinistra, ancora legale all’interno del partito bolscevico nel biennio 1926/1927), a Preobrazensky (un leader della frazione trotzkista del 1923-1927, durante la prima fase della lotta contro la nascente egemonia di Stalin) e soprattutto a Karl Radek.

Troviamo quindi una nuova sorpresa e un nuovo colpo di scena, dopo Linköping.

Proprio dagli insospettabili archivi Trotskij di Harvard emerge un fatto clamoroso, con materiale probatorio scritto (come richiesto giustamente dallo stesso Trotskij nell’aprile del 1937, di fronte alla commissione Dewey): abbiamo infatti a disposizione la ricevuta di una lettera spedita in segreto a Ginevra nel marzo del 1932 da Trotskij (già in esilio, a partire dal 1929) a Karl Radek, residente invece di solito in Unione Sovietica, oltre che le ricevute di altre sue missive spedite nel 1932 a Preobrazensky e ad altri cittadini sovietici. Lettere segrete inviate nel 1932 da Trotskij a Karl Radek, a Preobrazhensky e altri soggetti: fatti sicuri e inequivocabili, che costituiscono quindi una prova certa sui reali rapporti politici esistenti tra Trotskij da un lato, e Radek e Pjatakov dall’altra nel periodo 1932-36.

Per quanto riguarda la lettera inviata da Trotskij a Radek, essa era stata spedita nel marzo del 1932 con cura e attenzioni speciali a quest’ultimo anche attraverso gli uffici postali di Parigi e Ginevra tramite il signor “Molinier”: e proprio i due fratelli Molinier, Raymond e Henry, risultavano all’inizio del 1932 tra i principali dirigenti dell’organizzazione trotzkista operante in terra francese, a cui allora Trotskij concedeva la sua fiducia politica e che si dimostreranno assai utili a quest’ultimo anche sul piano logistico e materiale nel 1933-35, quando Trotskij rimase legalmente e per quasi due anni in Francia.

A questo punto andiamo al nocciolo della questione, cioè all’importanza che assume la ricevuta della lettera spedita da Trotskij a Radek nel 1932 rispetto al volo di Pjatakov.

Su questo aspetto lascio volentieri la parola proprio all’insospettabile testimone (insospettabile per gli antistalinisti) Trotskij. Quest’ultimo ci fornisce dell’altro materiale probatorio scritto, visto che già il 27 gennaio del 1937, come si è già ricordato in precedenza, Trotskij stesso si rivolse ai mass-media internazionali, oltre che agli stessi giudici del processo di Mosca del gennaio del 1937, proclamando solennemente che “Io ho dichiarato più di una volta, e lo dichiaro ancora, che Pjatakov, come Radek, per gli ultimi nove anni” (quindi come minimo dal 1929) “non è stato mio amico ma uno dei miei nemici più feroci e infidi, e che non ci sarebbe potuto essere alcuna negoziazione o incontri tra noi”.

Un’affermazione che non lascia spazio ad alcun dubbio o malinteso, quella espressa da Trotskij il 27 gennaio del 1937.

Queste chiarissime ed inequivocabili parole di Trotskij riprese e ripetute tra l’altro nell’aprile del 1937 davanti alla commissione Dewey, hanno un solo ed unico significato: egli negò recisamente e senza mezzi termini di aver avuto alcun tipo di rapporto con Pjatakov e Radek dopo il 1928, oltre a rivelare allo stesso tempo come Pjatakov e Radek, sempre dopo il 1928, fossero ormai diventati tra i suoi “più feroci e infidi nemici”, con i quali risultava quindi fuori discussione, impossibile e assurdo tenere “negoziati” politici e incontri di alcun genere, in Norvegia o in altri posti. Siamo pertanto in presenza di tre tesi inequivocabili, tra l’altro rese per iscritto e ripetute più volte nel corso del 1937 dallo stesso Trotskij, ossia da una fonte sicura per la “seconda versione” che nega l’esistenza del volo/colloquio di Pjatakov.

Secondo Trotskij, in altri termini, egli non aveva avuto alcun rapporto politico e umano con Pjatakov e Radek, sia in modo diretto che sotto forma epistolare, nel 1929.

Nel 1930.

Nel 1931.

Nel 1932.

Nel marzo del 1932.

Nel 1933 e cosi via, fino ad arrivare al 1938.

Ma non solo: nel 1937 Trotskij dichiarò che, almeno a partire dal 1929 e senza alcuna interruzione, ivi compreso quindi il marzo 1932, Pjatakov e Radek erano diventati suoi nemici politici fino ad arrivare senza soluzione di continuità al gennaio del 1937.

Non solo: alla fine della terza sessione della commissione Dewey, Trotskij arrivò altresì a dichiarare, che dalla fine del 1929 “egli” (Radek) “era diventato la più odiosa figura per l’Opposizione di sinistra” (ossia per i trotzkisti) “perché egli non era solo un capitolatore” (di fronte a Stalin) “ma un traditore”.

A questo punto, mettiamo in contatto e facciamo “incontrare” reciprocamente tutte le dichiarazioni rese da Trotskij, il 27 gennaio 1937 e nell’aprile del 1937 davanti alla commissione Dewey, con la ricevuta scritta della lettera spedita proprio da Trotskij e proprio a Karl Radek nel 1932: l’effetto risulta sicuramente devastante e clamoroso, sia a livello generale che per la questione dell’esistenza del volo di Pjatakov.

In primo luogo la concreta e indiscutibile ricevuta della lettera spedita da Trotskij a Radek all’inizio del 1932 dimostra subito che Trotskij mentì spudoratamente durante la tredicesima sessione della commissione Dewey, quando egli qualificò come “presunta” e quindi inesistente la – invece reale e concretissima – missiva da lui stesso inviata a Karl Radek all’inizio di marzo del 1932: siamo quindi in presenza di una e gravissima menzogna da parte di Trotskij e che viene rilevata senza ombra di dubbio proprio mediante gli archivi Trotskij di Harvard, attraverso quella ricevuta di spedizione della lettera del 1932 che tradisce involontariamente Trotskij.

Simultaneamente emerge un elemento ancora più importante, per la nostra indagine storica: come risulta fin troppo evidente, la ricevuta scritta della lettera spedita clandestinamente da Trotskij a Radek nel 1932 mostra infatti che Trotskij mentiva clamorosamente anche quando sosteneva di non aver avuto più rapporti di alcun tipo con Radek/Pjatakov dopo il 1928, ossia anche quando egli rilevava che questi ultimi erano divenuti dopo il 1928 “tra i suoi più accaniti e feroci nemici”.

A persone con cui davvero non si ha più, dal 1929 fino al 1936, alcun rapporto umano e politico, non si spediscono lettere, né tantomeno lettere segrete come quella invece inviata da Trotskij a Radek nel 1932 (e di cui ci resta solo la ricevuta di spedizione); e tantomeno si indirizzano delle missive clandestine a persone che sono diventate tra i nostri “più accaniti e perfidi nemici”; e tantomeno si mandano lettere segrete a persone che si valutano come dei “disertori” della propria causa, come almeno a suo dire Trotskij considerava Radek sia nel 1929 che nel 1937 (terza sessione della commissione Dewey); e ancora meno si inviano delle missive confidenziali a persone che si considerano addirittura dei “traditori” della propria causa politica, come almeno in pubblico Trotskij valutava Radek dalla fine del 1929 fino al 1937, sempre secondo le dichiarazioni rese dal leader della Quarta Internazionale durante la terza sessione della commissione Dewey.

Detto in altri termini, Radek costituiva l’ultima persona al mondo a cui Trotskij avrebbe dovuto spedire nel marzo del 1932 una lettera, sempre in assenza di un ritorno del primo a un atteggiamento favorevole alla costituenda Quarta Internazionale e alla lotta segreta contro Stalin.

L’invio nel corso del 1932 di una missiva segreta, e con mezzi clandestini, a una persona come Radek ancora operante di regola nell’URSS stalinista di quel tempo, attraverso come minimo un certo sforzo materiale e un certo margine di rischio per il “postino” clandestino che doveva recapitare lo scritto di Trotskij a Radek, costituisce pertanto un atto concreto che può essere spiegato solo ed esclusivamente con l’esistenza all’inizio del 1932 di una relazione speciale di affinità politica tra i due soggetti in esame, complicità che demolisce ovviamente le tesi avanzate da Trotskij il 27 gennaio del 1937.

La ricevuta di spedizione della lettera spedita da Trotskij a Radek prova pertanto con assoluta sicurezza la grande menzogna del leader della Quarta Internazionale rispetto ai suoi reali rapporti con Radek, mostrando innanzitutto che Trotskij aveva (eccome se aveva!) “rapporti” con Radek dopo il 1928, e più precisamente a partire dall’inizio del 1932.

Dimostra altresì che per Trotskij, sempre a partire dal 1932, Radek risultava tutt’altro che un “nemico accanito e feroce”, ma altresì un referente politico importante nella lotta politica antistalinista, anche se costretto (per celare il suo doppiogioco rispetto a Stalin) a professare pubblicamente fedeltà al leader georgiano e a criticare in modo durissimo proprio Trotskij, anche nel 1932-36.

Attesta altresì che sia Radek, tornato via via alla militanza trotzkista nel corso del 1932, sia Trotskij avevano una predisposizione favorevole e un movente generale di natura politica per incontrarsi tra loro, nel 1932 come nel 1935 e nel dicembre del 1935.

La ricevuta di spedizione del 1932 fa inoltre cadere subito a zero il grado di attendibilità della testimonianza di Trotskij, rispetto alla sua tesi di non aver incontrato Pjatakov nel dicembre del 1935 nei pressi di Oslo: l’esistenza concreta e materiale della ricevuta, assieme alla “misteriosa” sparizione della lettera di Trotskij a Radek di cui essa attesta in modo indiscutibile la realtà, comportano inevitabilmente che Trotskij risulti come minimo un testimone inaffidabile anche rispetto agli eventi del dicembre del 1935.

 

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Alcune immagini dell’affollatissima assemblea del 28 febbraio a Milano sul libro “Il volo di Pjatakov”.

A breve saranno pubblicati anche i video degli interventi.

 

Relazione del compagno Massimo Leoni di presentazione del libro “Il volo di Pjatakov. La collaborazione tattica tra Trotskij e i nazisti”

Relazione tenuta dal compagno Massimo Leoni durante l’affollata assemblea di presentazione del libro “Il volo di Pjatakov. La collaborazione tattica tra Trotskij e i nazisti” tenutasi il 28 febbraio presso il Centro culturale Concetto Marchesi di Milano.

 

Oltre a ringraziare tutti i compagni intervenuti a nome degli autori del libro “Il volo di Pjatakov”, voglio andare subito al sodo utilizzando la pratica concreta: un metodo marxista che, come operaio e come comunista, ho sempre trovato valido ed efficace.

 

Durante il processo di Mosca del gennaio del 1937 Georgij Leonidovič Pjatakov, viceministro dell’industria pesante sovietica dal 1932 fino all’agosto del 1936, testimoniò di essere partito in segreto con un aereo dalla Berlino nazista nel dicembre del 1935 anche grazie all’aiuto degli hitleriani al potere, per atterrare dopo poche ore in Norvegia e incontrarsi subito dopo in modo clandestino con Trotskij di cui sostenne di essere, a partire dalla seconda metà del 1931, un sostenitore nascosto e un’abile “talpa”, ben inserita da tempo ai massimi livelli dell’apparato economico dell’Unione Sovietica stalinista.

Pjatakov disse la verità, sugli eventi del dicembre del 1935?

Si tratta di un enigma concreto che richiede una soluzione altrettanto concreta: non solo dal punto di vista storico ma anche e soprattutto da quello politico, visto che la posta in palio rispetto al volo di Pjatakov (reale o presunto) anche ai nostri giorni mantiene un certo spessore e una sua consistenza politica, sia per gli storici che per la sinistra del mondo occidentale.

Lasciamo parlare sotto questo aspetto lo stesso Trotskij, in una sua dichiarazione del 27 gennaio del 1937 rilasciata proprio in contemporanea con il processo pubblico che a Mosca vedeva allora come imputati principali Pjatakov, Karl Radek e lo stesso Trotskij: una dichiarazione poi ripresa sempre dal leader in esilio della costituenda Quarta Internazionale durante il controprocesso tenutosi nell’aprile del 1937 nella città messicana di Coyocán, sotto la supervisione di una commissione di indagine presieduta da John Dewey.

Nel gennaio del 1937, infatti, Trotskij sottolineò come dalla testimonianza di Pjatakov al processo di Mosca emerse che “egli” (Pjatakov) “dichiarò di avermi incontrato in Norvegia nel dicembre del 1935 per cospirare. Si presume che Pjatakov fosse arrivato a Oslo da Berlino in aereo. L’immensa importanza di questa testimonianza è evidente. Io ho dichiarato più di una volta, e lo dichiaro ancora, che Pjatakov, come Radek, per gli ultimi nove anni” (e cioè almeno dal 1929) “non è stato mio amico ma uno dei miei nemici più feroci e infidi, e che non ci sarebbe potuta essere alcuna negoziazione o incontri tra noi. Se fosse provato che Pjatakov veramente mi ha fatto visita, la mia posizione sarebbe compromessa senza speranza”.

“La mia posizione”, politica e personale, “sarebbe compromessa senza speranza”: parole corrette e chiarissime di Trotskij, a mio avviso, che conserva ancora un valore politico.

Sempre secondo il leader dell’opposizione antistalinista dal 1926 al 1940, “al contrario, se io dimostro che la storia della visita” (di Pjatakov) “è falsa dall’inizio alla fine, è il sistema di “confessioni volontarie” (e i processi di Mosca del 1936-1937) “che ne verrà compromesso”, in via definitiva e senza possibilità di smentita: un’altra tesi chiara, inoppugnabile e corretta di Trotskij.

 

Partiamo dall’esame critico e dalla demolizione della versione antistalinista, di matrice trotskista o apertamente borghese e anticomunista, proprio nella sua tradizionale roccaforte, e cioè la tesi secondo cui il volo clandestino di Pjatakov non era avvenuto (e non poteva in ogni caso avvenire) nel dicembre del 1935 per la semplice ragione che nessun aereo straniero era giunto in volo dall’estero in Norvegia nel mese preso in esame, né tantomeno nell’aeroporto di Kjeller posto vicino a Oslo, indicato dalla pubblica accusa stalinista nel gennaio del 1937 come punto di scalo e di arrivo di Pjatakov sul suolo norvegese. Pertanto mancavano totalmente i mezzi materiali e l’opportunità concreta affinché quest’ultimo potesse compiere, partendo da Berlino, il suo presunto volo/colloquio segreto con Trotskij, che a sua volta nel dicembre del 1935 sicuramente risiedeva a Honefoss, cittadina collocata nella parte meridionale della Norvegia e a circa cinquanta chilometri di distanza da Kjeller.

Anche per noi risulta evidente l’importanza del problema, ma lo poniamo in modo diverso: se nessun velivolo proveniente dall’estero e da paesi stranieri fosse arrivato sul suolo norvegese nel dicembre del 1935, se nessun aereo – senza far distinzione di nazionalità tra i vettori aereonautici – fosse giunto negli aeroporti norvegesi nel dicembre del 1935, se nessun aereo proveniente dall’estero – sempre senza far distinzione di nazionalità tra i velivoli – fosse giunto nell’aeroporto di Kjeller nel dicembre del 1935, allora il volo di Pjatakov non sarebbe mai esistito. E a catena, non sarebbe mai potuto avvenire l’incontro clandestino tra Pjatakov e Trotskij; e a catena, Pjatakov avrebbe detto clamorosamente il falso, e Trotskij invece la verità sul (presunto) volo a Kjeller; e di conseguenza cadrebbe subito la tesi sull’esistenza di rapporti di collaborazione politica tra Trotskij e alcuni gerarchi nazisti.

A questo punto andiamo al sodo esaminando proprio la testimonianza resa nel gennaio del 1937 da Gulliksen, un militare norvegese che dirigeva l’aeroporto di Kjeller nel dicembre del 1935.

Si tratta di una testimonianza accettata come assolutamente valida da Trotskij, dai sostenitori della “seconda versione” e dagli storici occidentali in genere, con il protagonista (Gulliksen) che si trovava in Norvegia, non certo a Mosca e pertanto fuori dalle grinfie di Stalin: non vi è alcun sospetto che egli fosse un simpatizzante nascosto di Stalin e anzi, come si vedrà tra poco, egli risulta come minimo un testimone assai reticente e molto sospetto, ma tuttavia proprio Gulliksen, e con le sue stesse parole, ci fornisce involontariamente tutta una serie di prove concrete che demoliscono dalla radice la tesi dell’impossibilità materiale (nessun mezzo, nessuna opportunità) del volo di Pjatakov.

Rispondendo per via telefonica, alla fine del gennaio del 1937, alle domande rivoltegli da un giornalista del quotidiano socialdemocratico Arbeiderbladet (controllato dal partito laburista norvegese, allora al governo) e la cui trasposizione corretta egli confermò in seguito per iscritto, Gulliksen infatti affermò dopo aver “esaminato il registro giornaliero” che “nessun aereo straniero atterrò a Kjeller nel dicembre del 1935. Durante quel mese” (dicembre del 1935) “solo un aereo atterrò qui” (nell’aeroporto di Kjeller, diretto allora dallo stesso Gulliksen), “ed esso fu un aereo norvegese proveniente da Linköping. Ma quell’aereo non conteneva passeggeri”.

 

L’astuto Gulliksen ci informa che nessun aereo straniero era atterrato a Kjeller nel dicembre del 1935, ma è costretto (seppur in modo assolutamente reticente) anche a rivelarci che l’aereo “norvegese” di cui parla era partito da Linköping.

È questa la decisiva prova testimoniale – sicura e inequivocabile – che ci fornisce Gulliksen: l’aereo “norvegese” giunto a Kjeller nel dicembre del 1935 proveniva a suo dire da Linköping. Dall’aeroporto di Linköping.

Un fatto sicuro: Linköping, la città di Linköping.

Cosa avrebbero di tanto particolare Linköping, la città e l’aeroporto di Linköping?

Linköping ha di particolare il fatto, sicuro e incontestabile, di non essere una città norvegese, nel 2019 come nel 1935: Linköping risultava nel dicembre del 1935 ed è tuttora un centro urbano svedese, collocato quindi fuori dai confini della Norvegia.

Linköping è una città svedese, e lo era anche nel 1935: non si tratta di un’informazione fasulla proveniente dalla “scuola stalinista di falsificazione” (Trotskij rispetto ai processi di Mosca), ma viceversa di una realtà sicura e certa, come del resto l’esistenza e l’operatività di un aeroporto nel centro urbano svedese di Linköping anche nel dicembre del 1935.

Se dunque Linköping risultava nel 1935 una città svedese, anche seguendo la testimonianza di Gulliksen l’aereo realmente atterrato a Kjeller nel dicembre del 1935 proveniva dall’estero, da fuori dei confini norvegesi: fatto sicuro, certo e inequivocabile, tra l’altro fornito dall’insospettabile Gulliksen e riportato dallo stesso Trotskij, nella sua deposizione della commissione Dewey e durante la tredicesima sessione di quest’ultima.

Logica, sicura e inevitabile conseguenza: dato per assodato che Linköping risultava nel dicembre del 1935 una città svedese e con un aeroporto in loco, l’aereo norvegese proveniente “da Linköping” giungeva pertanto dall’estero e da fuori dei confini norvegesi, anche e proprio in base alla testimonianza del reticente Gulliksen.

E a catena, visto che tale aereo proveniva sicuramente da fuori dei confini norvegesi, diventa subito falsa la tesi secondo cui nessun aereo proveniente dall’estero fosse arrivato in Norvegia e a Kjeller, durante il dicembre del 1935; in altri termini, crolla subito e totalmente la tesi sull’impossibilità materiale per Pjatakov di compiere un viaggio da Berlino a Oslo, inattuabilità che come si è già notato costituiva a sua volta il punto forte della “seconda versione”, almeno finora.

Bisognava provare innanzitutto che il volo di Pjatakov a Oslo non fosse impossibile nel dicembre del 1935, e che quindi Pjatakov avesse mezzi e opportunità per compiere il suo volo nella zona di Oslo nel dicembre del 1935: sotto questo aspetto cosa abbiamo finora trovato, grazie a Gulliksen?

Abbiamo avuto l’informazione in base alla quale l’aeroporto di Kjeller era certamente aperto e operativo, nel dicembre del 1935.

Abbiamo scoperto che realmente si volava, viaggiava e atterrava in Norvegia e a Kjeller, durante il dicembre del 1935: nessun “triangolo delle Bermude” proiettato in terra nordica, pertanto, nel mese in esame.

Abbiamo scoperto che un aereo risultava realmente atterrato a Kjeller, proprio nel dicembre del 1935 e proprio nel mese in cui Pjatakov era arrivato in missione diplomatica a Berlino.

Abbiamo soprattutto ottenuto la rivelazione che l’unico aereo, il solitario velivolo atterrato a Kjeller nel dicembre del 1935 proveniva sicuramente dall’estero, da fuori dei confini norvegesi: da Linköping e dalla Svezia, se non altro almeno secondo le dichiarazioni dell’ufficiale militare Gulliksen.

Inoltre ormai sappiamo che nel dicembre del 1935 l’aereo proveniente dall’estero e atterrato a Kjeller risultava distante solo cinquanta chilometri in linea d’aria da Honefoss e dalla cittadina norvegese nella quale risiedeva indubbiamente Trotskij, durante il mese che ci interessa: solo 80 km in termini di distanza stradale.

Siamo inoltre ormai a conoscenza che a Berlino, nel dicembre del 1935, esistevano aerei e aeroporti moderni e abbiamo appreso che a Kjeller, punto d’arrivo norvegese del presunto/reale volo di Pjatakov, esisteva ed era soprattutto operativo in quel mese un aeroporto; sappiamo che il volo da Berlino a Oslo (circa mille chilometri) risultava più che fattibile sul piano tecnico nel 1935, e a tal fine basta solo ricordare la celebre transvolata oceanica di Lindbergh del maggio 1927, avvenuta circa otto anni prima del dicembre 1935.

Conclusione inevitabile, a Pjatakov quindi non mancavano né i mezzi né le opportunità per compiere un volo da Berlino a Oslo (e ritorno) nel dicembre del 1935: non solo non sussisteva alcuna impossibilità assoluta rispetto al viaggio aereo, ma anzi erano ben presenti tutti i presupposti e le condizioni concrete per il trasferimento dell’allora viceministro dell’industria pesante sovietica da Berlino a Kjeller, in terra norvegese, a partire proprio dall’arrivo a Kjeller dall’estero di quel misterioso velivolo del dicembre 1935 su cui torneremo tra poco.

Addio per sempre, quindi, all’ormai defunta teoria sull’impossibilità materiale del volo di Pjatakov verso la Norvegia nel dicembre del 1935, e più precisamente il 12 o 13 dicembre.

Nel secondo capitolo del nostro libro poi prendiamo in esame tutta una serie di clamorosi “buchi neri” contenuti nella dichiarazione resa da Gulliksen a fine gennaio del 1937.

Per esigenze di tempo ne citerò solo il principale, ossia quello rispetto alla data esatta di atterraggio dell’unico velivolo civile atterrato a Kjeller nel dicembre 1935.

 

A questo proposito va subito sottolineato che nelle sue dichiarazioni telefoniche, rese al giornale laburista norvegese Arbeiderbladet e riportate per esteso proprio da Trotskij durante la tredicesima sessione della commissione Dewey, alla fine di gennaio del 1937 Gulliksen non fornì né il giorno dell’atterraggio del volo decembrino proveniente a suo dire da Linköping, né l’identità del pilota dell’aereo a suo dire norvegese proveniente dall’aeroporto svedese, né la tipologia del velivolo atterrato a Kjeller nel dicembre 1935.

Fatto innegabile, ma allo stesso tempo assai singolare e anzi assurdo, se Gulliksen fosse stato un testimone in buona fede.

Sempre grazie a Trotskij e alle sue affermazioni, espresse durante la tredicesima sessione della commissione Dewey, veniamo infatti a conoscenza che proprio lo stesso Gulliksen, e sempre nella sua dichiarazione telefonica del 29 gennaio del 1937, con grande diligenza e abbondanza di dettagli sottolineò invece rispetto all’ultimo aeroplano straniero atterrato a Kjeller nel 1935 che esso atterrò “il 19 settembre” del 1935, notando anche che “era un aereo inglese, SACSF, da Copenaghen. Esso era pilotato da un pilota inglese, il signor Robertson, con il quale sono in buoni rapporti”.

Un aereo atterrato a Kjeller “il 19 settembre” del 1935.

Un velivolo britannico e pilotato dal “signor Robertson”.

Un aereo “inglese SACSF”.

Un velivolo con a bordo il “signor Robertson”, con il quale Gulliksen era “in buoni rapporti”.

Ma quante informazioni! Bravo, signor Gulliksen: un funzionario molto preciso, pignolo e inappuntabile, almeno rispetto all’innocuo volo e all’atterraggio del 19 settembre 1935. Peccato che in merito all’aereo “norvegese” giunto a Kjeller nel dicembre del 1935, egli si dimentichi invece di aggiungere: l’aereo del tipo “xy” è atterrato il giorno “x” del dicembre 1935, e il suo pilota era “xyz”.

 

Rispetto a questa tematica abbiamo ricevuto, all’inizio del 2016, un particolarissimo rapporto.

 

Di cosa si tratta?

 

Nel febbraio del 1937 l’autorità doganale di Kjeller chiese con una certa “urgenza” le “informazioni” disponibili ai dirigenti dell’aeroporto militare di Kjeller sui “voli” arrivati e partiti nel dicembre del 1935, manifestando il suo “interesse” in merito a tale periodo di attività nella struttura aeroportuale in oggetto: si noti bene, non rispetto a mesi del 1935 diversi da dicembre oppure nei confronti dei primi mesi del 1936, ma solo ed esclusivamente riguardo i “voli” arrivati e partiti da Kjeller nel dicembre del 1935.

Di fronte a tale richiesta ufficiale dell’ufficio doganale di Kjeller, le autorità aeroportuali di Kjeller scrissero, in data 25 febbraio 1937, un incredibile ed abnorme pseudorapporto, contraddistinto da tutta una serie di inconfondibili manipolazioni e di indiscutibili reticenze.

 

Infatti il documento riservato in oggetto non contiene alcuna vera relazione, anche brevissima, da parte delle autorità aeroportuali di Kjeller sui voli di natura civile atterrati in loco nel dicembre del 1935 che interessavano allora l’ufficio doganale di Kjeller.

Si tratta dunque di un “buco nero” che anche a un esame superficiale del documento del febbraio del 1937, emerge subito un vuoto clamoroso di informazioni: e cioè che le autorità aeroportuali di Kjeller non produssero in alcun modo né un vero rapporto, né almeno una “microrelazione” sugli aerei arrivati e partiti da Kjeller nel dicembre 1935.

Come dimostrano le poche righe iniziali da loro elaborate, essi non erano certamente analfabeti e sapevano sicuramente scrivere a macchina, oltre a essere informati per forza di cose (e ad ammettere anche per iscritto) il fatto innegabile per cui la dogana chiedeva delle “informazioni” proprio rispetto al traffico aereo avvenuto in loco nel dicembre 1935: ma non comunicarono neanche e come minimo il giorno esatto e la data esatta di atterraggio, dell’unico volo civile solitario giunto a Kjeller nel dicembre 1935.

Ma non solo: persino dagli aridi tabulati forniti dalle autorità aereoportuali di Kjeller è sparita proprio la data del solitario velivolo decembrino, visto che di essa – per colpa di una graffettatura molto particolare – resteranno solo due trattini in basso.

 

Siamo in presenza di un clamoroso “buco bianco” da parte delle autorità aereoportuali di Kjeller. Non solo nel loro pseudorapporto esse non scrissero una relazione/microrelazione sul traffico aereo  del dicembre 1935, limitandosi in modo apparentemente inspiegabile a fornire solo i tabulati scritti a macchina degli arrivi/partenze, ma persino tali registrazioni sparì e scomparve quasi totalmente la data di arrivo del volo decembrino in esame, cancellata quasi del tutto e i cui trattini rimasti erano leggibili e interpretabili solo con una lente di ingrandimento, sia nel 1937 che ai giorni nostri.

 

In questo campo specifico di indagine va inoltre evidenziato un presunto fenomeno “paranormale” di viaggio nel tempo, sempre rispetto alle sigle e alle immatricolazioni che emergono dai tabulati in esame: un altro presunto fenomeno paranormale  che, guarda caso, si ritrova subito dopo la riga dei tabulati  dedicata al dicembre 1935 e all’unico aereo che atterrò a Kjeller in quel mese (ma senza ripartire da tale snodo logistico, almeno stando ai registri in oggetto).

Andiamo dunque a esaminare i tabulati riguardo al volo immediatamente successivo a quello del dicembre 1935.

La sigla di immatricolazione SE-AEO usata nei tabulati in oggetto, si riferisce al velivolo atterrato a Kjeller all’inizio del gennaio del 1936.

Quindi: SE-AEO, per il 2 gennaio 1936.

Qual è il problema? Semplice.

Stando sia al libro di Kay Hagby che dai dati forniti dall’azienda britannica De Havilland, la sigla SE-AEO venne creata dagli enti statali competenti della Svezia solo nell’agosto del 1936,  solo a partire dalla metà di agosto 1936.

Agosto 1936, quindi. Non l’inizio di gennaio del 1936, e di sicuro non il 2 gennaio del 1936.

Almeno stando ai tabulati in oggetto, dunque, atterrò a Kjeller il 2 gennaio del 1936 un velivolo con sigla SE-AEO ma tale sigla SE-AEO, venne invece creata e utilizzata dalle autorità svedesi competenti solo a partire dalla metà di agosto del 1936, ossia dopo ben otto mesi e dopo circa 220 giorni dal 2 gennaio del 1936.

 

Fenomeni paranormali, almeno stando allo pseudorapporto del 1937: e molti altri elementi emergono da esso, su cui sono costretto a sorvolare per mancanza di tempo.

 

Grazie a tutti io ho concluso.

 

 

Presentazione del libro “Il volo di Pjatakov”

Giovedì 28 Febbraio sarò a Milano a presentare un libro importante per la storia del secolo scorso ma attualissimo nelle odierne battaglie “Il volo di Piatakov”, una importante opera di Daniele Burgio, Massimo Leoni, Roberto Sidoli a cui parteciperà lo storico Giorgio Galli con la partecipazione di Paolo Paparella. Le menzogne su Stalin, sulla costruzione del socialismo in Urss, sulla grande vittoria contro la Germania nazista vengono smontate con “prove provate” da questo libro che ci permette di buttare nel cestino tutta la paccottiglia antisovietica ed anticomunista di una sinistra inutile e dannosa. Ore 17.30 Centro Culturale Concetto Marchesi Via Spallanzani 6.

Assemblea pubblica 28 febbraio 2019

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